CULTURA - L’anima non muore mai: il ''Ragazzo accovacciato'' di Michelangelo

Antonino Labate

Fino al prossimo 10 marzo, presso il Rhinoceros, Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, a Roma, sarà possibile ammirare – gratuitamente – un’opera straordinaria proveniente dalle collezioni dell’Ermitage di S. Pietroburgo: “L’Adolescente” di Michelangelo.

Il prestito, frutto di un recente accordo triennale tra la fondazione ed il celeberrimo museo statale, si inserisce in un programma che prevede attività scientifiche, occasioni e borse di studio per selezionati ricercatori russi nonché l’esposizione di opere presso la fondazione romana.

Il palazzo seicentesco che ci ospita è una struttura a sei piani di circa 3500 metri quadrati, nella zona adiacente il Circo Massimo ed a pochi passi dalla Basilica di S. Maria in Cosmedin e piazza Bocca della Verità. Recentemente recuperato dal degrado – l’area era abbandonata ed abusivamente occupata – grazie ad un progetto del famoso architetto Jean Nouvel – premio Pritzker nel 2008 ed autore di numerose ed importanti realizzazioni in tutto il mondo – è stato inaugurato lo scorso 11 ottobre. Il tutto grazie alla straordinaria sensibilità e generosità di Alda Fendi – mecenate convinta che si possa cambiare la mentalità e finanche un Paese intero partendo dalle buone abitudini e dall’esempio – che assieme alle sue figlie, con la sua fondazione, regala dai primi anni duemila alla capitale ed ai numerosissimi visitatori, sempre nuovi eventi culturali e – nello specifico caso della sede del Rhinoceros – anche l’importante riqualificazione urbanistica di un’intera area.

L’opera michelangiolesca, esposta per la prima volta a Roma – la seconda in Italia, dopo un passaggio agli Uffizi nel 2000 – è presentata in un allestimento, un candelabro a più braccia ideato dal premio Oscar Vittorio Storaro, che con la sua particolare illuminazione contribuisce ad esaltare l’atmosfera intimista che emana dal marmo.

La scultura, realizzata attorno al 1530, rappresenta un giovane uomo, dalla corporatura atletica, raccolto su sé stesso. Lo sguardo è basso, chiuse le spalle e con le mani afferra il piede destro. Quale forza atterra questo giovane? Cosa comprime la sua evidente vigoria e ne impedisce l’atto? Lo scalpello del Genio modella muscoli sinuosi alternando zone di maggiore dettaglio e rifinitura ad altre in cui, come spesso nelle sue opere, il non-finito prevale.

Una rapida lettura ascriverebbe al piede dolente, forse per una ferita, l’estremo patimento così plasticamente espresso, ma tanta tragicità non può essere spiegata da una scheggia o un morso.

Stupito è il volto del ragazzo che circa settanta anni più tardi Caravaggio dipingerà morso da un ramarro; così come il “Fanciullo morso da un gambero” – disegno di Sofonisba Anguissola della metà del ‘500, noto a Michelangelo stesso, mostra il dolore acuto di un bimbo pizzicato, colto nello scoppio di una crisi di pianto. Nulla a che vedere. Lo stesso “Spinario”, opera bronzea ellenistica, più volte riprodotta anche in marmo nel corso dei secoli, rappresenta un giovinetto che, serenamente, è intento a cavarsi una spina dal piede.

È allora chiaro che non può essere un accidente fisico a minare l’animo ed a fiaccare il corpo dell’Adolescente di Michelangelo. Il sommo artista comprime l’opera in volumi ridotti di materia – il blocco di marmo, di qualità non certo eccelsa e forma pressoché quadrata, non raggiunge i 60 centimetri di lato - ma è il suo spirito che langue o forse, peggio ancora, non può sbocciare.

Pur se non menzionata in nessuna fonte biografica del maestro, il capolavoro, sulla cui paternità gli studiosi sono ormai unanimi, fu acquistato dal banchiere Lyde-Browne, dopo esser appartenuto ai Medici, per essere infine acquisito alla collezione della zarina Caterina II che lo collocò, assieme alle sue numerosissime sculture, a Tsarskoe-Selo. Degli ultimi anni del 1700 le prime attribuzioni a Michelangelo; nei primi decenni del 1900, le conferme per le evidenti analogie tra disegni del primo progetto della Sagrestia Nuova in S.Lorenzo a Firenze ed il profilo plastico del nostro “Adolescente accovacciato”.

Al di là delle varie ipotesi interpretative e degli spunti allegorici più fantasiosi, rimane, nell’opera di Michelangelo, una meravigliosa rappresentazione del dolore esistenziale, di tensione morale, di un impeto trascendente imprigionato dalle forze terrene che trattengono e piegano ma non annientano perché l’anima di questo giovane uomo vibra nel marmo ed urla, muta, ancora oggi, a distanza di quasi cinque secoli, la sua forte, imperitura presenza.

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