Rate this item
(0 votes)

di Francesco Tassone

 

Ancora una volta il castello aragonese si tinge di Green! Questa volta il progetto Dante Eco - Spirito Green si è declinato in una serata rilassante, insolita, ricca di contenuti interessanti e innovativi dal titolo "Deep Eco Slow Mind (DeEpSMind).

Una serata in cui la Dr.ssa Eleonora Scrivo, che si è definita una lettrice e coltivatrice di relazioni, ha intervistato in modo informale la Geologa Serena Palermiti sul suo metodo per relazionarsi con Madre Natura. Un metodo, per altro, ben spiegato nel libro realizzato dalla stessa ideatrice del metodo.  Alla conversazione ha preso parte anche Simona Ambusto che oltre ad essere una speaker radiofonica è una matematica. Alle conversazioni si sono alternate delle proiezioni video e delle esperienze di serendipità che hanno coinvolto tutti i partecipanti. Ha concluso il Dr Francesco Tassone con un momento esilarante e divertente. Un’occasione bella, pulita, sana di stare insieme per costruire relazioni energetiche, ecologiche, con sé stessi, con la Terra e con l’Universo multidimensionale. Quello di Serena Palermiti è un metodo olistico-integrato di approccio eco-psicologico, in evoluzione. Vuole essere uno dei modi creativi per approcciarsi con coscienza, gioia e fiducia alla V.I.T.A.

In un momento così particolare come quello che stiamo vivendo in cui è forte il bisogno e la necessità, per il benessere individuale, sociale e ambientale, un metodo come quello di Serena Palermiti può contribuire a costruire veramente il mondo che vogliamo, armonico e sintonico tra la Natura-dentro e la Natura-fuori. Dopo l’evento culturale ha avuto luogo una ottima degustazione di prodotti della Terra elaborati dalla stessa Serena Palermiti.

Intervista a Francesco Tassone [CLICCA QUI]

Intervista a Serena Palermiti [CLICCA QUI]

 

Rate this item
(0 votes)

di Francesco Tassone

 

Rate this item
(0 votes)

 

Può Dante Alighieri essere considerato precursore eccelso della moderna Ecologia? Può la sua Divina Commedia essere il fondamento ispiratore di un pensiero ecologico contemporaneo? E può la straordinaria simbologia di Gioacchino Da Fiore essere considerata un fondamento simbolico ispiratore del Sommo Poeta?

Oggi che l’ecologia è divenuta la vera sfida cui confrontarsi per il futuro di tutti gli esseri umani, Dante Alighieri, Francesco di Assisi e Gioacchino da Fiore hanno qualcosa da dire.  Il loro amore per Madre Natura, come una corrente sotterranea è sempre presente nei loro scritti, nelle loro azioni e trionfa nella Divina Commedia. Un amore che si fa nostalgia per un bene perduto nell’Inferno, che si fa scoperta talvolta struggente, nel Purgatorio, che si fa risveglio placido nel Paradiso. Nel modo in cui Dante descrive i paesaggi, i riflessi della luce sul mare, il volo ed il carattere degli uccelli, le spiagge e gli ambienti naturali tutti. Nel modo in cui ascolta e osserva i fenomeni naturali restituendogli vita propria. Nel modo in cui considera l’olivo e l’alloro nel loro rispettivo ruolo. Nel modo in cui interpreta il carattere che contraddistingue queste e altre essenze colturali. Nel loro discorrere e ascoltare giace l’essenza vera del “logos” che ruota intorno alla Creazione “oikos”. E questo fa di “Questi Tre” degli straordinari precursori dell’ecologia. Un profeta precursore, un santo “naturale” ed un  poeta interprete della più autentica “Ecologia dell’essere”.

