CORIGLIANO/ROSSANO (CS) - Richiesta risarcimento respinta, il verdetto scagiona il giornalista Matteo Lauria

Rigettata la richiesta di risarcimento danni per diffamazione a mezzo radiotelevisione dal giudice monocratico del tribunale di Castrovillari (sezione civile) Guglielmo Manera, avanzata dall’ex presidente della commissione esaminatrice della ex Asl di Rossano Nicola Tridico nei confronti del giornalista Matteo Lauria, difeso dall’avvocato Antonio Campilongo, dell’ ex segretario del partito repubblicano Tonino Casimiro, difeso dall’avvocato Maurizio Minnicelli,  dell’editore di Radio Rossano Centro Salvatore Caruso, difeso dall’avvocato Giuseppe Straface.   

Tutto ha inizio da una trasmissione radiofonica andata in diretta su Radio Rossano Centro il 4 novembre del 2003 condotta in studio dal giornalista Matteo Lauria, ospite Tonino Casimiro all’epoca dei fatti segretario del partito repubblicano. In tale circostanza il Casimiro rilasciava dichiarazioni ritenute dal Tridico lesive della reputazione dell’allora presidente della commissione esaminatrice circa l’espletamento di un concorso indetto presso la ex Asl n.3 di Rossano per assistenti sociali. A chiamare in causa il giornalista Lauria, l’editore di Radio Rossano Centro e lo stesso Casimiro fu lo stesso presidente Nicola Tridico, nonostante non fosse mai stato menzionato in detta trasmissione.   

In particolar il Tridico sosteneva che il Casimiro riprendendo la tesi esposta in precedenti articoli di stampa, riteneva che si fossero consumate irregolarità, anche di rilevanza penale, nello svolgimento di un concorso per assistenti sociali bandito dall’A.S.L. di Rossano; in tale circostanza, il giornalista  non si dissociava dalle affermazioni del suo ospite, ma, al contrario, gli consentiva, con le sue domande, di esporre più compiutamente il proprio pensiero, qualificato come diffamatorio dal Tridico nei propri confronti, avendo egli rivestito la qualità di presidente della commissione esaminatrice del concorso in questione. Su tali presupposti, il Tridico chiedeva la condanna solidale di tutti i convenuti al risarcimento dei danni conseguiti ai fatti di causa, quantificati in € 10.000,00 per lucro cessante, in € 20.000,00 per danno morale, in € 15.000,00 per danno esistenziale e in € 5.000,00 per danno biologico, per un totale di € 50.000,00, nonché al pagamento di € 2.000,00 ex art. 12 l. n. 47/48 nei confronti del solo Lauria.Con l'instaurazione del giudizio il Tridico riteneva, quindi, di essere stato vittima del reato di diffamazione (punito dall’art. 595 c.p.), in tesi consumato ai suoi danni dal Casimiro, con il concorso del Lauria  e chiedeva, pertanto, il risarcimento del pregiudizio, patrimoniale e non patrimoniale, a ciò conseguito, estendendo altresì la domanda, verosimilmente alla società editrice della trasmissione radiofonica per mezzo della quale si sarebbe verificata la lesione del suo onore.

Il Giudice Manera con sentenza n. 558/12, ha rigettato in toto l'azione risarcitoria proposta dal Tridico nei confronti del giornalista Matteo Lauria, Antonio Casimiro e Radio Rossano Centro di Salvatore Caruso & C. accogliendo in pieno le tesi difensive.

È necessario, affinché il reato possa dirsi consumato, che il soggetto passivo dello stesso sia identificabile dai destinatari della comunicazione diffamatoria, per effetto della sua individuazione nominativa o per via di “riferimenti inequivoci a fatti e circostanze di notoria conoscenza, attribuibili ad un determinato soggetto”, o che, in alternativa, esso sia deducibile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell'offesa.

La lunga istruttoria espletata ha accertato che né il Casimiro  né il Lauria  hanno mai fatto menzione del Tridico o della commissione da lui presieduta, quale responsabile di presunte irregolarità nello svolgimento del concorso, né ciò può oggettivamente arguirsi dal tenore degli illeciti ipotizzati nel corso della trasmissione radiofonica.

In sostanza l’organo giudicante ritiene che “... l’intervistato, pur avendo sostenuto esplicitamente il compimento di reati nel corso di quella procedura concorsuale, sembra averli fatti risalire agli organi di vertice dell’ASL (cfr. riferimento a “chi è al comando dell’azienda sanitaria”); d’altronde, il tenore oggettivo della accuse da lui mosse non sembra per sua natura involgere l’operato della commissione esaminatrice, ma quello dei soggetti che hanno predisposto il bando, poiché il presunto illecito sarebbe consistito - per quanto è dato comprendere dalle affermazioni, invero poco circostanziate, rese dal Casimiro nel corso della trasmissione radiofonica - nella concezione di un bando di concorso ispirato a criteri tali da favorire, inevitabilmente, alcune persone, così da rendere del tutto prevedibile, ad avviso dell’odierno convenuto, l’esito dello stesso. Ebbene, l’emanazione del bando, ai sensi dell’art. 3, c. I, D.P.R. n. 487/94, non spetta alla commissione esaminatrice, ma al competente organo amministrativo dell’ente (il quale, ai sensi dell’art. 9, c. I, D.P.R. cit., nomina poi la commissione stessa), sicché non si vede in che modo quest’ultima, con il suo presidente, possa ritenersi coinvolta nelle accuse mosse dal convenuto nel corso della trasmissione in oggetto … In definitiva, dunque, limitate le affermazioni rilevanti entro il perimetro sopra indicato, esse non appaiono tali da compromettere, dinanzi al pubblico, la reputazione di Nicola Tridico, non essendo rivolte alla sua persona, né in modo esplicito, né in modo implicito, né per la loro oggettiva portata”.

Ciò che emerge è che Matteo Lauria, Antonio Casimiro e Salvatore Caruso (editore di Radio Rossano Centro), pur non avendo commesso i fatti contestati, sono stati costretti a resistere ingiustamente per oltre 10 anni all'azione giudiziaria intrapresa dal Tridico con gravi danni e pregiudizi economici.

Dichiarazione Matteo Lauria: «Al di là della pronunzia di merito, in Italia diventa sempre più difficile esercitare l’attività giornalistica. Oltre alle querele temerarie, ora si ricorre costantemente al rito civile con continue onerose richieste di risarcimento. Il settore dell’informazione, come tanti, soffre una crisi storica mai vissuta in passato. Ognuno è libero, in uno stato di diritto e quando ci si sente lesi, di adire le vie legali, ma lo si faccia con buon senso, tenendo conto dei principi cardini del diritto di critica, di cronaca, della libertà di espressione e di pensiero. L’aggravante è costituita dal fatto che i giornalisti non godono di tutele, a parte attingere a un minimo fondo di garanzia ma solo se si hanno determinati requisiti, né è possibile ricorrere a polizze assicurative. Il giornalista sebbene chiamato in causa, seppure abbia ragione da vendere, quando scatta una querela è costretto comunque a un esborso in termini di denaro. Tali affermazioni sono da configurare come atto di tutela di una democrazia oggi sempre più minata!».

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