Medico sfregiato con l’acido: fermato l’attentatore, motivi passionali

Giovedì, 15 Dicembre 2016 11:00 Published in Italia Read 227 times
Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

 

L’infermiera Marisa era diventata la sua ossessione. Si conoscevano da vent’anni ma solo lo scorso inverno il loro rapporto è decollato. E quando lei gli ha preferito il dottor Stefano Tondi lui ha perso la testa e quel che ha fatto è una pagina di cronaca nera datata 10 novembre: lo ha atteso sotto casa, nel buio delle campagne di Vignola, e gli ha prima sparato della soda caustica sul volto con un fucile di plastica, accecandolo, e poi l’ha inseguito con un bastone mentre il dottore correva disperato urlando di paura e di dolore. Solo l’intervento del figlio Michele, allarmato dall’improvviso trambusto, ha evitato il peggio a Tondi, vedovo sessantenne primario di cardiologia all’ospedale di Baggiovara.

Il movente, una feroce, irrefrenabile gelosia

Il capo della procura Lucia Musti e il comandante del reparto operativo dei carabinieri di Modena Domenico Cristaldi sono certi che l’aggressore sia lui: Daniele Albicini, 59 anni, due figli più che ventenni, ispettore del lavoro del Dipartimento sanitario di Sassuolo, divorziato, incensurato, solo. Il movente, una feroce, irrefrenabile gelosia. Albicini è stato fermato ieri mattina e portato in carcere, dove attenderà che il gip si pronunci sul fermo disposto dal pm e motivato con il pericolo di fuga «per il venir meno di ogni forma di autocontrollo dell’indagato, in crescente stato di ansia e agitazione», scrive la procura nel decreto di fermo. L’accusa parla di «tentato omicidio e lesioni aggravate» nei confronti del dottore, che è ancora in ospedale pur se in fase di miglioramento: «Presto tornerò al mio lavoro e ai miei pazienti», aveva annunciato nei giorni scorsi mentre ieri si è detto solo soddisfatto per il lavoro degli inquirenti. E lesioni anche nei confronti del figlio, colpito in parte dall’acido, diventato importante testimone dell’accusa.

 

«Poteva uccidere»

«L’uomo aveva nella mano destra il fucile di plastica, nell’altra il bastone, poi ha passato il bastone sulla destra per colpirlo», ha dichiarato Michele. «Poteva uccidere», ha concluso la procura. Il tutto con l’aggravante della premeditazione. Albicini avrebbe fatto un sopralluogo il 3 novembre, fingendo una rapina «allo scopo di provare il successivo agguato e la reazione della vittima», precisa il magistrato. Avrebbe anche pedinato Tondi e Marisa e telefonato più volte, tacendo, al dottore. A incastrarlo sono stati più elementi. L’ultimo, decisivo, il dna scovato sul bastone e coincidente con quello estratto da un bicchiere da lui usato. Poi le celle telefoniche che la sera dell’agguato lo collocano nella zona dove abita Tondi, in contraddizione con la sua versione dei fatti. E alcune intercettazioni telefoniche, dalle quali emergono tutte le sue paure. L’ultima è dell’11 dicembre, nella quale Albincini chiede agitato a Marisa della nuova relazione e discutono della pressione generale sul caso. «Quando siamo andati a prenderlo – ha raccontato l’investigatore - non ha aperto bocca. Era di ghiaccio».

 

 

Lascia un commento

Assicurati di inserire le informazioni necessarie ove indicato. Il codice HTML non e' consentito.