Con questa filosofia di fondo,  è stata presentata e inaugurata al castello aragonese di Reggio Calabria il giorno  16 dicembre la mostra "Dante Eco - Spirito Green"progetto ideato dal fotografo Giampiero Corelli e dall’agronomo Francesco Tassone.   Un convegno straordinario ha accompagnato l’inaugurazione della mostra con ospiti di eccellenza che hanno elevato la parola a fonte di ispirazione ricollegando con professionalità e rigore le tre figure simboliche di Dante, Gioacchino e Francesco ai giorni nostri. L’assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria Patrizia Nardi ha dato il via, con parole ispirate e ispiranti ad una epifania di interventi prestigiosi e appassionanti. Gli interventi ricchi di intensità emotiva e culturale si sono susseguiti dal Presidente del Centro Studi Gioachimiti Prof. Riccardo Succurro, al Magnifico Rettore dell’Università Dante Alighieri Prof. Salvatore Berlingo, a Frate Eugenio Clemenza degli Ordini Minori sino agli stessi ideatori e realizzatori del progetto Dante Eco, Giampiero Corelli e Francesco Tassone. Imperdibile la mostra fotografica ricca di  preziosi spunti ecologici, spirituali e ispirazionali, già esposta con grande successo al Palazzo Rasponi di Ravenna, da adesso disponibile sino al 9 gennaio presso il castello Aragonese di Reggio Calabria.

Il programma di tutti gli eventi è disponibile sul sito www.spiritogreen.it

 

Rate this item
(0 votes)

 

 

Di Pasquale Romeo - Psichiatra - www.pasqualeromeo.it

VECCHI MITI

1. Il normale rispetto dei ruoli.
2. La capacità di contenimento di emozioni della famiglia.

NUOVI MITI

1. Il nuovo rapporto relazionale trasformato dalla tecnologia.
2. Un overflow di informazioni dato dalla rete.
3. Una connessione continua che vieta la privacy familiare.
4. Trasformazione del focolare domestico in incendio domestico con conseguenze particolari e sicuramente cruente.

Per citare un noto film attuale alla stesura di questo libro ovvero Perfetti sconosciuti esiste oggi un pubblico ed un privato come è sempre esistito, ma la società multitasking ha anche aggiunto un luogo segreto.

Il segreto appartiene alla nascita di u nnuovo tipo di  identità che non è più solo una monolitica pietra, ma invece multiforme, cangiante, variopinta, oltre il limite, grazie alla virtualità.

Pur essendoci una identità dominante, la tecnologia ha consentito lo sviluppo di vite parallele che creano delle piccole identità, dove si realizza un luogo segreto che prima o poi scoppia creando nelle coppie, nelle amicizie ed in qualsiasi rapporto umano delle altisonanti verità, trasformando il pensiero forte in pensiero debole.

Una società multiforme, che vive continuamente il suo carnevale di Rio e che è passata da uno a nessuno e centomila, con grande facilità, accellerata dalla tecnologia, camminando sul ghiaccio sottile a grande velocità, il problema consiste nel fermarsi,  si rischia di sprofondare nell’acqua gelata.

Abbiamo perso piano il senso di ogni relazione e il buonismo e la comodità degli anni Ottanta e Novanta ci hanno fatto pensare che ogni relazione è scontata.

Forse è normale incentivarla, costruirla, impegnarsi sulla stessa, coltivarla?

Ogni relazione è un impegno, nel momento in cui la diamo per scontata, finisce.

La perdita del sudore e del sacrificio in ogni relazione è l’inizio della fine. Adagiarsi sui rapporti umani, tenerli così come sono, senza investire più niente, senza metterci energia ma dando per scontato in modo narcisistico che tutto vada bene porta  piano piano fino alla dissoluzione.

Il modo miglior per capire che cosa è una relazione dovrebbe essere vivendola dalla fine, solo da quella parte si capisce cosa è andato storto, ogni relazione coniugale dovrebbe iniziare dal  divorzio.

Rate this item
(2 votes)

 

La normalità è un concetto che ha perso il suo significato. Diventa normale solo ciò che statisticamente ha un significato. Il mito della normalità oggi sembra così costituito:

1. È normale autoincentivarsi, dire che si è importanti, non farselo dire più dagli altri ma da

se stesso, esprimere sornionamente ed in maniera accattivante una immagine di sé che non

corrisponde alle aspettative.

