REGGIO - Un cittadino sul Parco Caserta: “Una parte è stata scippata alla città”

Sabato, 16 Aprile 2016 15:19 Published in Noi cittadini Read 4645 times
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Da qualche giorno la città è dotata di un nuovo “monumento”: un osceno monumento emblema dell’arroganza e della sopraffazione, frutto dello scippo di una porzione del Parco Caserta, ceduta ad un privato, perpetrato a  danno dell’intera collettività cittadina che si è vista defraudata di un bene comune.

Il monumento è, con protervia, esposto alla vista di tutti: una recinzione in muratura sormontata da una ornata ringhiera in ferro (ricoperta da una squallida siepe di edera finta, di plastica) e chiusa con un imponente cancello sottrae alla comunità una parte di Parco pubblico e la mette al servizio ed alla utilità di una villa privata.

Un vero affronto!

Un ulteriore atteggiamento di spregio rivolto alla città, segno di tracotante prevaricazione che nessuno di coloro che dovrebbero osteggiare osa fare (per pusillanimità o, peggio, per collusione), ma anzi tutti si adeguano e si assoggettano.

L’Amministrazione comunale ed il Primo cittadino restano insensibili agli appelli, alle istanze ed alle civili proteste dei cittadini, facendole rimbalzare, senza fornire una risposta,  un chiarimento, con la tecnica comune della più retriva e peggiore politica.

Non si comprende il motivo.

Di fronte alla corale, giornaliera, segnalazione della vicenda a mezzo stampa, la risposta può essere duplice: o il Sindaco non ha attrezzato adeguatamente la sua segreteria ed il suo ufficio stampa per essere aggiornato  costantemente della rassegna stampa, oppure, in modo sprezzante, non se ne cura, esasperando i cittadini fino al punto di stancarli e farli recedere dalle proteste.

Il trascorrere del tempo metterà tutto a tacere e lascerà le cose così come si è deciso che dovevano restare.

Non si venga, però, a sbandierare il concetto di “cultura della legalità” soltanto a parole e manifestando per essa come facciata per accreditarsi agli occhi degli altri (i professionisti della legalità rappresentano, ormai, una categoria, al pari di quelli dell’Antimafia –Sciascia docet!-) ed al contempo oltraggiarla con i comportamenti concreti.

Il concetto di legalità, infatti, non può essere disgiunto da quello di trasparenza che ne rappresenta, anzi, l’antecedente indispensabile.

Orbene, nella vicenda “Parco Caserta” l’Amministrazione Falcomatà ha agito in modo tutt’altro che trasparente e chiaro, anzi, ha dato la sensazione di voler celare qualche cosa.

Il silenzio assordante autorizza a prefigurare uno scenario fatto di oscure manovre, di collusione ed intreccio di interessi, di insopprimibili ed incomprensibili pressioni.

Alimenta i sospetti una circostanza che si può definire inquietante.

E’ noto a tutti che la burocrazia comunale non brilla certo per tempestività, solerzia ed efficienza; chiunque abbia avuto la necessità di rivolgersi ad essa è a conoscenza delle lungaggini e delle interminabili attese per ottenere risposte e vedere evasa una richiesta, specialmente in tema di edilizia.

Nella vicenda relativa alla vendita del Parco Caserta è stupefacente, invece, come la stessa si sia conclusa con singolare rapidità.

Nello spazio di sei mesi vi sono state due deliberazioni, della Giunta (27 Luglio 2015 ) e del consiglio (3 Settembre 2015) e si è proceduto alla stipula del contratto di compravendita (26 Gennaio 2016).

Una tempestività ed una efficienza sconcertante.

Si badi bene, il silenzio colpevole è anche dell’opposizione in Consiglio comunale, che non ha avvertito l’esigenza di far sentire la sua, pur flebile voce, in merito ad una vicenda che ha turbato e sconvolto la città e della quale da mesi si parla e si discute.

Chi e cosa deve essere tutelato?

Quello che è successo non può vedere, tuttavia, tutti (l’Amministrazione comunale in primis) rassegnati all’ineluttabile stato di fatto.

La presa di coscienza dell’errore commesso deve indurre ad intervenire per cercare di porvi rimedio.

Gli Uffici dell’Ente offrono strutture ed intelligenze in grado di suggerire utili azioni al raggiungimento dello scopo.

Non è forse compito dell’Amministrazione accertare la conformità di quanto riportato nelle mappe catastali e lo spazio effettivamente occupato dall’acquirente (circostanza non chiara dalla documentazione allegata all’atto di compravendita)?

Utilizzando un vecchio detto “ci sarà pure un giudice a Berlino”, come diceva il mugnaio di Postdam opponendosi ai soprusi di un nobile, ci sarà a Reggio Calabria qualcuno che abbia la voglia, la forza, il coraggio di invertire la nefasta tendenza alla rassegnazione.

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Un comune cittadino cui il sostegno di tanti consegna l’obbligo di continuare a credere, come il mugnaio di Postdam, che, a seguito di un sussulto della coscienza, qualcuno interverrà per ripristinare quella legalità, componente essenziale per una civile e pacifica convivenza, che al momento risulta ignobilmente infangata.

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