Il Commissario alla Sanità Massimo Scura ancora una volta marginalizza e snobba la nostra Città ed il diritto alla salute dei nostri concittadini nel silenzio assoluto del responsabile della salute dei reggini Giuseppe Falcomatà. Per questo sono costretto di nuovo ad intervenire e a stigmatizzare la realtà sanitaria in cui versa la nostra ormai defunta città. Dopo le nefandezze generate dai recenti decreti regionali sui tagli alla sanità privata reggina, mi tocca far emergere un altro drammatico problema in cui versa Reggio Calabria da circa 10 anni: l’assenza di un Centro Dialisi “Territoriale” di competenza dell'ASP, ma soltanto la presenza di un’area dialisi Ospedaliera presso il G.O.M. che prende già in carico 100 pazienti (il massimo che possa supportare), laddove i pazienti sono circa 152.

Da tale pesante inefficienza viene vissuto un dramma per circa 52 ammalati costretti, per sottoporsi a tali cure, a doversi recare fuori dal proprio comune con incredibili difficoltà di spostamenti. Si tratta di pazienti anziani, fragili e in gravissime condizioni di salute: nello specifico 6 di costoro sono costretti a recarsi con i propri mezzi a Melito Porto Salvo ( 32 km), altri 12 a Scilla ( 26 km) ed addirittura 34 fuori regione (nella vicina Messina) presso “centri privati”.

In una situazione di assoluto declino e povertà economica e morale in cui ci troviamo già da anni in maniera purtroppo quasi irreversibile, per questi sfortunati reggini si evidenzia un danno economico per le deficitarie casse regionali di circa 1.200.000 annui.

A questo punto mi chiedo: come è possibile che per un privato fuori regione si trovino tante risorse economiche?

Questa gente che già vive il dramma della malattia è costretta a subire oltre al danno la beffa, che consiste nel costringerli ad alzarsi alle 4 del mattino per fare rientro a casa alle 14 circa, per poter rispettare i tempi del servizio navetta che questi stessi centri mettono a disposizione, rinunciando però ai rimborsi che per diritto spetterebbero.

Chiedo altresì a questa inesistente quanto inefficiente Amministrazione: perchè per un privato fuori regione si trovano tante risorse e per una qualunque soluzione dentro il comune di Reggio Calabria esistono mille impedimenti? Una situazione disumana che soltanto chi si sottopone a dialisi in condizioni di spostamenti “normali” e nel proprio comune di residenza può capire.

Difatti da ciò molti sono i pazienti che minacciano seriamente di lasciarsi morire piuttosto che sottoporsi a tale ulteriore calvario che si aggiunge ad una condizione di salute, di età e di condizioni economiche già particolarmente drammatiche.

La città deve sapere che da un anno è stata interessata la Prefettura affinché attraverso la convocazione di un TAVOLO TECNICO con la partecipazione di ANED, ASP RC, Dipartimento tutela salute Regione Calabria, Commissario ad Acta per il piano di rientro ( sempre assente), Azienda Ospedaliera G.O.M. di Reggio Calabria e Città metropolitana di Reggio Calabria si potesse giungere ad una soluzione ragionevole per la realizzazione di un “Centro Dialisi Territoriale”, con l’obiettivo di realizzare dentro il perimetro comunale un centro territoriale e nell'attesa della creazione di tale struttura, attivare per un periodo limitatissimo di tempo, di massimo sei mesi, un terzo turno di dialisi presso l'Azienda Ospedaliera G.O.M. di Reggio Calabria, affinchè nell'immediato tutti i pazienti che si recano fuori comune potessero  interrompere la loro odissea.

Purtroppo però come in tutte le attività governate da questa fallimentare amministrazione comunale e regionale, da tali incontri, pressochè grotteschi e irrispettosi della sofferenza dei pazienti, il dipartimento tutela della salute della Regione Calabria non ha ancora volutamente prendere atto “con chiarezza”, senza equivoci burocratici, della esplicitazione di fabbisogno prodotto dall'asp di Reggio Calabria già a marzo del 2018 e autorizzare la realizzazione del “centro dialisi territoriale” senza indugi e atteggiamenti poco chiari.

Anche in questo ambito il commissario ad acta ing. Massimo Scura ha vergognosamente fallito visto che si era impegnato personalmente, entro i primi di aprile, ad attivare il terzo turno di dialisi presso il G.O.M. per un periodo di massimo sei mesi per poi rimandare tutto a maggio, poi a luglio, dopo ancora a settembre, e ultimamente ad ottobre.

