EDITORIALE - "Impressioni d'agosto" di Jenny Canzonieri

Martedì, 09 Agosto 2016 14:34 Published in Editoriali Read 1627 times
Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

 

E’ una città metropolitana senz’anima Reggio Calabria. L’ha persa nei giochi di potere, negli anni, nei secoli, nel tempo di allora e di oggi che convive col malaffare, con l’interesse, con l’incarognirsi su una terra già a brandelli. Penso la mia Calabria quando sono lontana e la penso bella, rigogliosa e ricca, come lo fu nei millenni. La ricordo lussureggiante e la ritrovo sempre più depressa, più morta che viva. Da migrante quale sono mi sento in ogni dove orgogliosa della mia calabresità, eppure mi devo smarrire, mi devo sentire rassegnata, devo perdere ogni speranza nei tg nazionali, che quando parlano di Calabria, di Reggio Calabria in particolare, una sola parola tengono in bocca: ‘ndrangheta. E come se tutti i calabresi fossero risucchiati, tutti uguali in quell’unica parola, tutti stretti nella miseria, nel mancato sviluppo, nel destino di perdentiInvece, non sanno che Reggio e la Calabria sono molto di più, cielo e terra e mare innanzitutto, ingegno, voglia di riscatto e successo in tutti i suoi figli che viaggiano per il mondo, coraggio, civiltà e generosità nei reggini che restano per lottare e in quelli che si spostano per lavoro. Detto questo, che di certo è retorico, quando torno in questo lembo d’Italia, devo riconoscere soprattutto le colpe di una classe dirigente immeritevole, disonesta e tornacontista, a destra e a sinistra, che mai è stata in grado, né ha voluto, innestare nel proprio giardino un modello di crescita, laddove la ricchezza è tangibile agli occhi del turista, nel paesaggio, nella gastronomia, nelle tradizioni artigianali, nella cultura. Poco si è fatto e poco si continua a farese non anni di parata e propaganda per poi affossare i bilanci e le risorse del territorioarretrando sempre di più nel mesto gattopardismo dei reggini. Sembra che immobilismo, sventura e ignoranza, siano la tela di un ragno che da sempre imprigiona questa provincia. Mi piacerebbe ritornare alla Reggio bella e gentilenon importa di quale colore politico, ma di più ancora mi piacerebbe ritrovare una Reggio decisa a cambiare le sue sorti una volta e per sempre, dove il concetto antico di polis possa tornare alla ribalta come impegno di politica comune. Ritrovare dunque, la missione originaria di ricostruire laddove il marcio ha lasciato il segno; la missione di una comunità che non intende più lasciare spazio al clientelismo, al voto di scambio, alla criminalità. Uno scatto d’orgoglio, insomma, più del rivoluzionario 1970, ma che poi non perda l’orientamento nelle promesse mai onorate. Alzare la voce è un diritto, se lo fa uno solo non serve, se lo fa chi è lontano non serve, serve il fiato di tutti, la cooperazione di tutti. E se non volete farlo per orgoglio, almeno spero che la stanchezza vi sia da guida. Perché io da insegnante che vive lontano, sono stanca di perorare altrove una causa già persa. Cari reggini oramai le regole del gioco le conoscete, non avete alcuna giustificazione, prestate attenzione alla desolazione che mostra il vostro territorio all’occhio esterno; non fatevi rabbonire, non vi accontentate come il mendicante, che di povero il calabrese non ha niente, tranne la grettezza dei questuanti che stanno al potere. Seguite uomini onesti e non uomini d’onore, ritrovate la gloria del passato e scrivete un altro futuro per questa città. 

Jenny Canzonieri

Last modified on Venerdì, 19 Agosto 2016 14:24

Lascia un commento

Assicurati di inserire le informazioni necessarie ove indicato. Il codice HTML non e' consentito.