2. È normale non avere sensi di colpa, ma pensare solo al soddisfacimento personale.

3. È normale dedicarsi solo al proprio godimento senza considerare il futuro.

4. È normale passare sopra ad un collega, distruggerlo ed umiliarlo se c’è di mezzo la propria

carriera.

5. È normale limitare l’azione degli altri ed esercitare il proprio potere, esautorando, emarginando, facendo passare per folli i saggi, esprimendo sarcasticamente la propria antisocialità deviante.

6. È normale manipolare gli altri se questo serve per il nostro fine egoisitico e personale.

7. Cosa è normale se non un incentrare tutto su se stessi dimenticando che c’è anche l’altro.

Se intendiamo per normale la statistica tutto ciò  che abbiamo detto fin’ora è normale. Ma lo è veramente? Per continuare:

1. La mancata indipendenza dei teenager che arrivano a quarant’anni a vivere ancora con i

genitori.

2. I separati che non hanno la capacità di prevedere il proprio futuro dal punto di vista economico e tornano a casa con i propri genitori.

3. I delitti in famiglia che sono lesioni, percosse, violenza in genere fino ad arrivare all’omicidio.

4. I litigi furibondi ed interminabili in un casa per questioni di eredità fino a rinnegare il vincolo

di sangue.

5. Una sessualità che si svolge con tanti partner.

6. L’uso ricreativo di sostanze.

7. Una società che chiede molto innescando una depressione relativa (ci si sente incapaci, inetti,

e moralmente a terra per tutto ciò che si dovrebbe fare).

9. Una società che ci sovraccarica di informazioni inutili attraverso il mezzo internet.

10. La mancanza di letture appropriate che ci fanno crescere.

11. La mancanza di maestri.

12. Lo scaricare i biglietti della lap dance nei fondi pubblici.

13. Regalare i gioielli all’amante e farseli pagare dal gruppo politico.

14. Prendersi tangenti per ogni lavoro pubblico che viene fatto.

Tutto questo può configurare e strutturare dei disturbi di personalità che per tal motivo diventano sempre più numerosi, larvati, sotterranei e presenti in mezzo a noi come tante mine vaganti. Gli ultimi punti che trovate sembrano molto rappresentati oggi e senza censure o possibilità di salvezza, si perpetuano tra le generazioni che sostengono: meglio un po’ di soldi oggi che sacrificio dignità e stima.

Anche questo è normale?

Rate this item
(0 votes)

 

Di Pasquale Romeo - Psichiatra - www.pasqualeromeo.it

“Non creare problemi” è il motto di oggi, “Tranquillo tutto si aggiusta”, “Non preoccuparti” ma in questo modo, paradossalmente, abbassando la quota d’ansia non si risolve niente ed il normale, l’uomo normale senza ansia procede in maniera incauta tra spine e rovereti, così prima o poi si fa male.

Ma siccome l’ansia è l’unico metodo per affrontare il disagio dell’esistenza, la perdita di questa condizione psichica che nella sua forma più accesa diventa angoscia trasforma l’uomo.

 L’uomo normale oggi è senza ansia oppure ne ha troppa perché  non più abituato a gestirla?