Chiedo all’ing. Scura, che tanto bene conosce i calcoli, come è possibile che per il piano di rientro tolleri una spesa fuori regione di € 1.200.000 a favore di privati, e contemporaneamente risulti assente agli incontri in prefettura per trovare una soluzione dentro il comune di Reggio Calabria?

In qualità di Consigliere Comunale e soprattutto di cittadino che tiene alla salute del suo prossimo, appoggio e sostengo ANED nella sua esasperata ed ulteriore richiesta di intervento del Ministro della salute On. Giulia Grillo, affinché promuova una ispezione presso il dipartimento tutela della salute della regione Calabria e chieda spiegazioni al commissario ad acta, per capire quali motivi tecnici impediscono una semplicissima “presa d'atto formale” di una volontà di realizzare un centro dialisi territoriale nella città di Reggio Calabria interessando altresì il Ministero di Grazia e Giustizia per verificare se esistono profili di responsabilità penali da far emergere in chi ostinatamente non gradisce la realizzazione di un centro dialisi territoriale nella città di Reggio Calabria. 

Published in Top

In tutta schiettezza, non è che ispiri fiducia. E' troppo vero. Semplice come il pane, diretto come un camionista. Potrebbe uscirti 1 la crostata e tu sapresti che lui è la vera nonna e l'ha preparata con le sue mani. Potrebbe consegnarti l'auto e dire che ora è a posto, sorridendoti con le mani unte di grasso. Potrebbe, indicarti il numero della suite di un hotel di lusso o indifferentemente stare al timone di un motopeschereccio di quei bastoncini di pesce. E tu, ti sentiresti al sicuro.

Potrebbe essere anche un buon Ministro degli Interni. Fateci caso, Salvini è un coltellino multiuso. Ha la risposta, multiuso.

Salvini è tutto. Fraternizza con i multietnici, si fa dare del razzista docilmente, ma ti abbraccia anche il nero. Insomma, è il prodotto genuino che tutti avremmo voluto come miglior amico in grado di tirarci fuori dai guai. Ed i guai ci sono tutti.
Perché dunque non crederci, all'italiano DOC. Della Lega. Che unisce l'Italia?

E non solo l'Italia: anche gli africani gli sono amici. Decine di africani, quelli della tendopoli, passeggiano con lui e si fanno pure i selfie. Ed egli li tiene seco.

E mentre i leoncavallini di Milano e i rossi di Bologna, tra un joint e l'altro, difendono i neri vestiti da rastaman, i neri non rastaman vanno d'accordo con Salvini. Bisognerebbe chiedere a lui, il perché dell'arcano. Ma si sa: risponderebbe ciò che tutti pensano. "Spaccio di stupefacenti".

E infine, si è arrivati al punto che tutti pensano la cosa giusta. Mentre l'italia era di sinistra, ci si preoccupava invece di Pensarla Diversamente, P.D., era questo l'acronimo.

Ma dato che ora c'è un leader che ragiona com'è scontato, lo si ama. Col secessionismo o senza, li seppellisca o meno la lava, anche quelli del Sud lo amano.
Con buona pace della sinistra, che non trova più sillogismi filosofici, né artifici retorici, né maschere efficacemente sardoniche, che azzecchino un punto - che sia uno - contro il nemico.

 

Piccola digressione. Perché la disfatta dell'ideologia sinistrorsa?

 

Il tipico intellettuale di sinistra dissente sempre con l'avversario politico, si sforza di superare il compagno, ed oltre a non ascoltare entrambe le parti, tende a contraddire pure se stesso. Figurarsi la realtà.
L'ultimo esperimento del PD, pare essere quello di pensarla diversamente ANCHE dal creatore del PD, che appare inadeguato. Prima o poi, simpatizzeranno per la Lega.

 

Che ne sarà della tendopoli?

 

E dire che la tendopoli deve sparire. Si dovrebbe, nei piani del leader del carroccio, eliminare quest'orrore. Centinaia di tende sotto il sole che spacca le pietre. Sono ragazzi, bravi ragazzi per lo più, che pedalano sotto il sole per buscare un tozzo di pane. Pare di vedere gli italiani, gli anni cinquanta, quando ancora faticavano.

