IVREA - Picchiato e minacciato di morte a scuola

Lunedì, 05 Dicembre 2016 15:58 Published in Italia Read 111 times
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Mario (il nome è di fantasia per tutelare l’identità di un minore vittima di un fatto grave, ndr)16 anni, non vuole più andare a scuola all’Ipsia Olivetti, e nemmeno salire sull’autobus: «Quelli hanno detto che mi ammazzano ed io non voglio morire».

“Quelli” sono nient’altro che i bulli: un gruppetto che lo perseguita dall’inizio dell’anno scolastico. Uno di loro, il capo del branco, due settimane fa, nel cortile della scuola, lo ha aggredito durante la pausa per l’intervallo. Lo ha preso a pugni: sul collo e nel basso ventre. Intorno altri ragazzi, che non avrebbero fatto nulla per impedire la violenza. Finchè Mario non è riuscito a scappare: diritto verso la segreteria della scuola, dove ha fatto avvisare i genitori. «Non mi sento bene», ha detto senza parlare delle botte. E forse non l’avrebbe mai raccontato, come purtroppo capita alle vittime dei bulli. Silenzio, paura, isolamento. Fino a una sofferenza che va a scavare nella psiche, creando un disagio che fa fatica ad essere superato. Le cronache purtroppo raccontano di ragazzini spinti al suicidio, dopo essere stati a lungo vittime dei bulli.

La mamma di Mario però conosce molto bene il figlio, un adolescente fragile, sensibile, appena uscito da un lungo percorso psicologico, cominciato quando di anni ne aveva appena sette, ed era affetto da Adhd, acronimo per indicare il disturbo da deficit di attenzione-iperattività.

È la donna a riavvolgere il nastro di una vicenda che le fa riempire gli occhi di lacrime: «Quando è arrivato a casa si è subito chiuso in bagno. Ma mio marito, quando è andato a prenderlo a scuola, aveva notato un livido sul collo. Con pazienza, un po’ alla volta, sono riuscita a raccogliere il suo sfogo. Però mi ha detto di non conoscere chi lo ha picchiato. Mi ha solo detto che era più grande di lui, e che altri compagni stavano a guardare, mentre veniva raggiunto dai pugni. Ma non facevano nulla».

I sospetti della mamma. Racconta: «Io dubito si tratti degli stessi ragazzi che il mese scorso avevano rubato a Mario pochi euro dalle tasche, dopo averlo deriso. Mio figlio lo aveva raccontato alla preside. E i docenti avevano fatto in fretta a risalire ai colpevoli. Ne avevano parlato in classe: una lezione di civiltà, ma la preside non aveva tollerato e i due studenti erano stati sospesi per diversi giorni. Ed ora con mio figlio picchiato e minacciato di morte non fanno niente. Mi chiedo come sia possibile. Mario dovrebbe essere protetto dalla scuola. E non avere paura di tornare in classe. Invece da quel giorno a scuola non ci vuole più andare: lui che vuole fare il meccanico d’auto». La mamma è preoccupata: «Mio figlio ha subito uno choc: non solo non vuole più tornare a scuola, ma non prende più l’autobus. Non esce più di casa. Quando io e mio marito siamo al lavoro lui passa il tempo a giocare a carte con la nonna. Solo così si sente al sicuro».

Dopo aver parlato con il vicepreside Roberto Miglio la mamma di Mario ha presentato querela al commissariato di polizia Ivrea: «Ho cercato di riportare nella denuncia il maggior numero di dettagli - dice ancora - Il ragazzo che ha picchiato mio figlio ed il branco che lo segue, sono pericolosi: potrebbero prendere di mira un altro studente».

La scuola? La conferma di una situazione di oggettiva difficoltà a seguire alcuni ragazzi difficili arriva dalla presidenza dell’Ipsia. Che però non vuole sentire parlare di bullismo. «Sappiamo che tre studenti avevano rubato pochi euro dalla tasca del giubbotto di Mario - ammette il vicepreside Miglio -. Ma li abbiamo scoperti e puniti severamente. Medesimo trattamento riservato ad altri due ragazzi che avevano offeso i docenti. Abbiamo offerto la massima disponibilità ai genitori di Mario. Non sottovalutiamo certo un problema del genere. Si tratta infatti di un episodio molto grave. Che a scuola dove si viene educati al rispetto, non deve accadere. Prima però dobbiamo individuare con certezza i colpevoli». Per questo si sono già messi al lavoro gli agenti del commissariato di polizia di Ivrea subito dopo la denuncia circonstanziata che hanno presentato i genitori di Mario. Indagini delicate e coperte dal massimo riserbo, come conferma il vicequestore Gianluigi Brocca, dirigente del commissariato di Ivrea: «Sì, abbiamo ricevuto la querela e stiamo portando avanti tutti gli accertamenti».

Fonte: La Sentinella del Canavese

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