Domenico Amato, Renato Agugliaro (Confintesa Sanità Sicilia e Confintesa UGS Medici Palermo): Il Dr. Salvatore Vizzi, neo Direttore Sanitario dell’Ospedale San Raffaele Giglio di Cefalù. 
 

Di oggi, 03/07/2019, la nomina del Dr. Salvatore Vizzi a Direttore Sanitario dell’Ospedale San Raffaele Giglio di Cefalù, era già stato negli scorsi anni responsabile della Medicina Legale e Fiscale di Cefalù e contestualmente, degli Uffici Sanitari dei Comuni di Lascari e Gratteri, naturalmente oltre ad altri incarichi presso l’allora U.S.L. 58 di Palermo, sino a ieri Direttore del Distretto Sanitario 36 di Misilmeri ASP 6  di Palermo.

Congratulazioni al neo Direttore Sanitario della Fondazione Ospedale San Raffaele Giglio di Cefalù Dott. Salvatore Vizzi. Siamo certi che in collaborazione con il Direttore Amministrativo Dott. Gianluca Galati e la supervisione del Presidente della Fondazione Dr. Giovanni Albano, il Dottore Vizzi rivestirà questo incarico, con la  consueta competenza che lo contraddistingue”, così dichiarano Domenico Amato, Segretario Regionale Confintesa Sanità Sicilia e Renato Agugliaro, Segretario Provinciale Confintesa UGS Medici Palermo.

L'indagine denominata "Università Bandita", durata quasi un biennio e venuta alla ribalta la settimana scorsa, ha coinvolto finora 66 docenti: 44 dell’Università di Catania e 22 di 16 atenei sparsi in tutta Italia (Statale di Milano, Cà Foscari di Venezia, Verona, Padova, Bologna, Napoli, Trieste, Firenze, Cattolica di Roma, Roma Tre, Chieti-Pescara, Catanzaro, Messina, Cagliari). Ha rivelato che non un concorso tra quelli banditi negli ultimi tempi (ma il fenomeno va avanti da una ventina d’anni) è regolare, comparativo e basato sul merito, come invece dovrebbe essere per legge, per bando, addirittura per costituzione. Tutti risultano tagliati su misura per i predestinati, tant’è che li chiamano bandi sartoriali o profilati. 

Dalle intercettazioni è emerso un sistema clientelare fatto di commissioni elette a comando attraverso pizzini, un uso privatistico dell’università, dove una élite cittadina decideva chi doveva entrare con borse di studio, dottorati, assegni di ricerca, posti da associato o ordinario. Addirittura, i docenti intercettati arrivano a definire “stronzi da schiacciare” quelli che si presentano ad un concorso senza essere i predestinati. 

Alcuni di questi cattedratici e rettori sono stati sospesi dagli incarichi in attesa di giudizio, accusati di associazione a delinquere con finalità di corruzione, truffa aggravata, falsità ideologica. A prescindere dagli esiti giudiziari, però, sono enormi e di lunga durata i danni procurati da un sistema consolidato che emana bandi di concorso non per dare all’università figure qualificate ma per sistemare su base familistica parenti, amici, servi compiacenti. Si va dalla fuga all’estero dei cervelli formati in Italia, ai danni erariali che derivano dal mettere dentro le università persone non sempre qualificate, alla distruzione del futuro dei tanti esclusi, spesso vere e proprie eccellenze. Il danno si aggrava quando gli esclusi denunciano i meccanismi del sistema e ne vengono isolati, poi estromessi definitivamente con le più varie strategie, fino a stroncare loro qualunque possibilità di carriera.

La riforma dei concorsi universitari è oggi una drammatica priorità alla quale il Paese non può sottrarsi. Sono certa che il viceministro Fioramonti, dopo avere promesso un’inversione di marcia, è già al lavoro per mantenere l’impegno, anche con l’aiuto di chi, come “Trasparenza e Merito l’Università che vogliamo”, si batte quotidianamente proprio per rilanciare università e ricerca.

 

Le entrate del Fondo non costituiscono vere e proprie riserve pubbliche perché possono essere reclamate dagli aventi diritto (titolari o successori mortis causa) entro il termine di prescrizione ordinaria decennale attraverso una procedura di accertamento essenzialmente priva di profili discrezionali”.

E’ quanto rileva la Sezione centrale di controllo della Corte dei conti sulla gestione delle amministrazioni dello Stato nella relazione riguardante il fondo “rapporti dormienti”, istituito ai sensi della legge 23 dicembre 2005, n. 266, che ha, tra l’altro, verificato se la finalità perseguita dal legislatore - quella di indennizzare i risparmiatori vittime di frodi finanziarie - sia stata realizzata attraverso l’utilizzo delle risorse devolute al fondo a cui confluiscono gli importi dei depositi cosiddetti “dormienti”.