Ma nostalgie a parte, le loro condizioni sono intollerabili. Basterebbe il calore che abbatte ad uno ad uno reporter e giornalisti, in bilico sul filo della lipotimia, caldo che questa gente non può combattere con forniture d'acqua sufficienti o abitazioni climatizzate. Non c'è l'ombra di un albero, la macchia mediterranea imbiondita è immobile, non c'èun filo di vento.

L'immigrazione clandestina è un reato. Ma qui a San Ferdinando, sono quasi tutti regolari.
Anche stavolta per Salvini, la risposta è ovvia: è l'emigrazione economica, il problema. Se non arrivano, gli immigrati non si troveranno male. Per emigrare, i migranti devono prima trovarsi bene, viaggiare in aereo ed incentivare, all'arrivo, l'economia locale.

C'è anche qualche dissidente, un coretto con la T-shirt rossa sotto una casetta di legno, le proteste non si sentono nemmeno ed il tragitto che separa la tendopoli dall'opra dei pupi è rovente. Non pervenuti.

 

SALVINI. E LA NDRANGHETA?


Saviano gli schiuma dietro che è colluso? E lui, stamane a Rosarno, ti consegna il bene sequestrato alla 'ndrangheta. E lui, dopo aver visitato San Ferdinando, si reca allo svincolo di Scilla per commemorare gli appuntati Fava e Garofalo, uccisi 24 anni fa dalla ‘ndrangheta stragista.
Saviano vorrebbe, insinuare che la 'ndrangheta si fa sequestrare le cose per mantenere il patto segreto con quello scorpione di Salvini, ma sarebbe poco giornalistico. E molto querelabile.


E riguardo alla presenza di note famiglie della malavita calabrese nel suo primo incontro di Febbraio?
Salvini "incontra migliaia di persone al giorno" ed dunque non può "conoscere tutti quelli che sono in una chiesa, in un ristorante, in un'aula. Ovvio.
E i 49 milioni sottratti alla Lega? "Miliardi", ironizza.

Il buon senso ha contagiato l'Africa ed i fratelli del continente più povero sembrano arrivati già leghisti. Verrebbe da importarli, ma sarebbe contrario al loro stesso buon senso. Vedono un Salvini buono, ragionevole, quello che insomma vedono tutti. Da quando i giornali lo riportano.

 

Cesare Minniti

 

 

 1 ) ndr.: meridionalismi!

 

servizio di Cesare Minniti

Published in Reggio Metropolitana

Parlare di 'ndrangheta fa bene. Giusto, perché? 

Perché abbiamo attorno un muro, "con in cima cocci aguzzi di bottiglia". E questa cappa che ci costringe alla povertà ed all'emigrazione, nel benestare della politica locale e nazionale, non è detto debba necessariamente sfociare nella delinquenza. 
 
La spinta è forte, come il desiderio di rivalsa, l'ambizione negata dei giovani comprensibilmente sfocia nella rabbia e nella ribellione, nel rifiuto di identificarsi con una nazione che sin da subito ha fatto del suo Sud un serbatoio di leve operaie e militari da desertizzare a beneficio strategico. Per quanti crescono in quel deserto, e non in un'ampolla di qualche salotto bene, c'è qualche associazione di "amici" che aiuta a sopravvivere ed a morire, e poi c'è una mano che da lontano ti invita ad aderire ad un sentimento quasi impraticabile: a schierarti contro i forti che ti stanno attorno, il quartiere degradato dove lavori e fai spesa, in nome di uno Stato che ha la dimensione di una stella in una notte poco chiara. E' difficile. L'altra via, quella del dovere, della missione e del sacrificio per la propria terra e per la propria coscienza, nell'aspettativa che le cose potrebbero peggiorare, è un sentimento cristiano difficile, che tuttavia molti sanno abbracciare, e ciò dovrebbe farne i protagonisti assoluti di qualsiasi romanzo sul Sud.
 
Parlare di 'ndrangheta fa bene quando si usa il "noi", non il "noi buoni", il "loro cattivi", ma il noi, uomini; la nostra storia, fatta di cadute e di promesse, il nostro popolo. Solo dalla prospettiva degli Argirò, si capisce la condizione di essere "in mezzo a qualcosa di ingiusto" e quel desiderio di rivalsa e l'orgoglio per ciò che di bene cresce nell'Aspromonte, ed è l'unica leva capace di riscattarlo. Solo chi è dei nostri può vantarsene, solo chi usa il "noi" capisce la dimensione della bellezza che colse Alvaro, nel descrivere personaggi veri, problematici in una terra problematica e bella. Dagli attici newyorkesi, non ci si arriva.
 