L’ansia perciò va mitigata, eliminata, oggi diciamo  curata in modo psichiatrico attraverso farmaci o psicoterapie, oppure con le distrazioni sempre più presenti (telefonini, televisioni, computer, piaceri fisici) che sono  gli ansiolitici di questa epoca  come i  giochi d’azzardo, macchinette mangia soldi, gare di velocità, e tutto ciò che può darci novità a seconda della predisposizione al  piacere sia fisico (vedi sessualità) o materiale (utilizzo del denaro per acquisti compulsivi). L’ansia perciò è molto importante ed anche grande, nonostante tutto, la voglia di eliminarla, poiché a volte diviene fastidiosa e compromette oltre certi livelli il normale vivere. L’obliterazione dell’ansia tramite psicofarmaci, sistemi edulcorati e gratificanti quanto ha contribuito nello sviluppo di un nuovo modo di vivere e quindi di essere normali?Parlare di normalità significa potere capire chi siamo e quale persona abbiamo di fronte.  E’ come un venditore che sa quale prodotto vendere perché sa a quale persona poterlo vendere.Esistono varie tipologie di persone, nonostante pensiamo di essere tutti diversi, siamo in qualche modo tutti uguali. Nonostante a nostro modo pensiamo di essere speciali apparteniamo, invece,  sempre a delle tipologie specifiche.   Potremo semplificatamene in questo libro cercando di capire la normalità,  parlare di quattro tipologie semplici e lapalissiane senza scomodare le diagnosi della psichiatria o i grandi dogmi scientifici.

In maniera banale possiamo così riassumere:

  1. Alcuni di noi sono in cerca di qualcosa in uno stato di inquietudine esistenziale

  2. Alcuni di noi sono in uno stato di inquietudine ansiosa

  3. Alcuni di noi sono così presi da se stessi che non hanno bisogno di niente

  4. Alcuni  di noi non cercano niente e sono in stasi

Se riusciamo a intravedere queste quattro categorie possiamo comunicare e parlare di normalità.

In quale di queste si trova la normalità?

In quale condizione dovremmo essere per possiamo intravedere la possibilità di essere in equilibrio.

In quale invece siamo più fragili e più in bilico?

Facendo degli esempi pratici le quattro tipologie rappresentano rispettivamente quattro condizioni che così possiamo schematicamente riassumere:

  1. Condizione numero  uno: posso avere di più dalla vita

  2. Condizione numero due: non so, non sono sicuro di niente, sono preoccupato per il futuro

  3. Condizione numero tre: sto bene come sono

  4. Condizione numero quattro: io sono favoloso come me non c’è nessuno

In quale delle condizioni siamo disposti a cambiare, in quale invece non faremo niente?

Rate this item
(0 votes)

 

Di Pasquale Romeo - Psichiatra - www.pasqualeromeo.it

Alberto Sordi nella sua famosa commedia Il medico della mutua con la frase passata alla storia: “Signora si fida di me?”, tra le smorfie di un sorriso scanzonato, apre porte sconfinate riguardante la relazione con l’altro e l’importanza della stessa.

Come si deve vivere il grande rapporto con l’altro, come è cambiato  nella sua profondità e quale prospettive di incertezza ha creato nel tempo.

Ai tempi della commedia di Sordi fidarsi dell’altro era normale e la signora infatti si confida e si affida, consentendo al grande medico di fare per lei.

Da allora a oggi tante cose sono cambiate ed il medico che ha sempre rappresentato nell’immaginario collettivo una persona che riscuote fiducia anche oggi la stessa figura acquisisce un importanza ed un ruolo diverso.

L’incertezza del rapporto con l’altro, la precarietà della vita affettiva, la permanenza di una società che Bauman definisce liquida, la caduta di ideologie e steccati e quindi di regole importanti ha messo in bilico il rapporto con l’altro e la fiducia che è alla base dello stesso.

Ho fiducia in te e ti amo, caposaldo della struttura della relazione, oggi sostituita con ti amo perché ho fiducia di te.

La posposizione di questa allocuzione non consente l’amore.

L’amore è a prescindere e la fiducia secondaria e non primaria.

La struttura  della nostra società è diventata paranoica, poiché la società liquida incrinando le regole, le istituzioni, i valori e rendendo precario ogni rapporto dal lavorativo all’affettivo ha destrutturato la relazione con l’altro a tal punto che la fiducia è diventata un valore demodè ma ricercato e  diventa un aspetto  di base necessario, quando invece in origine la fiducia era lapalissiana, consequenziale e ovvia in un rapporto affettivo per cui ai tempi di Sordi prima si amava e poi si aveva fiducia.

Ora invece al contrario io non ho fiducia di te e quindi non ti amo!!!

