Referendum: No avanti, indecisi ago della bilancia

Venerdì, 18 Novembre 2016 17:30 Published in Italia Read 366 times
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ROMA Alla vigilia del black-out elettorale che entra in vigore 15 giorni prima del referendum, gli ultimi sondaggi sono ormai tutti allineati sulla prevalenza dei No alla riforma rispetto ai Sì: la forchetta è No al 52-54%, Sì al 46-48.

La distanza tanto ridotta tra le due scelte lascia però la partita totalmente aperta e fa diventare determinanti per il risultato finale gli attuali indecisi, stimati intorno al 20%. Renzi intanto avverte: «Se qualcuno vuole fare strani pasticci il giorno dopo, li fa senza di me. Io non sarò quello che si mette d'accordo con altri partiti per fare un governo di scopo o un governicchio. Ne abbiamo avuti, fanno anche alzare le tasse».

Messaggio chiaro, a 360 gradi, con un occhio alla minoranza del suo partito ma soprattutto al fronte del No. «La classe politica sfrutta il 4 dicembre per riprendersi il potere che aveva perso. Vogliono tornare loro: se volete un sistema decrepito, delle paludi dei veti, di galleggiamenti e inciuci, riprendetevelo. Amici come prima». Ma non facciamoci fregare da chi vuole mantenere i privilegi, scandisce Renzi. Per Carlo Buttaroni, presidente dell'Istituto Tecnè attualmente i Sì stanno al 46,5% e i No al 53,5% ma nell'ultimo periodo «sta calando il numero di elettori che pensano che questa riforma sia fondamentale per l'Italia, non è più giudicata come il giudizio universale. Inoltre la stragrande maggioranza degli indecisi è composta da elettori che hanno votato per quei partiti che oggi sono contrari alla riforma».

Un aspetto che trova conferma anche in uno studio Swg dove emerge che un quinto degli intervistati si dichiara, appunto, «indeciso». E tra questi ultimi, troviamo più sostenitori che oppositori della riforma (39% contro il 21%), mentre il resto si dichiara neutrale. Non solo, sempre per lo stesso studio, quelli che tendono al Sì alla fine sono più propensi a trasformare la loro propensione in voto reale, diversamente il No mobilita meno verso le urne.

Nelle ultime rilevazioni, spiega il direttore generale di EMG Acqua, Fabrizio Masia, «si registra un lieve aumento dei No, si sono scongelati un po' di indecisi che alle europee aveva votato i partiti dell'opposizione e attualmente i Sì sono a 35%, i No al 39 e gli indecisi al 26%. Sottraendoli, questo si traduce nel 53% dei No contro il 47% dei Sì».

No in vantaggio pure per Euromedia Research che li registra tra il 52 e il 54% e come spiega la direttrice Alessandra Ghisleri: «Man mano che si avvicinano al voto, le persone iniziano a orientarsi per una posizione o l'altra. Si tratta di un ragionamento che non va tanto nel merito della riforma ma sulla valutazione di quello che può essere meglio per un parte o per l'altra. Si tratta di una battaglia tutta basata sulla comunicazione o meglio sulla contro-intuizione, nel senso che uno dice una cosa e poi te ne spiega un'altra perché tu arrivi a capire la via più giusta per la parte che io sostengo. Siccome è così difficile entrare nei meandri delle tematiche della riforma, è più facile spiegarne gli effetti a valle, senza passare per tutti i percorsi in mezzo. Si va sull'effetto finale facendo intuire senza fare tutto il percorso».

Conferma Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing: «Nell'ultima settimana i No sono stabili intorno al 52,5%, ma con 2,5 punti di differenza la partita è aperta. Incideranno gli indecisi che sono un po' più a favore del Sì, anche se bisogna distinguere tra i vari livelli di indecisione, quella politica e quella di andare o non andare alle urne. E questi decideranno cosa fare solo negli ultimi 3-4 giorni».

Fonte: Il Mattino.it

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