RUBRICA "IL PESCALUME" - Democrazia e Antidemocrazia

Lunedì, 12 Febbraio 2018 16:13 Published in Il Pescalume Read 2124 times
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IL PESCALUME 

Una rubrica col tentativo di dare un piccolo contributo di miglioramento alla nostra routine quotidiana ed auspicando che non manchi, in me e nel lettore, quel minimo di ironia e di nonchalance che devono accompagnare sempre la nostra giornata.
Il lettore, ove voglia giocare insieme a me, mi voglia arricchire, attraverso la Redazione, del suo commento e dei suoi stimoli e suggerimenti. 

 

 DEMOCRAZIA E ANTIDEMOCRAZIA

 

Democrazia: è semplice, il significato di questa parola, anche senza il contributo dell’etimologia che, comunque, ci è noto a tutti: demos (popolo) e kratos (potere); dunque, potere al popolo o governo del popolo.

Vi è però che, una cosa è il significato letterale e l’etimologia del termine e tutt’altra cosa è la sua applicazione e realizzazione; siano esse riferite sia ad una forma di Stato che all’organizzazione di altro tipo di comunità. Sono concetti tra i più dilaniati al mondo e, nel tempo, stiracchiati e stracciati da tutti i lembi.

Sin dai tempi dell’antica Grecia, in tutti i tempi successivi, ininterrottamente ed a tutt’oggi, ogni governante o gruppo di potere, ogni teorico, ogni idealista e via di seguito, hanno attribuito un significato diverso a questo termine, un modo diverso di applicarlo e di realizzarlo: un po' per convincimento e un po' per convenienza; altrimenti potremmo parlare di mera evoluzione.

Dall’Agorà dell’antica Grecia, quando ancora non tutti i cittadini avevano diritto alla partecipazione, si è passati al concetto di “uguaglianza” di fronte alla legge, al concetto Romano di Repubblica (Stato: proprietà comune), alla distinzione tra democrazia diretta e democrazia indiretta, alla separazione dei tre poteri dello Stato (Montesquieu) e man mano, alle concezioni più moderne ed evolute (suffragio universale, diritti sociali e dritti c. d. di terza generazione:   orientamento sessuale, fecondazione artificiale, testamento biologico ecc.) nate dalle grandi rivoluzioni e dalle più moderne teorizzazioni di filosofi (Dewey) e politici (Lincoln) americani e, ci si consenta, bene acquisite dalla Costituzione Italiana  (si perdoni l’estrema sintetizzazione).

Comunque, l’attuazione di una vera democrazia ha un indefettibile presupposto; certamente noto ma altrettanto certamente trascurato: la ampia diffusione della “cultura democratica”. Ci è stato bene insegnato che, al di là della “democrazia politica”, non può esserci “vera democrazia” senza un adeguato livello di “cultura democratica”.

Sul perché viene “trascurato” questo presupposto, pur ritenuto indefettibile, lasciamo la risposta al lettore o a qualche politico che volesse appassionarsi alla Democrazia; preferiamo, qui, riflettere sul rapporto tra Democrazia e Legge Elettorale convinti che, più incisivamente della “cultura democratica”, la Legge Elettorale influisca sul tipo di Democrazia che ci troveremo davanti.

 

* * *

 

La Costituente Italiana, pur nella rigidità della legge fondamentale, ha voluto lasciare, al Parlamento, la competenza in materia di legge elettorale col fine di poterla adattare ai tempi, ma (ingenuamente ?), non riuscì a prevedere la lotta serrata che sarebbe stata ingaggiata dalle varie fazioni politiche ogni qualvolta che si fosse andati a discutere e legiferare su questo argomento.

Lotte che, purtroppo, non appaiono motivate dalla ricerca del miglior sistema di partecipazione del cittadino alla formazione delle leggi dello Stato o dalla ricerca di una democrazia più moderna e più partecipata o dal rispetto della volontà dei cittadini o cose simili; cioè così come, a loro tempo, avranno immaginato i Padri Costituenti quando hanno affidato alla legge ordinaria la determinazione del modo di eleggere i delegati e del modo di decidere delle sorti della “democrazia”.

Nulla di tutto ciò, perché, le strenue lotte in materia di legge elettorale, ove non dettate da interessi più subdoli, restano motivate da tutt’altri “ideali” banalmente connessi a faziose strategie di partito ed a stratagemmi per conquistare qualche seggio in più. Tecniche poste in nome della stabilità di governo ma mirate a sfruttare al meglio il voto dei pochi cittadini che vanno alle urne e, comunque, prescindere dalla volontà del popolo.

Cosicché spuntano leggi elettorali ibride ed assurde che finiscono ripudiate dagli stessi personaggi che le hanno messe in piedi e, purtroppo, dagli stessi cittadini che finiscono col non andare a votare.

A nostra memoria, la prima legge elettorale e le prime elezioni della Repubblica portarono in Parlamento partiti e deputati in numero e coi nominativi perfettamente raccordati alle scelte degli elettori e col rispetto delle minoranze etniche. Allora si, che, le percentuali di accesso alle urne, volarono oltre l’85%. Alte percentuali di votanti malgrado l’analfabetismo, l’impreparazione alla democrazia, le difficoltà di raggiungere i seggi, la poca diffusione dei media e la modesta entità delle spese per le campagne elettorali. E, quando, in Parlamento, si ipotizzarono premi di maggioranza e cose simili, si gridò alla legge truffa ed i banchi dall’aula volarono addosso ai deputati sia di maggioranza che di opposizione. Comunque, ancora, a quei tempi, un parlamentare si rivolgeva all’altro chiamandolo: Onorevole Collega; oggi, si rivolgono col “Tu” ma … dicono corna l’uno dell’altro!

Non sembra che oggi, le “moderne” leggi elettorali, garantiscano più quel tipo di rappresentanza e, questo, potrebbe essere il primo motivo per cui, i cittadini italiani, non vanno più a votare nelle stesse percentuali di un tempo. Il peggio è che non garantiscono nemmeno la decantata stabilità di governo.

Leggi elettorali improprie, che, purtroppo, inducono i cittadini alla scelta più errata ed antidemocratica: quella di non andare a votare!

 

 

Last modified on Mercoledì, 21 Febbraio 2018 15:33

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