Ma è proprio così!! Forse una volta era: “Io ti amo e quindi ho fiducia di Te!” Ovvero la fiducia come la fede è un salto razionale e non può avere degli appigli fatti di dati scientifici ma invece è solo un momento espressione di  amore.

L’altro rappresenta per noi un momento importante, noi esistiamo prima nella mente dell’altro e poi nella nostra e così nasce l’amore. La fiducia nasce dopo l’amore dal fatto che esistiamo nella mente dell’altro prima della nostra e questo ci rassicura, ci conforta, ci dà forza.

Oggi siamo ancora sicuri di essere nella mente dell’altro?

Rate this item
(0 votes)

 

La normalità è un concetto che ha perso il suo significato. Diventa normale solo ciò che statisticamente ha un significato. Il mito della normalità oggi sembra così costituito:

  1. E’ normale autoincentivarsi, dire che si è importanti, non farselo dire più dagli altri ma da se stesso, esprimere sornionamente ed in maniera accattivante una immagine di sé che non corrisponde alle aspettative.

  2. E’ normale non avere sensi di colpa, ma pensare solo al soddisfacimento personale.

  3. E’ normale dedicarsi solo al proprio godimento  senza considerare il futuro.

  4. E’ normale passare sopra ad un collega, distruggerlo ed umiliarlo se c’è di mezzo la propria carriera.

  5. E’ normale limitare l’azione degli altri ed esercitare il proprio potere, esautorando, emarginando, facendo passare per folli i saggi, esprimendo sarcasticamente la propria antisocialità deviante.

  6. E’ normale manipolare   gli altri se questo serve per il nostro fine egoisitico e personale.

  7. Cosa è normale se non un incentrare tutto su se stessi dimenticando che c’è anche l’altro.

L’altro è morto! La morte del prossimo dice Zoja in un suo libro.

Il prossimo, ovvero la persona che abbiamo vicino è ancora per noi importante? Oppure l’educazione degli ultimi venti anni è stata mirata solo all’individualismo, al narcisismo, al soddisfacimento dei propri bisogni non sviluppando più concetti importanti come l’empatia.

Essere empatici significa provare la sofferenza che prova un altro, sapere inchinarsi all’altro, guardarlo nella sua essenza ovvero in un'unica parola essere misericordiosi.

L’educazione degli ultimi anni per usare una parola di Vittorino Andreoli noto psichiatra è stata (im)possibile.

La perdita delle  importanti figure istituzionali che in un paese erano il prete (la Chiesa), il commissariato,  il comune (lo Stato) e la famiglia (il padre) ha portato a dei cambiamenti epocali e da quando Nietsche si è espresso, in maniera quasi cinica, nel suo importante lavoro filosofico, dicendo alla fine dell’Ottocento che Dio è morto si era già innescato il non senso della nostra vita verso un nichilismo crescente dove la morte del prossimo è solo la diretta conseguenza.

Rate this item
(2 votes)

 

Di Pasquale Romeo - PSICHIATRA - www.pasqualeromeo.it

Come Tanti Bebè mettiamo il muso nei babà, edulcorando la nostra esistenza e dimenticando malesseri e cose amare. La curiosità mette angoscia anche quella eliminiamola, vivendo in un brodo zuccherino di eterno presente. La tematica di Socrate, ovvero sapere di non sapere, è stata obliterata perché dava angoscia, il futuro si è annullato in quanto generatore di minaccia e angoscia e si è disciolto in un fantomatico presente. La logica corrente, il modello culturale dominante vuole che l'angoscia sia un senso di frustrazione e malessere. Se invece l’angoscia come nella famosa commedia Wating for Godot, che valse il premio Nobel a Becket, fosse una premessa imprescindibile dell’essere umano che apre le prospettive, apre porte socchiuse, crea nuovi momenti della nostra esistenza?

Nell’angoscia e tramite l’angoscia si realizza qualcos’altro che è connesso all'avvenire. L’angoscia sta al mondo, come il futuro al presente. Senza angoscia si spegne il nostro motore.

