RUBRICA MENT-IRE - Piccolo vademecum sul vivere oggi

Venerdì, 18 Marzo 2016 06:53 Published in MENT-IRE Read 363 times
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Di Pasquale Romeo - Psicoterapeuta - www.pasqualeromeo.it

La normalità è un concetto che ha perso il suo significato. Diventa normale solo ciò che statisticamente ha un significato.

E’ normale autoincentivarsi, dire che si è importanti, non farselo dire più dagli altri ma da se stesso, esprimere sornionamente ed in maniera accattivante una immagine di sé che non corrisponde alle aspettative. 

E’ normale non avere sensi di colpa, ma pensare solo al soddisfacimento personale. 

E’ normale dedicarsi solo al proprio godimento  senza considerare il futuro.

E’ normale passare sopra ad un collega, distruggerlo ed umiliarlo se c’è dimezzo la propria carriera.

E’ normale limitare l’azione degli altri ed esercitare il proprio potere, esautorando, emarginando, facendo passare per folli i saggi, esprimendo sarcasticamente la propria antisocialità deviante.

E’ normale manipolare   gli altri se questo serve per il nostro fine egoistico e personale.

Cosa è normale? Se non un incentrare tutto su se stessi dimenticando che c’è anche l’altro?

L’altro è morto! La morte del prossimo dice Zoja in un suo libro.

Il prossimo, ovvero la persona che abbiamo vicino è ancora per noi importante? 

Oppure l’educazione degli ultimi venti anni è stata mirata solo all’individualismo, al narcisismo, al soddisfacimento dei propri bisogni non sviluppando più concetti importanti come l’empatia.

Essere empatici significa provare la sofferenza che prova un altro, sapere inchinarsi all’altro, guardarlo nella sua essenza ovvero in un'unica parola essere “misericordiosi”.

L’educazione degli ultimi anni per usare una parola di Vittorino Andreoli noto psichiatra è stata (im)possibile.

La perdita delle  importanti figure istituzionali che in un paese erano il prete (la chiesa) il commissariato,  il comune (lo Stato) e la famiglia (il padre) ha portato a dei cambiamenti epocali e da quando Nietzsche si è espresso, in maniera quasi cinica, nel suo importante lavoro filosofico, dicendo alla fine dell’Ottocento che Do è morto si era già innescato il non senso della nostra vita verso un nichilismo crescente dove la morte del prossimo è solo al diretta conseguenza.

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