Sabato, 27 Gennaio 2018 20:01

RUBRICHE - Verità, Giustizia, Dio...fanno paura alla "libertà"?

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di Cesare Minniti

 

I campi di concentramento sono più vicini di quanto possa sembrare. Il ghetto, che ieri era riservato ai corpi, oggi è destinato all'anima. Puoi girare il mondo in lungo e largo, puoi fare pressocché tutto, tranne nominare quei termini tanto cari ad un'ebrea che vide i suoi giorni finire in una prigione orrenda. "Verità", "giustizia", "Dio". Perché questi stessi concetti siano tanto odiati dai nuovi paladini della libertà, nessuno pare chiederselo. Che effetto fa sentirli oggi, nel 2018?

 

Parole impronunciabili: non è stata la Gestapo a bloccarli, ma una compatta Volksgemeinschaft  il popolo stesso, i social, la filosofia spicciola di una schiera di atei e la scienza ignorante di alcuni boriosi le hanno ghettizzate. Al suono "verità" parte il risponditore automatico: "la verità non esiste". Al suono "Dio", sarete etichettati come ignoranti. Tutti si sentono estremamente originali e raffinati a non avere verità (e chi può dir loro che non sia vero). Tutti si potranno sentire giusti semplicemente spostando l'asticella della giustizia a convenienza. Tutti fhurer a se stessi, a spostare i capisaldi dell'universo in nome del culto del proprio ombelico. Una guerra pacifica, i guai sono solo per chi invade lo spazio delle pudenda: i diritti dell'uomo-animale non si toccano. Per il resto, tutto è sequestrabile quietamente. 

Anche il campo di concentramento di Anna Frank, prima di essere un incubo materializzato nello spazio, nella politica, nella cultura, nell'arte, fu nella mente di alcuni uomini.

Fu necessario cancellare nella coscienza collettiva i riferimenti, i valori, fu necessario sostituire a Dio, il culto alla personalità animale dell'uomo,  per potere condurre un popolo la follia collettiva. E poi fu necessaria una propaganda massiccia, che tuttavia annichilirebbe di fronte a quella odierna.

 

Oggi il filo spinato è invisibile, ma graffia chiunque superi i limiti della censura, ostacola il buon senso come un muro invalicabile. L'opinione comune, precostituita, condanna chiunque esca fuori dagli schemi "democratici". Puoi fare tutto, ma non puoi pronunciare le parole che ti consentono di scavalcare il recinto animale ed elevarti. Le parole più importanti, quelle stesse che impediscono che l'uomo sprofondi nella miserabilità, di cui la violenza è solo una delle conseguenze. 

 

Prima viene il nichilismo materialista, poi segue la vera fobia, che è quella di Gesù Cristo, della verità, della gustizia. La disperazione che ne segue porta alla follia, individuale e collettiva. Nella follia, l'uomo scatena la propria rabbia verso se stesso e verso altri uomini. Con tutta evidenza, il libero culto al proprio ombelico, chiamato oggi "libertà" non la previene.

 

L'uomo "moderno", è costretto a fare girare la sua vita alla pari di un criceto, nel cerchio chiuso di un "compra e mangia, godi e muori", senza la prospettiva eterna che gli conferisce dignità come figlio di Dio. Ha perso la propria umanità; riesce a simpatizzare a stento con i poveri animali che schiavizza per ottenere l'affetto che non riesce più a produrre trai suoi simili.

 

Portiamo quei termini fuori dal ghetto, o vi entreremo noi senza rendercene conto. 

 

 

  (un cristiano)

 
 
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