Nella scelta c’è angoscia e se non si sceglie non c’è più angoscia. Una società che non si angoscia a scegliere è una società che non cresce. Una società che non vuole soffrire fa scomparire quello che Carotenuto chiamava l’uomo inquieto che invece è il più creativo, quello che risolve i problemi e dà un senso all’umanità.

Il normale, in senso statistico, ovvero l’uomo medio, colui che  eliminando l’angoscia non ci crea problemi, che è felice e beato nella sua esistenza, magari un può con le guanciotte rosee, come l’eterno ubriaco, felice per sempre della sua esistenza senza mai chiedersi in modo consapevole se qualcosa può andare o non può andare. La frustrazione dell’angoscia è come un filtro per la scelta, venendo meno questa ne viene meno la scelta positiva ed il futuro.

“Non creare problemi” è il motto di oggi, “Tranquillo tutto si aggiusta”,  “Non preoccuparti” ed invece, paradossalmente, così senza ansia tutto non si risolve.

Ma siccome l’ansia è l’unico metodo per affrontare il disagio dell’esistenza, la perdita di questa condizione psichica che nella sua forma più accesa diventa angoscia, trasforma l’uomo, facendo diventare l’uomo di oggi, l’uomo senza ansia: bebè con babà.

Anche questo è very, è  normal, è people.

Rate this item
(1 Vote)

 

Di Pasquale Romeo - Psichiatra - www.pasqualeromeo.it

A volte si ha quasi paura di esprimere la vita che si vuole…una vita fatta di qualcosa che manca, un anelito alla nostra esistenza che tutti quanti vorremo e non abbiamo mai il piacere di chiedere.

Ci siamo chiesti che  significato ha che  un mondo che proviene da grandi ricchezze (l’Italia negli anni Ottanta era il settimo paese del mondo) da ipertecnologie, dall’andare sulla luna ed utilizzare i razzi abbia un ritorno al passato, attraverso la moda vintage.

Ecco le vespe del passato, le auto non utilizzate più, le vecchie 500, un ritorno ad un Italia che era in crescita prima del boom economico, in cui il Pese era motivato e aveva un senso trovare una rotta, una continuità e non essere semplici viandanti senza ritorno.

Nel dopoguerra si sapeva bene da dove si veniva, le relazioni umane erano improntate alla solidarietà ed i rapporti umani erano chiari, precisi e la parola tra due persone aveva ancora un senso.

Oggi nell’educazione della contraddizione  (dovremo chiederlo alle nostre agenzie educative come la famiglia e la scuola) in cui tutto è permesso, si può essere tutto ed il contrario di tutto e niente acquisisce un chiaro significato verso un senso.

Viandanti senza ritorno con un biglietto di sola andata che cercano una vita che non hanno e che vorrebbero ben altro.

Chi ha il coraggio di capire che cosa vuole? Chi ha la forza di dire cosa cambiare ed avere la determinazione per farlo? Se siamo viandanti con un biglietto di solo andata non sappiamo dove tornare per cui ogni strada è uguale all’altra e il principio di contraddizione nell’epoca windows non ha più senso ed  è solo un momento per inscenare nuovi spettacoli sul palcoscenico che ci rappresenta continuamente.

Inoltre in una società-mondo, per citare Lipovetsky, in cui al logos si è sostituita la physis, ovvero alla parte razionale che è rappresentata dall’intelletto abbiamo sostituito il corpo con le sue sensualità, tutto ciò che è visibile è diventato reale e l’invisibile che apparteneva al nostro spirito, svilendolo, ci ha reso tutti uguali.

La diversità non sta nel corpo ma nell’intelletto che dà un senso al corpo e consente alla nostra carcassa umana di non essere solo un corpo che si trascina, di non essere un biglietto obliterato senza ritorno ma di acquisire una patria, un ideale ed una rotta nella navigazione della nostra vita così, dopo, possiamo chiederci la vita che vogliamo…

Insomma non basta una vespa ed una 500.

Pagina 1 di 3