Lunedì, 19 Marzo 2018 10:29

POLITICA - Salvini sbarca a Rosarno. Fraternità con gli indigeni, ma non canta Mameli. [VIDEO]

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 di Cesare Minniti

 

Non è più la Lega di una volta. Nemmeno la Calabria, vestita per l'occasione di un bel burqua di accogliente nebbia.

Nebbia fino a Rosarno, fin dentro l'Istituto Scientifico Piria, dove Salvini ha tenuto, lo scorso sabato sera, la sua prima conferenza da senatore calabrese. O anche no, visto che tra i seggi non proprio antisismici agli scossoni post-elettorali del Rosatellum, più d'uno annovera anche il suo. Non si sa nemmeno se il leader del Carroccio si alleerà, né con chi e soprattutto, non si sa se si andrà a nuove elezioni (di cui questa potrebbe essere una prima lungimirante tappa).

Tuttavia, anche nell'incertezza totale sul nuovo governo, ed anche se non tutti i presenti ammettono di essere leghisti votanti (molti più che a S.Valentino, con le percentuali elettorali che sappiamo) la simpatia per Matteo è unanime. Di più: c'è fiducia, conquistata in imprecisati trascorsi politici. Si fa fatica ad entrare, compressi al limite della sincope. "C'è una calca da discoteca" osservo. "Si, ma senza pilu" puntualizza qualcuno.

A preparare il terreno al buon viso di Salvini ed al suo dolce parlar al cuore, un tigrato Spirlì che in via precauzionale inizia a prendere virtualmente a calci in culo tutti i cronisti presenti, estraendo dalla sua borsetta - formato bara della nonna - una serie di appellativi non proprio lusinghieri, travestiti (anch'essi) da raccomandazione. Giornalisti definiti (oltre che colleghi) gentaglia senza coscienza, disonesti, responsabili di infamia nei confronti del Sud ed altri capi di imputazione schiaccianti, come non bastasse il pienone della sala, quella del Liceo, decisamente attillata. 

"Vedo che ci sono tanti colleghi, giornalisti, gente che scrive. Guardate in faccia quelli che ci sono: evitate di scrivere stronzate, quando ci siamo noi c'è gente onesta""i mafiosi andateli a cercare in quel 60% che di volta in volta stabiliscono chi deve governare la Calabria" "io una mano sulla coscienza me la metto, non legate la mafia alla brava gente, ma alla masso-(?)-mafia " "smettetela di offendere i calabresi, voi per primi" " i mafiosi andateli a cercare nei palazzi, nei contratti che stanno firmando comune per comune""imparate  a scrivere"

La serata facendo ben comprendere quanto il Sud possa essere, oltre che padano all'occorrenza - se a chiedercelo è un amico cui non si può dire no (chi ha pensato Scopelliti?) - anche tollerante e non omofobo. "botte uterine" - si scusa  Spirlì, non con i cronisti, ma con Salvini. Lui che l'utero, tanto, non ce l'ha. 

 Sempre sulla scia degli sfoghi, delle vendette e del trionfalismo come se non ci fosse un domani, procede il neo parlamentare Furgiuele, già segretario coordinatore regionale della Lega, forte dei suoi 2614 voti, sui 52.676 elettori ottenuti in tutta la Calabria. Un'enormità, calcolando che nel 2013 lo aveva votato lo zero virgola qualcosa. 

 A diseccitare le telecamere, qualora servisse, tra le hostess figura una Tilde Minasi più grigia della nebbia, ma applaudente. 

"Non c'è niente di strano -poi, chiarisce la dirigente Maria Russo, rispetto all'aver ospitato Salvini all'interno di una scuola - questo è l'unico auditorium in tutta Rosarno. Ospitiamo con piacere un parlamentare del nostro Paese, e sbaglia chi tenta di strumentalizzare".  

Salvini, grossomodo, dice un sacco di cose sensate, praticamente ovvie, le stesse di sempre (cioè da quando la Lega non è più Nord): abolire la Legge Fornero, creare un ministero dei diversamente abili. E poi accellelare i tempi della giustizia, difendere i prodotti della nostra terra (l'olio, gli agrumi di Rosarno per esempio: pena dazi all'Europa); gli italiani al primo posto, meno tasse, tutelare la famiglia, le radici cristiane, promuovere i prodotti nazionali, la legalità. Accogliere "gli immigrati rispettosi" ma "se vieni qui e non ti piace il Natale, il crocefisso, Gesù, stai a casa tua e fa' ciò che vuoi".

Salvini non canta l'inno nazionale padano, ma nemmeno quello di Mameli. Parecchio imbarazzato, per i primi due minuti cerca oggetti inesistenti nelle tasche e fa gesti e sorrisoni indicando il pubblico, stringe i pugni e prende appuntamenti al telefono, tanto per non cantare una sola parola: ok citare quei terronazzi d Corrado Alvaro e Rino Gaetano per fraternizzare con gli indigeni, ma tutto ha un limite: pensa alla faccia che farebbe papà Bossi accendendo la TV. 

Un Salvini quasi italiano, che non si arrabbia più. Ai suoi piedi, fototipi tutt'altro che ariani, folgorati dall'apparizione dell'esploratore bianco, l'uomo della profezia, il Cristoforo Colombo che ci darà oro in cambio dei bergamotti: si crede al suo buon senso ed alla conversione della Lega ex Nord, che adesso "vuole unire"anche se Salvini, ci tiene a ribadirlo che rimane per il "federalismo e l'autonomia" "e chi sbaglia paga".

Tutto condivisibile, tutto plausibile ed applaudibile, ma alla rovescia. Sin dall'inizio. Lo stesso buon senso, calato in certe scenografie, è perfettamente surreale. Come prendere Shakespeare e  farlo recitare ai Muppet. 

Surreale anche l'unica desolata contestatrice, una ragazzina con la maschera di Salvini, cui va il plauso di aver sottolineato che non ce ne erano altri, di contestatori: tenerezza. Molto più inferociti alcuni giornalisti di estrema sinistra, che ce l'hanno più che altro col fatto che Salvini metta prima gli italiani, quando invece dovrebbe annunciare un mondo senza frontiere e come prima lingua Esperanto. 

Surreale anche il fatto che, in mezzo a tanti "fascisti", neoleghisti e con Spirlì incazzato, nessuno le abbia mancato di rispetto. Surreale la contestazione ed il buon senso, la partecipazione e la nebbia, un terrone omosessuale accanto ad un polentone padano, una manifestazione leghista a Rosarno. La magia della politica, tutto può accadere e ciò è inquietante. Manca un pelo che la pipa non sia più pipa e piovano ometti vestiti in nero.

 

Servizio: Cesare Minniti                   Interviste: Luigi Palamara

 

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