L’addio di Schulz al Parlamento europeo innesca un effetto domino: ecco il risiko delle nomine

Giovedì, 24 Novembre 2016 19:00 Published in Italia Read 597 times
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E adesso cosa succede all’Europarlamento? Ora che Martin Schulz ha ufficializzato il suo addio a Bruxelles (e a Strasburgo) chi prenderà il suo posto alla guida dell’eurocamera? 
 
La scelta di Schulz, va detto, era nell’aria da settimane. E in qualche modo sblocca una situazione che avrebbe potuto aumentare le tensioni tra socialisti e popolari. Ora però si apre una partita che potrebbe coinvolgere non solo l’Europarlamento ma anche il Consiglio Europeo e la Commissione. 
 
IL PATTO  
A inizio legislatura, socialisti e popolari – le due colonne portanti della maggioranza a Bruxelles, insieme con i liberali - si erano accordati per un’alternanza alla guida del Parlamento. Due anni e mezzo un socialista (Schulz) e per i successivi due e mezzo un popolare. Schulz aveva inizialmente fatto sapere di cercare una conferma e già era iniziato il braccio di ferro a distanza con i popolari, guidati dal tedesco Manfred Weber. Ottenuto il via libera da Berlino, però, ora il «problema Schulz» non c’è più. Però i socialisti – capitanati dall’italiano Gianni Pittella – non vogliono mollare la presidenza a Strasburgo. Il motivo? Conquistando anche la guida degli eurodeputati, i popolari farebbero l’en plein, visto che già guidano il Consiglio Europeo (con Donald Tusk) e la Commissione (con Jean-Claude Juncker). I socialisti non ci stanno. 
 
I CANDIDATI  
I popolari però vogliono che si rispetti a tutti i costi l’accordo di inizio legislatura. E all’inizio di dicembre annunceranno il loro candidato. Almeno quattro i nomi in lista: oltre al francese Alain Lamassoure, ci sono anche l’irlandese Mairead McGuinness, lo sloveno Alojz Peterle e l’italiano Antonio Tajani, attuale vicepresidente ed ex commissario. La corsa alle candidature è già partita, anche se in modo non ufficiale. Ma non è escluso che alla fine la spunti un outsider. 
 
L’EFFETTO DOMINO  
I socialisti però annunciano che venderanno cara la pelle. Il nuovo presidente dell’europarlamento avrà bisogno anche del loro voto per essere eletto. Cosa chiederanno in cambio? La partita dunque si sposta al Consiglio Europeo, l’organo che riunisce i capi di Stato e di governo. A farne le spese potrebbe essere il polacco Donald Tusk, sacrificato in nome della rappresentanza. Il problema è che a oggi non è stato ancora individuato un “valido” candidato socialista. Per quel ruolo (fin qui ricoperto solo da Herman Van Rompuy e Tusk) bisogna trovare una figura riconosciuta a livello internazionale, che abbia un passato da capo di governo. Nel campo socialista non ce ne sono molti in giro, spendibili per quel ruolo.  
 
I TIMORI DI JUNCKER  
E in Commissione che si dice? Alcuni giorni fa, sui media tedeschi è spuntato un retroscena in cui si dava conto delle preoccupazioni di Jean-Claude Juncker, grande sostenitore del presidente uscente dell’Europarlamento: «Se Schulz se ne va, non sono sicuro di restare» avrebbe confidato il numero uno della Commissione in una riunione riservata. Indiscrezione smentita ufficialmente dal Palazzo Berlaymont, ma da oggi in poi tutto piò succedere. 
 
 
Fonte: LA STAMPA

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