Miserabile è chi traccia una linea per terra, per schierarsi dalla parte degli estranei, degli immacolati; di chi si sente senza peccato scagliando pietre contro San Luca, l'adultera. 
Intanto Saviano fa soldi sulla pelle dei bambini, mette scorpioni sulla pelle dei bambini. Questo paese sarà per forza vittima della entomobofia grossolanamente sponsorizzata da Saviano. Saviano riceverà l'ingiusta condanna dei delinquenti, rispetto ai quali non è che un rivale ideologizzato, e troverà la giusta condanna del popolo di San Luca, di cui l'intruso ha inquadrato le pudenda, e non il volto.
 
Non le sublimi espressioni di arte e bellezzza e natura, non la prospettiva di speranza, ma la malattia, e la fantasia perversa di trovare la forma del male, ovunque, non solo sulla pelle dei bambini, ma anche nella forma del paese, e nelle nuvole di passaggio, a forma di scorpione, come le corna di certi barbari scrittori.
 
Per questo non posso ammirare un Saviano che ha appreso il meccanismo perverso della comunicazione, e che sa distillare il male scremandolo dal bene, e questo artificio alchemico lo chiama "San Luca".
 
Parlare di 'ndrangheta è necessario. Se serve a proiettare i lettori verso la visione di un paese da riscattare, che deve rialzarsi sul proprio bene, puntare i piedi su quel lembo di roccia che ha la forma che non piace a Saviano, quella della cultura, del profumo, della speranza. Dell'ulivo e dell'uva, dell'acqua e della letteratura, della musica e della speranza.
 
Certo, parlare di 'ndrangheta. Sempre. Aborrire l'omertà, recarsi al commissariato per denunciare la 'ndrangheta. Ma, facendolo, non si deve rimanere esposti alla morte. Questo invito all'eroismo non è realistico.
 
Parlare di 'ndrangheta va bene se si separa la gramigna dal grano, e se non si brucia tutto il campo. Bruciarono i campi di San Luca i Mezzatesta del realista Alvaro, e bruciano oggi i campi di San Luca i romanzieri speculatori alla Saviano, per costruirvi sopra il proprio tornaconto. Sono colonialisti, sciacalli, delinquenti, non giornalisti, quelli che ricamano sui bambini l'etichetta, il marchio della delinquenza. Perché quel marchio non se ne andrà più. Succede, quando non si sente un popolo ed una terra come la propria.
 
Ho sempre scritto solo quello che penso, ed una collega un giorno mi ha chiesto "sei dei nostri o dei loro?". Avrei potuto rispondere "sono di una sola razza, quella umana" per ironizzare attorno a quando sia opportunistica la questione sull'etichettare i popoli e la gente. Avrei anche potuto licenziarla malamente, quella collega, o rispondere che è molto più difficile essere dalla parte della verità, che di un folto gruppo di professionisti, o 'ndranghetisti, o buonisti, o legalisti.
 
E' che ci si sente stranieri, sia in mezzo ai bulli della tua città, sia in mezzo a quelli della tua questura, sia in mezzo a bulli giornalisti che speculano sulla propria terra. E' che ci si sente, però, di amare tutta questa gente, che vive di pane e non di verità, ma è la tua gente ed in questo senso, non ti è straniera, ma sorella.
Servono entrambi i sentimenti per scrivere la verità. Senza scendere a patti con la morte, sia che adoperi la falce che la penna.
 
Bisogna salvarla, la tua terra, non abbandonarla, non crocifiggerla, informare sul male mettendo l'accento su ciò che di buono esiste, perché un conto è lavorare all'edificazione di un paese, un conto cooperare al suo smantellamento. E chi sa leggere tra le righe, anche la gente umile senza elementari, capisce bene quale sia il tono di un articolo, di un romanzo, di una serie televisiva. E se lo spirito è affossare una comunità per innalzare il proprio conto in banca, questa manovra non può e non deve destare simpatie, non in nome della giustizia e nemmeno in nome della Legge. E soprattutto, non in nome del giornalismo.

