lunedì, Novembre 11, 2019
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AEROPORTO DELLO STRETTO: Avv. Chizzoniti, “subdolo disegno politico regionale tutto convergente sull’Aeroporto di Lamezia”

Riportiamo integralmente il comunicato dell’Avv. A. Chizzoniti:

L’inarrestabile, ancorché diffuso e quanto mai preoccupante declino dell’Aeroporto dello Stretto e l’emarginazione che fisiologicamente deriva al comprensorio interregionale di riferimento, alimentano trame apparentemente complesse, ma invero, estremamente puerili, pur astutamente prospettate da chi, ai vertici istituzionali (regionali e comunali), continua a confermare quotidianamente di non essere idoneo al ruolo e di operare in netta, chiara ed inconfutabile malafede. A tale proposito ricordo, fra gli altri sontuosi dispacci, che correva l’anno 2017, giorno 13 aprile, il Sindaco ancora in carica, sul punto, annunciava “urbi et orbi”:  domenica 16/07/2017, con fotografia centrale e titolo a tutta pagina, il Dott. De Felice – responsabile della SACAL – affermava  in data 20/04/2018, un Consigliere Regionale del PD conclamava: <>; il 25/10/2018, soccorre l’esaltazione della lucida follia istituzionale, il cui autore è l’ex Questore ed ex Prefetto della Repubblica, Arturo De Felice, che annunciando l’imminente arrivo a Reggio della Ryanair, sbandierava: <<è un successo senza precedenti>>, aggiungendo , puntualizzando che <<è la prima volta che la low cost sbarca a Reggio con una destinazione nazionale e internazionale>>. Destinazioni che dopo oltre un anno dalla strombazzata comunicazione, nessuno conosce, nonostante l’intervento ad adiuvandum del predicatore del nulla, Giuseppe Falcomatà, che candidamente rivendicava come l’imminente arrivo a Reggio della Ryanair fosse . In questo contesto va doverosamente richiamato, sottolineato e scandito il ruolo costante, puntuale e propositivo di tutto il fronte sindacale, da sempre pluri-impegnato a tutela dello scalo aeroportuale, anche con riferimento alla tutela dei livelli occupazionali. Per cui, o io sono un volgare calunniatore, oppure c’è da chiedersi responsabilmente se c’è qualcuno fra gli esponenti politico-istituzionali appena citati impegnati ultra vires a recitare, con osceno snobismo e con il potere della menzogna, lo stanco copione del potenziamento del “Tito Minniti”, che avverta un minimo di rossore, ovvero di sensibilità, per interloquire sull’anatomia della misteriosa (ma non tanto…) indecente, conclamata agonia dell’aeroporto. Orchestrata con consumato ed ostentato narcisismo che ormai non accredita se non un fragilissimo futuro, cupo e tenebroso, sintesi inattaccabile dell’improvvida gestione dello scalo, consumata con diffusa e spettacolare parodia istituzionale, che non esclude una mesta, malinconica e vergognosa chiusura dell’Aeroporto dello Stretto. Aggravata dall’ormai dilagante comicità visionaria politico-istituzionale. E pensare che oltre vent’anni or sono lo scalo, diversamente gestito, in un anno raddoppiò i flussi di traffico, superando abbondantemente la soglia dei 500.000 passeggeri, mentre, allo stato attuale, lo stesso, ormai alla deriva, è attestato sui 400.000!! Nessuna iniziativa è stata assunta al fine di agevolare l’arrivo in aerostazione degli utenti della fascia ionica e tirrenica, altrettanto per i collegamenti con la città di Messina e le Isole Eolie, il coinvolgimento (serio e non parolaio) di altre compagnie, charter, ecc. . Questa è la drammatica e sconcertante verità che probabilmente ubbidisce all’infido e subdolo disegno politico regionale, il cui Presidente Oliverio, immagina il sistema aeroportuale calabrese tutto convergente sull’aeroporto di Lamezia, condannando quelli di Reggio e Crotone ad un semplice semi-ruolo malinconicamente stagionale. E se questo diabolico progetto lo realizza il Presidente della SACAL che è reggino, chi può sospettare del malanimo che aliunde si annida? Sorvolo sul piano industriale, ormai divenuto “l’araba fenice” della situazione, e concludo affermando che, se la politica attinge a generali, questori e prefetti, forse non se ne accorge, ma conclama inesorabilmente il proprio fallimento. Se questo è, forse, aveva ragione King Lear di shakespeariana memoria quando ripeteva “tristi quei tempi in cui i pazzi guidano i ciechi”.