AlessandraQuattrone Foto  di Alessandra Quattrone

Per il nuovo palinsesto autunnale, Mediaset sfodererà il suo imperituro, e diafano, asso nella manica: Barbara D’Urso. E’ di questi giorni la notizia che a Roma sarebbero state avviate le riprese di “Dottoressa Giò”, serie televisiva cult di vent’anni fa e che gli italiani non avrebbero dimenticato (?), la serie, infatti, che venne mandata in onda a partire dal 1995 diede lustro alla stakanovista del Biscione Barbara che a settembre ricomincerà nuovamente con Pomeriggio Cinque e Domenica Live. La vita della dottoressa Giò, tra sala parto ed indagini, riprenderà là dove la serie era stata interrotta nel 1998, quando la protagonista si ritrovò coinvolta in alcune grane giudiziarie, e ce la ritroveremo nei panni di una cinquantenne che deve ricominciare la sua vita da zero. E si occuperà di un centro anti-violenza, nella fiction. Lei, Barbara, che nella vita reale organizza ospitate con lo scopo di usare “la televisione per denunciare i casi di sopruso sulle donne e quelli di omofobia” (fonte Corriere della Sera) nei suoi salotti che in pochi casi si traducono in gallinai. Ma vabbè. Nel cast, anche l’Highlander Christopher Lambert, il 61enne attore statunitense (naturalizzato francese). Tra gli altri set del carrozzone Mediaset, vi sono anche rinnovi annunciati: Rosy Abate di Giulia Michelini, L'Isola di Pietro di Gianni Morandi che vedrà arricchito il cast dalla presenza di Lorella Cuccarini ed Elisabetta Canalis. Fra le novità, Sabrina Ferilli nei panni di una madre coraggio nella serie L'amore strappato di Ricky; Ambra Angiolini e Giorgio Pasotti nei panni di due poliziotti ne Un bel luogo per morire; la versione italiana di Liar - L'amore bugiardo con Greta Scarano e Alessandro Preziosi; e Lontano da te, romantic comedy con Megan Montaner, la Pepa del Segreto ora nel cast di Velvet collection, e Alessandro Tiberi, lo stagista di Boris, dedicata all'incontro fra una ballerina di flamenco e un giovane imprenditore romano. Anche per questo nuovo anno televisivo avremo di che polemizzare e twittare. E non ci annoieremo (?).

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In principio fu Piero Angela, la vera costante nella vita degli italiani dagli anni ’70 ad oggi. Pietra miliare della divulgazione scientifica, ci ha insegnato che si può parlare di particelle subnucleari e usi e costumi dei Visigoti, attraverso un documentario in prima serata sulla principale rete italiana, senza pericolo di narcolessia per i telespettatori. E dopo Piero, insignito di 8 meritate lauree Honoris Causa che si avvicina alla soglia dei 90 anni, c’è il di lui figlio, Alberto, che invece ci ha insegnato che si può diventare sex simbol parlando di reperti archeologici Inca ai piedi del Machu Picchu con le zanzare che ti ronzano attorno. L’Italia deve molto agli Angela, la famiglia che ha trasmesso agli annoiati comuni mortali la possibilità di poter comprendere, con gli occhi della meraviglia, le scienze, il big bang, il funzionamento della meravigliosa macchina umana e le emozioni della storia antica con un linguaggio chiaro e conciso, che si accompagna anche all’umorismo che è la chiave dell’intelligenza, con uno stile irripetibile. “Divulgazione è partecipazione.” Ne è convinto Piero Angela che grazie a “SuperQuark” tiene ipnotizzati davanti alla tv milioni di italiani, anche in un qualunque mercoledì estivo (la stagione 2018 è iniziata il 4 luglio) quando i palinsesti vengono sfoltiti e l’italiano medio fa zapping seduto in canotta sul divano, con il ventilatore acceso. Piero Angela ci ha insegnato che la scienza è di tutti e per tutti, anche lontano dalle mura accademiche e dai luminari con la barba bianca. L’Italia deve tanto all’opera umile e immensa di questi due uomini, patrimonio della nostra cultura, e l’Italia è tutta dalla loro parte. Proprio qualche giorno fa, secondo quanto riportato dal quotidiano “Il Messaggero”, la cantante pop Beyoncé avrebbe chiesto di poter girare delle scene per il suo nuovo video musicale all’interno del Colosseo. Tra i motivi del diniego a tale autorizzazione, la richiesta sarebbe pervenuta “last minute” rispetto i tempi necessari e poi…la sera tra il 7 e l’8 luglio l’Anfiteatro Flavio sarà già occupato da Alberto Angela. Certo, la possibilità che il Colosseo faccia da sfondo ad una clip della star internazionale stuzzica gli appetiti del Ministero dei Beni Culturali quale occasione imperdibile in termini di pubblicità, tant’è che le trattative tra Beyoncé e il Ministero starebbero continuando ; e i commenti del web sono tutti a favore della vera star italiana, Alberto Angela: almeno per il momento, a Beyoncé, non resta che portare il caffè alla troupe del divulgatore.

