RUBRICA MENT-IRE - La perdita del concetto di normalità

Venerdì, 24 Giugno 2016 09:06 Published in MENT-IRE Read 939 times
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La normalità è un concetto che ha perso il suo significato. Diventa normale solo ciò che statisticamente ha un significato. Il mito della normalità oggi sembra così costituito:

1. È normale autoincentivarsi, dire che si è importanti, non farselo dire più dagli altri ma da

se stesso, esprimere sornionamente ed in maniera accattivante una immagine di sé che non

corrisponde alle aspettative.

2. È normale non avere sensi di colpa, ma pensare solo al soddisfacimento personale.

3. È normale dedicarsi solo al proprio godimento senza considerare il futuro.

4. È normale passare sopra ad un collega, distruggerlo ed umiliarlo se c’è di mezzo la propria

carriera.

5. È normale limitare l’azione degli altri ed esercitare il proprio potere, esautorando, emarginando, facendo passare per folli i saggi, esprimendo sarcasticamente la propria antisocialità deviante.

6. È normale manipolare gli altri se questo serve per il nostro fine egoisitico e personale.

7. Cosa è normale se non un incentrare tutto su se stessi dimenticando che c’è anche l’altro.

Se intendiamo per normale la statistica tutto ciò  che abbiamo detto fin’ora è normale. Ma lo è veramente? Per continuare:

1. La mancata indipendenza dei teenager che arrivano a quarant’anni a vivere ancora con i

genitori.

2. I separati che non hanno la capacità di prevedere il proprio futuro dal punto di vista economico e tornano a casa con i propri genitori.

3. I delitti in famiglia che sono lesioni, percosse, violenza in genere fino ad arrivare all’omicidio.

4. I litigi furibondi ed interminabili in un casa per questioni di eredità fino a rinnegare il vincolo

di sangue.

5. Una sessualità che si svolge con tanti partner.

6. L’uso ricreativo di sostanze.

7. Una società che chiede molto innescando una depressione relativa (ci si sente incapaci, inetti,

e moralmente a terra per tutto ciò che si dovrebbe fare).

9. Una società che ci sovraccarica di informazioni inutili attraverso il mezzo internet.

10. La mancanza di letture appropriate che ci fanno crescere.

11. La mancanza di maestri.

12. Lo scaricare i biglietti della lap dance nei fondi pubblici.

13. Regalare i gioielli all’amante e farseli pagare dal gruppo politico.

14. Prendersi tangenti per ogni lavoro pubblico che viene fatto.

Tutto questo può configurare e strutturare dei disturbi di personalità che per tal motivo diventano sempre più numerosi, larvati, sotterranei e presenti in mezzo a noi come tante mine vaganti. Gli ultimi punti che trovate sembrano molto rappresentati oggi e senza censure o possibilità di salvezza, si perpetuano tra le generazioni che sostengono: meglio un po’ di soldi oggi che sacrificio dignità e stima.

Anche questo è normale?

4 comments

  • Comment Link Lunedì, 27 Giugno 2016 10:04 posted by marica

    Caro ventenne
    Leggere il tuo commento ha messo in moto in me tante cose che spero trovino completezza in questo mio commento.
    Io non ho ventanni e l’unica cosa che ho imparato di importante nella mia vita è che non siamo completi da soli, o meglio, che da soli siamo solo una tesserina del puzzle chiamato Vita. Per provare ad averne una visione più ampia è consigliabile unire più tesserine possibili. Ma questo non è qualcosa da considerare “dovere”. Questo è la vera avventura del vivere. Ognuno di quelli che incroci sul tuo cammino, per un giorno, un attimo, una vita, non solo non ti “ruba” niente ma ti lascia qualcosa di prezioso che solo lui ha, una “tesserina” per completare il puzzle.
    Ma perché perdersi questa magnificenza? È come sedersi ad una tavola imbandita con le vivande più diverse, tutte da assaggiare ed io continuassi a guardare solo la minestra riscaldata del mio piatto. Sono grata a tutti quelli che ho incrociato nella mia vita, a quelli con cui ho vissuto e a quelli con cui vivo adesso, per tutto quello che mi hanno donato. Non sarei quella che sono senza un pezzetto di ciascuno di loro. Pensaci, potresti arrivare a trent’anni ed accorgerti solo allora di quanti ti sono passati vicino ma inutilmente. Ti auguro tutto il bene possibile Sii felice.

