RUBRICA ECOLOGIE - Comprendere il ruolo ecologico dell’agricoltura moderna

Lunedì, 15 Febbraio 2016 10:12 Published in Ecologie Read 460 times
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Comprendere il ruolo ecologico dell’agricoltura, significa entrare nella logica di comprendere il senso delle grandi tradizioni culturali e spirituali dei popoli antichi, che per primi hanno avviato attività agricole, con lo scopo di garantire uno stile di vita di qualità più elevata, rispetto a quello che il nomadismo poteva garantire.

Con l’agricoltura, l’uomo si ferma e comincia a osservare l’ecosistema più prossimo, con lo scopo di adattare le caratteristiche climatiche, morfologiche, biologiche di questo, alle sue necessità. In realtà, quello che popoli abbastanza evoluti, come gli antichi Inca, facevano, era di studiare i luoghi e poi, con un attitudine di grande rispetto, modellarne la morfologia e influenzarne la biologia, per trarne il massimo beneficio colturale. La loro attitudine era, in linea generale, sempre la stessa: studiavano le caratteristiche di un’area, ne ascoltavano le vocazioni più intime e poi procedevano a valorizzarle entrambe.

Tale attitudine dettata dal profondo rispetto della Natura e dall’intimo legame spirituale che l’uomo aveva con essa, era anche temprata, dal notevole sforzo fisico che era necessario, per modificare lo stato dei luoghi. Per questo, le operazioni colturali, venivano effettuate accompagnandole con canti gioiosi e con la partecipazione degli uomini e delle donne del nucleo familiare, che con ruoli diversi, contribuivano al medesimo progetto. Le grandi capacità, che certi popoli come quello Inka, avevano sviluppato nel trasformare grandi superfici ostili e scoscese, in perfetti ambienti colturali, sono conseguenza di questa capacità relazionale. Così come, la capacità di modellare terrazze con forme e finalità diverse, di creare canali d’irrigazione con opportuni dislivelli geodetici, di disporre lo strato attivo e lo strato inerte del suolo separandolo da uno strato di argilla, di effettuare dei miglioramenti genetici usufruendo dell’aiuto delle diverse altitudini, sono un fulgido esempio dell’applicazione di informazioni, che riuscivano a reperire dall’ambiente, con cui riuscivano ad entrare in relazione.

L’idea di fare sacrifici, l’idea di pratiche rituali diverse, l’idea di interrogarsi sui segnali di Madre Natura, l’idea di rivolgersi al Sole (Tayta Inti) come ad un Padre o alla Luna (Mama Killa) come ad una Madre, e alla stelle come sorelle, le cui costellazioni venivano attentamente osservate e interpretate, erano tutte finalizzate a creare una condizione fondamentale: una relazione con il Genius Loci e con l’ecosistema vivente nelle sue varie manifestazioni e forme. Ecco come, l’apparente lentezza dei processi colturali, si è rivelata, nel medio-lungo periodo, essere la forma meglio congegnata di sviluppo agricolo.

In buona sostanza comprendere l’opportunità ecologica che il relazionarsi autentico dell’uomo con la natura vivente può significare, può voler dire, a prescindere delle diverse forme di tecnologia e di modernità, trasformare il senso dell’attività agricola attuale, riportandolo alla sua intenzione originale, ossia di elevare il livello qualitativo dell’esistenza, perseguendone così gli intrinseci scopi evolutivi.

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Ciclo I GRANDI VIAGGI NEL MONDO

Il MIO PERU’ -Un viaggio nel cuore autentico delle tradizioni ecologiche delle Ande

Proiezione fotografica e racconti inediti di Viaggio a cura dell’agronomo Francesco Tassone.

Last modified on Lunedì, 15 Febbraio 2016 11:27

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