Venerdì, 11 Maggio 2018 19:24

RUBRICA "IL PESCALUME" - Il tesoro dell'esperienza

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IL PESCALUME 

Una rubrica col tentativo di dare un piccolo contributo di miglioramento alla nostra routine quotidiana ed auspicando che non manchi, in me e nel lettore, quel minimo di ironia e di nonchalance che devono accompagnare sempre la nostra giornata.
Il lettore, ove voglia giocare insieme a me, mi voglia arricchire, attraverso la Redazione, del suo commento e dei suoi stimoli e suggerimenti. 

 

 IL TESORO DELL'ESPERIENZA

 

Non è nostra vocazione entrare nell’agone politico ma, quando il dibattito scende sotto i livelli minimi dell’etica e dell’opportunità, allora non si tratta più di politica ma di richiamo al buon senso ed alla qualità dei protagonisti.

Avevamo imparato che la Politica è l’arte di amministrare le esigenze ed i problemi di un popolo cioè la ricerca di come far convivere pacificamente e decorosamente un popolo, la ricerca del modo di farlo progredire culturalmente ed economicamente attraverso la equa redistribuzione dei redditi; l’arte di far convivere pacificamente il proprio popolo con gli altri popoli.

Per l’amministrazione ed il perseguimento di questi obiettivi, che non sono certo di poco conto, avevamo prescelto il metodo della Democrazia rappresentativa e, agli eletti è stato dato l’appellativo di “Onorevole” giusto per la onorevole rilevanza del loro mandato.

Avevamo altresì assistito a confronti e dibattiti tra Politici, sempre improntati al reciproco rispetto delle differenti opinioni e dei differenti progetti e sempre mirati alla ricerca del compromesso che conducesse all’esercizio dell’alta funzione loro affidata secondo le aspettative di tutto l’elettorato e non delle fazioni.

Purtroppo, negli ultimi decenni abbiamo rimpianto quei tempi ormai ampiamente lontani ed abbiamo vissuto tempi in cui, palesemente, i politici si sono scontrati con i loro “avversari” anziché confrontarsi con i loro “colleghi”; si sono scontrati in nome e per conto di se stessi e non dei loro rappresentati; nel corso delle cruente campagne (rectius: battaglie) elettorali si sono presentati ad un elettorato da impapocchiare (attraverso promesse fantasiose) anziché ad un popolo da amministrare; hanno dato fondo ad ingenti risorse economiche che hanno investito in campagne elettorali non certo per la velleità di diventare “onorevoli” e di dedicarsi a coloro che li hanno “delegati” quanto per perseguire la vittoria in quella “battaglia” contro i loro “concorrenti”.

 

 

Cosicché, a fine tornata elettorale, i prescelti hanno ritenuto di avere vinto, dimenticando che non hanno vinto nulla e che, invece, sono stati “prescelti” per procedere nel pieno rispetto delle aspettative degli elettori e del risultato elettorale qualunque esso sia stato. In questa ottica perversa di considerarsi “vincitori” è stato facile dimenticare che, in Democrazia, le scelte spettano alla maggioranza; dimenticare che, chi ha usufruito della maggioranza dei voti deve prendersi l’onere dell’amministrazione e, se nessuno partito o coalizione riceve la maggioranza dei suffragi, le componenti in gioco hanno il compito ed il dovere di cercare e trovare un accordo o un compromesso che metta insieme una maggioranza ed omogenizzi le reciproche tendenze attraverso la reciproca rinunzia parziale di quei principi e di quegli interessi di cui si è portatori attraverso il mandato ricevuto dagli elettori.

Questo linguaggio è difficile per chi presuppone la “lotta” e persegue la “vittoria” ma è il linguaggio diventa ovvio per chi riesce ad avvertire il peso del mandato ricevuto e intende operare democraticamente anche nel rispetto del mandato ricevuto dalle altre componenti in gioco.

Non è scontato che per mandato occorre intendere la realizzazione delle “promesse” elettorali perché agli elettori interessa maggiormente la propria condizione di vita presente e futura più che le fantasiose promesse.

Giunti al fondo, fortunatamente, la pacata autorevolezza del “politico di altri tempi” è valsa a far capire ai “nuovi politici” che non avevano vinto nulla e che, i voti conseguiti assumono valore solo se si riesce a sottoporsi alle regole della democrazia e ad usare il buonsenso.

Essere riusciti a capirlo e metterlo in pratica è già un merito ed un apprezzabile risultato. L’altro passo utile resta però quello di far tesoro dell’esperienza vissuta e non ricadere nella perversione: errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

Lo vedremo nel prossimo futuro.

Reggio Calabria 9.5.2018

 

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