  • Comment Link Lunedì, 27 Giugno 2016 09:54 posted by marica

    Caro ventenne
    Leggere il tuo commento ha messo in moto in me tante cose che spero trovino completezza in questo mio commento.
    Io non ho ventanni e l’unica cosa che ho imparato di importante nella mia vita è che non siamo completi da soli, o meglio, che da soli siamo solo una tesserina del puzzle chiamato Vita. Per provare ad averne una visione più ampia è consigliabile unire più tesserine possibili. Ma questo non è qualcosa da considerare “dovere”. Questo è la vera avventura del vivere. Ognuno di quelli che incroci sul tuo cammino, per un giorno, un attimo, una vita, non solo non ti “ruba” niente ma ti lascia qualcosa di prezioso che solo lui ha, una “tesserina” per completare il puzzle.
    Ma perché perdersi questa magnificenza? È come sedersi ad una tavola imbandita con le vivande più diverse, tutte da assaggiare ed io continuassi a guardare solo la minestra riscaldata del mio piatto. Sono grata a tutti quelli che ho incrociato nella mia vita, a quelli con cui ho vissuto e a quelli con cui vivo adesso, per tutto quello che mi hanno donato. Non sarei quella che sono senza un pezzetto di ciascuno di loro. Pensaci, potresti arrivare a trent’anni ed accorgerti solo allora di quanti ti sono passati vicino ma inutilmente. Ti auguro tutto il bene possibile Sii felice.

  • Comment Link Sabato, 25 Giugno 2016 00:11 posted by Sergio Romeo

    Seconde il mio modesto parere la normalità è qualcosa di personale. Quello che per me è normale per un altra persona può essere anormale perciò siamo noi a decretare la normalità con il nostro modo di pensare.

  • Comment Link Venerdì, 24 Giugno 2016 12:21 posted by Dono

    È normalè anche questo . Come pensano i ragazzi di oggi .
    Per quanto possa amare l’idea dell’amore ho ben chiaro da tempo un concetto. Ho 20 anni e non voglio vivere per qualcuno, non voglio qualcuno a cui ogni giorno devo mandare la buonanotte o qualcuno a cui scrivere quando sto uscendo di casa. Non voglio sentirmi vincolato se una sera ho voglia di restare sul divano, da solo, a guardare la mia serie preferita, senza che nessuno mi disturbi. Non voglio ricordami l’anniversario, il mesiversario, San Valentino. HO 20 ANNI, dovrei vivere per me, non per qualcun altro. Non ho voglia di qualcuno che abbia la presunzione di conoscere me più di quanto mi conosca io stesso, anche perché non potrebbe essere vero. Non diciamo puttanate, passi una vita a capire come sei fatto, figuriamoci se lo possa fare qualcuno al tuo posto e in poco tempo. Perché a 20 anni devo sentirmi completo solo se ho qualcuno al mio fianco? Pretendo, di sentirmi completo da solo. Non voglio arrivare a 30 anni e rimpiangere qualcosa che avrei potuto fare ma che non ho fatto solo perché avevo la mia metà, che metà non era. Perché devo pensare che posso essere felice solo se ho qualcuno al mio fianco. A 20 anni devi essere felice da solo, con te stesso. Io ho la mia vita, i miei sogni, i miei obiettivi e non ho nessuna intenzione di plasmarli a quelli di qualcun altro, perché sono miei. E non sto giudicando chi trova la sua metà a 20 anni, giudico chi trova qualcuno e pensa che non ci sia niente e nessuno oltre quel muro. Penso che qualcuno arriverà prima o poi, ma non ora e non qui. Ora non voglio guardarmi di fianco, voglio guardare avanti.

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