E’ incongruente la circolare del Mef con cui si è disposto che il termine prescrizionale per la restituzione degli importi dei conti dormienti agli aventi diritto inizia a decorrere nuovamente dalla devoluzione delle somme dei rapporti estinti all’entrata del bilancio dello Stato - si legge nella relazione - Le risorse congelate per un tempo indefinito hanno arrecato un doppio danno per le vittime sia in termini di frode subita che di aleatorietà nel risarcimento A tal proposito, è auspicabile un intervento normativo chiarificatore”.

“L’ingente costo, che incide sul fondo, sostenuto per il personale dalla concessionaria Consap, non è apparso giustificato in relazione sia al numero delle unità annualmente assegnate, sia alla relativa percentuale lavorativa, anche attesa la mancanza di una peculiare caratteristica tecnica. Gli obblighi di indennizzo previsti dalla normativa più recente, finalizzata alla tutela dei risparmiatori che hanno subìto un pregiudizio economico da parte delle banche finite in default, impongono un notevole impegno dell’amministrazione finanziaria nel darvi compiuta attuazione, al fine di non reiterare le criticità rilevate nella gestione del Fondo istituito nel 2006”.

“E’ da considerarsi peraltro - osserva la Corte - che successivi interventi legislativi hanno destinato cospicua parte di tali proventi ad altre finalità come la social card, la ricerca scientifica, Alitalia, il fondo di ristoro finanziario, Fir)”.

La Sezione conclude affermando che: “Sui rapporti potenzialmente dormienti è necessario dare vita, anche attraverso l’utilizzo dell’anagrafe tributaria, a una serie di action plan per rafforzare le attività di riscontro dei decessi e l’identificazione e ricerca dei beneficiari al fine di escludere l’ipotesi di ‘dormienza’”

Il Sindacato Confintesa Sicilia CRAB: No a personale esterno alla Regione, l’assessore Grasso non si scordi del personale di categoria A e B, già ampiamente qualificato, che svolge mansioni superiori all’interno dell’Amministrazione. 

La Regione Siciliana in questi giorni si appresta ad approvare una manovra sul personale di portata storica. A causa dei numerosi pensionamenti (che aumenteranno ulteriormente con l’introduzione di “quota 100” anche in Sicilia), il personale si è ridotto e continuerà a ridursi nei prossimi anni. In programma ci sono una serie di iniziative: stagisti, concorsi, incentivi a spostare il personale degli Enti verso la Regione, promozione dei dirigenti dalla terza alla seconda fascia. “Queste sono iniziative importanti per i nostri giovani che sicuramente sapranno apportare una ventata di competenze moderne e attuali al lavoro che quotidianamente si svolge alla Regioneuno svecchiamento del personale è utile e necessario, ma che ciò avvenga nella massima trasparenza e senza tralasciare il personale già inquadrato nelle Categorie A e B che già svolge mansioni superiori a cui dovrebbero essere riconosciuti i giusti livelli contrattuali invece di pensare ad accorpare le due categorie più bassa; vigileremo affinché ciò non si verifichi”, cosi dichiarano Antonio Russo, Segretario Generale Confintesa Sicilia e il Direttivo del C.R.A.B.”. 

Esiste un divario notevole tra i costi sostenuti dai centri Sprar, gestiti dal Ministero dell’Interno, e le strutture facenti capo ai Comuni”. 

E’ quanto rileva la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti nella deliberazione n. 10/2019/G su “Il fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (2015-2017)” con cui esamina in particolare l’attività dei Ministeri dell’Interno e del Lavoro e delle Politiche sociali. 

La relazione analizza l’attività svolta dalle diverse tipologie di centri che si occupano dell’assistenza ai minori stranieri non accompagnati (Msna) sia per quanto riguarda la prima accoglienza (i Cas comunali, quelli prefettizi nonché i centri finanziati tramite il Fondo asilo, migrazione e integrazione-Fami), sia per la seconda (i Centri aderenti al Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati-Sprar). 

L’indagine evidenzia il notevole onere finanziario del fenomeno: gli impegni in conto competenza sul fondo in esame, nel triennio 2015-2017, sono stati pari, rispettivamente, a 90, 112 e 113 milioni di euro, cui si aggiungono le erogazioni europee a carico del fondo Fami, pari a 8,4 milioni di euro per il 2016 e 1,9 milioni di euro per il 2017. I minori censiti nel triennio sono stati rispettivamente 11.921, 17.373 e 18.303, in grande maggioranza allocati nelle regioni del sud ed in particolare in Sicilia. 

“E’ necessario - scrive la Corte - che tutti i soggetti coinvolti esercitino, nell’ambito delle proprie competenze, una scrupolosa vigilanza sulla regolare esecuzione dei progetti e sulla corretta gestione delle risorse finanziarie sia sotto il profilo contabile sia sotto quello della verifica dell’effettiva erogazione delle prestazioni previste a favore dei minori. E’ urgente dare piena attuazione alle previsioni normative, accelerando il passaggio dei minori al sistema di seconda accoglienza gestito dallo Sprar, nel quale i servizi erogati sono destinati a favorire l'integrazione degli stessi sulla base delle loro attitudini ed esigenze individuali”. 

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