RUBRICA MENT-IRE - La paura di esprimere la vita che vorrei

Sabato, 21 Maggio 2016 08:47 Published in MENT-IRE Read 421 times
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Di Pasquale Romeo - Psichiatra - www.pasqualeromeo.it

A volte si ha quasi paura di esprimere la vita che si vuole…una vita fatta di qualcosa che manca, un anelito alla nostra esistenza che tutti quanti vorremo e non abbiamo mai il piacere di chiedere.

Ci siamo chiesti che  significato ha che  un mondo che proviene da grandi ricchezze (l’Italia negli anni Ottanta era il settimo paese del mondo) da ipertecnologie, dall’andare sulla luna ed utilizzare i razzi abbia un ritorno al passato, attraverso la moda vintage.

Ecco le vespe del passato, le auto non utilizzate più, le vecchie 500, un ritorno ad un Italia che era in crescita prima del boom economico, in cui il Pese era motivato e aveva un senso trovare una rotta, una continuità e non essere semplici viandanti senza ritorno.

Nel dopoguerra si sapeva bene da dove si veniva, le relazioni umane erano improntate alla solidarietà ed i rapporti umani erano chiari, precisi e la parola tra due persone aveva ancora un senso.

Oggi nell’educazione della contraddizione  (dovremo chiederlo alle nostre agenzie educative come la famiglia e la scuola) in cui tutto è permesso, si può essere tutto ed il contrario di tutto e niente acquisisce un chiaro significato verso un senso.

Viandanti senza ritorno con un biglietto di sola andata che cercano una vita che non hanno e che vorrebbero ben altro.

Chi ha il coraggio di capire che cosa vuole? Chi ha la forza di dire cosa cambiare ed avere la determinazione per farlo? Se siamo viandanti con un biglietto di solo andata non sappiamo dove tornare per cui ogni strada è uguale all’altra e il principio di contraddizione nell’epoca windows non ha più senso ed  è solo un momento per inscenare nuovi spettacoli sul palcoscenico che ci rappresenta continuamente.

Inoltre in una società-mondo, per citare Lipovetsky, in cui al logos si è sostituita la physis, ovvero alla parte razionale che è rappresentata dall’intelletto abbiamo sostituito il corpo con le sue sensualità, tutto ciò che è visibile è diventato reale e l’invisibile che apparteneva al nostro spirito, svilendolo, ci ha reso tutti uguali.

La diversità non sta nel corpo ma nell’intelletto che dà un senso al corpo e consente alla nostra carcassa umana di non essere solo un corpo che si trascina, di non essere un biglietto obliterato senza ritorno ma di acquisire una patria, un ideale ed una rotta nella navigazione della nostra vita così, dopo, possiamo chiederci la vita che vogliamo…

Insomma non basta una vespa ed una 500.

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