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Lo so. Il titolo sembra estratto da una rivista religiosa ma la questione è davvero desolante. A luglio un noto lido della costa jonica reggina sarà onorato dell’illustre presenza di Fabrizio Corona . Ma ripassiamo un attimo, per i più smemorati, quale vip verrà a “sciabolare” in un privé delle nostre latitudini: nell’immaginario collettivo, Fabrizio Corona, il “bello e tenebroso, ci riporta indietro negli anni 2000, quando essere sbattuti su una copertina di gossip poteva ancora essere una dignitosa ambizione, soprattutto se con te, a campeggiare in foto, è Nina Moric in bikini, prima, e Belen Rodriguez, dopo. Certo, se ci fermassimo a questo di lui ce ne importerebbe ben poco e lo rilegheremmo volentieri nell’angolino dei soggetti innocui “senza infamia e senza lode” sfornati dal mondo dello spettacolo. Ma dopo l’inchiesta Vallettopoli, le estorsioni a Lapo Elkann, Francesco Coco, Adriano, David Trezeguet, casi di corruzione, detenzione e spendita di denaro falso, bancarotta fraudolenta e frode fiscale, l’arresto in Portogallo dopo il tentativo di fuga e l’affidamento ai servizi sociali (rinvio a Wikipedia per tutti i dettagli), tutto il fantasioso circo mediatico che gli ruota attorno,  ci solletica il dubbio che da tutto questo abbia tratto solo linfa vitale per coltivare il suo personaggio. Dopo il libro “Mea culpa” e la canzone rap “Corona non perdona”, manca all’appello la calamita da frigo con il carcere di Opera a completare il tristissimo quadretto.

E insomma, ben venga che Fabrizio voglia ricostruirsi una vita dopo le sue vicissitudini giudiziarie, è un suo diritto che non mettiamo certo in discussione. C’è da chiedersi, e qui l’obiezione inizia ad essere lecita, se in riva allo Stretto ci sia bisogno dell’esempio di ragazzotti dall’aria sborona e spavalda ad animare la movida notturna…come se la specie autoctona non assolvesse già abbastanza a tale fabbisogno. Se Fabrizio venisse qui, proprio a Reggio, per raccontarci la sua esperienza di errori, del carcere, del suo cammino di redenzione, di come sia “banale”, a volte, farsi accecare dal sogno di una vita facile, per poi finire risucchiato dal vortice che alla fine ti sputa fuori con le ossa rotte e una vita da ricominciare da capo…pensaci, Fabrizio.

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Definiamolo così: una star di nicchia, non certo per il significato che solitamente diamo alla locuzione, quanto per delimitare la sfera di successo che sta avendo un nuovo fenomeno social/musicale, ovvero casa nostra. Angelo Famao, classe 1996, è la nuova digi-evoluzione di cantante neomelodico: originario della Sicilia (secondo il profilo ufficiale di Instagram vive a Catania), canta in simil-napoletano, ha superato lo Stretto di Messina e sta spopolando in Calabria. Ormai non perde un evento sul suolo regionale, dalla sagra di paese alle feste di compleanno, e pare sia il regalo più apprezzato ai matrimoni dopo la batteria di pentole della nonna. Non è difficile intuire che si tratta di un ragazzo che ha fatto di necessità virtù. Da appassionato di musica (si legge “Professione: cantante”) si è pian piano costruito il suo giro di eventi privati dove viene accolto da guest star tra gli strilli delle zie e delle comari più attempate che volentieri per lui si sfilerebbero la pancera e gliela lancerebbero contro, prese dal picco di libido, tradendo così l’intramontabile Micu U’Pulici.

Scorrendo i suoi canali social dove sono state immortalate le sue entrate in scena in modalità “sorpresa” durante le feste e correlate lacrime d’emozione della componente femminile presente, impressiona non solo l’abbigliamento “sottovuoto” e il capello laccato ma il seguito fatto di oltre 53mila followers su Instagram e di oltre 27mila sulla pagina Facebook che lo inseriscono di fatto nell’Olimpo delle meteore che social e mondo della musica costruiscono e nel giro di poco fanno sparire con l’avvento di un nuovo fenomeno. Ovviamente non lo auguriamo ad Angelo Famao.

Ma quali fattori hanno contribuito a far arrivare questo ragazzo così in auge a livello locale? A Reggio, quanto in Calabria, l’amore per il folklore e la serenata d’amore in salsa neomelodica continua a resistere e in questo risiede l’origine del successo anche tra i più giovani. Lontani i tempi di Nino D’Angelo che con il suo caschetto d’oro e “Nu jeans e ‘na magliett” faceva sognare e innamorare le ragazze: oggi il “principe azzurro” ha la camicia attillata, scarpino lucido e sopracciglia spinzettate e canta "Tu si' a fine do munno".

Pensate che con questa recensione abbia voluto demolirlo? Assolutamente no. Anzi, apprendiamo da una diretta facebook che giorno 30 giugno sarà nientepopodimenoche a Corigliano Calabro.

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