ARTE&CULTURA - Dal tormento all'estasi: Lino Budano

Venerdì, 12 Gennaio 2018 14:44 Published in Arte & Cultura Read 133 times
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L'arte contemporanea è morta, vive solo l'artista animato dalla disperazione della ricerca. Individuo solitario, isolato, ostinato nel remare contro ciò che è politicamente corretto, contro quelle che sono le regole del mercato, contro la schiera infinita di pseudo-artisti, critici, galleristi, che hanno ucciso l'arte. Io, da insofferente all'umanità artistoide, tendo alla ricerca di questi "solitari" dalla cui parte mi sono schierata da tempo, convinta che solo loro possano in qualche maniera ritrovare il filo d'Arianna per condurre gli uomini fuori dal caos, fuori dalla bulimia d'immagini a cui è sottoposto il nostro tempo. 

Lino Budano è un artista visionario, accostarsi alla complessità della sua opera, raccontare il suo universo fotografico non è impresa facile. Non è possibile guardare le sue opere senza restare invischiati, senza sentirsi feriti, coinvolti fin dentro le viscere, agitati ed impauriti dalla bellezza: "Sublime è il senso di sgomento che l'uomo prova davanti alla bellezza della natura sia nell'aspetto pacifico, sia ancor più, nel momento della sua terribile rappresentazione, quando ognuno di noi sente la sua piccolezza, la sua estrema fragilità, la sua finitezza, ma al tempo stesso, proprio perché coscente di questo, intuisce l'infinito e si rende conto che l'anima possiede una facoltà superiore alla misura dei sensi" (I. Kant). Ed è proprio con l'anima che bisogna guardare le fotografie del nostro autore per muovere sensazioni di rivolta cosciente e di coscienza rivoltata. Le scale dei grigi, le atmosfere prima demolite e poi ricostruite, la distruzione dell'immagine banale per un risultato mai formale, mai manieristico.

Lino Budano è il fotografo "barbaro", l'artista dei mondi alternativi. Il senso della sua ricerca si risolve nell'approdo a nuove rive, nuove terre, nuovi paesaggi in cui l'uomo è un piccolo numero insignificante, mai vero padrone dello spazio terreno ma invitato a salire verso le stelle, in un movimento di presa coscienza. Le città, i luoghi di Budano diventano altro, i graffi sulla superficie dei volti, gli strappi, le navi sulla terra ferma e la balena, la sua coda ed il suo antro protettore dell'umanità come novella arca. La fotografia "barbara" di Budano dal manierismo, dallo scatto accademico perché scappa dall'urgenza di regalare al mondo altre possiblità di lettura, paesaggi nuovi da visitare: "Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un'altra riva e vì arriverò" (C. Pavese). Il fotografo, ha il merito perciò, di anticipare questi mondi attraverso la sua fotografia, intervallando spazi di luce a spazi claustrofobici. La sua città diventa la "Città del Sole" di Campanella, utopia di forme e bellezza, alterata perché impossibile realtà, visione sognante perché agognata dagli uomini che aspirano a volare: "Questo sappi, c'han trovato l'arte del volare, che sola manca al mondo, ed aspettano un occhiale di veder le stelle occulte ed un oricchiale di udir l'armonia delli moti di pianeti" (T. Campanella).

In sintesi, uno scatto digitale ed inizia il suo iter creativo, l'approdo dopo un viaggio adrenalitico di sovrapposizioni ed interventi, attraversando un lungo processo mentale che termina foto dopo foto sulla riva inaspettata, d'indubbio fascino, quasi metafora che lega l'uomo alla ricerca dell'impossibile.

 

Elmar Elisabetta Marcianò

Last modified on Venerdì, 12 Gennaio 2018 16:56

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