 

Cesare Minniti

Published in Grillo Parlante

di Cesare Minniti

 

28 Giugno 2018 VILLA SAN GIOVANNI (RC) - Dieci persone, tra cui un minorenne, sono state arrestate dai Carabinieri per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, ricettazione, intimidazioni, danneggimaneti, atti incendiari, detenzione e porto illegale di armi. Le indagini, dirette dal procuratore Giovanni Bombardieri, erano scattate a seguito dell'attentato intimidatorio, compiuto l'8 Agosto scorso a Bagnara Calabra, quando criminali all'ordine di Fortunato Praticò cl.'79 (individuato come responsabile e capo del sodalizio) avevano esploso alcuni colpi d'arma da fuoco contro l'abitazione del Comandante f.f. della Polizia municipale locale. L'organizzazione, smantellata oggi sul nascere, si propeneva di acquisire il controllo della piazza bagnarese e comprendeva oltre a Fortunato Praticò, tra i partecipanti ed organizzatori a vario titolo Perrello Rocco('68), Praticò Fabio('85), Caratozzolo Vincenzo('84), Scarcella Domenico ('84) e Cacciola Fabio('76), per i quali sono scattate le manette, oltre al minorenne P.R., cl.'02, custodito nell'istituto penale per minori e Leonardis Samantha('80), quest'ultima posta agli arresti domiciliari.

 

I particolari dell’operazione sono stati resi noti dal procuratore Giovanni Bombardieri, dal colonnello Giuseppe Battaglia e dal capitano Giuliano Carulli, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta alle ore 11.00 presso la sala conferenze del Comando Provinciale dei Carabinieri .

Gli indagati circolavano a bordo di autovetture con armi cariche. "In una delle intercettazioni ambientali - afferma il procuratore Bombardieri- vedendo avvicinarsi un'auto dei carabinieri, commentavano: 'se ci controllano, gli spariamo in faccia' ." "In un'altra occasione si erano dotati di armi per procedere ad un attentato il cui bersaglio non è stata identificato".

In relazione all'atto intimidatorio dell'Agosto 2017, Bombardieri ha sottolineato come i criminali avessero reagito non ad un'indagine condotta nei loro riguardi, ma rispetto ad un'azione di ripristino della legalità che aveva interessato categorie quali i venditori ambulanti abusivi: un'azione che minacciava il territorio di cui intendevano impadronirsi.

 

 

 

 

Intervista al procuratore G.Bombardieri:

 

 

 

Intervista al colonnello Giuseppe Battaglia:

 

 

 

 

Video dell'operazione:


Published in Reggio Metropolitana
 
A differenza di sport acquatici come canoa e kayak, risalire strada di casa propria non è uno sport. Serve comunque una buona dose di esperienza, determinazione ed una certa prontezza di riflessi per prevalere sulle rapide, con l'obiettivo finale di parcheggiare l'auto con l'esatta quantità di ruote di partenza. Intendersi d'idraulica aiuterà a scegliere punti non soggetti a forti correnti.
 
Possiamo studiare le turbolenze dell'acqua, per indovinare la presenza di tombini scoperti o crepacci sotto il pelo dell'acqua, ma il vero consiglio è: fidatevi dell'olfatto. La fogna che esce dai tombini può essere un vero alleato, in questo senso. Se siete sottovento e non sentite puzza, è improbabile che il punto da evitare sia di fronte a voi. Ciò non vale, ovviamente, nelle piazze o nelle cunette dove i liquami sono diffusi e stagnanti. Tanti trucchi da marinaio, inutile dirlo, a nulla servirebbero se giunti a casa non si assicurassero le gomene a pali non caduchi. E' importante non perdere l'auto durante la notte.
 
Infine, una banalità che è sempre bene ricordare: l'automobile è più pesante dell'acqua, quindi uscire dal finestrino anziché dagli sportelli , che hanno il difetto di aprirsi al di sotto della linea di galleggiamento. Tutto questo tam tam quotidiano, se rileggiamo attentamente la sequenza, ruota attorno al punto nodale del problema delle strade, che è l'automobile. Non fosse per quell'ostinata ortodossia nella scelta dei mezzi di trasporto, anche a Reggio sarebbe facile navigare, l'equivoco di fondo è che in città serva per forza un mezzo a ruote.
 
Dimenticando secoli di vita marinaresca, ed ignorando l'urbanistica veneziana, i reggini hanno scelto male imboccando un percorso senza ritorno che porta dal carretto al suv, scelta non intelligente in un contesto ambientale dove non costituisce la migliore forma di adattamento. Dunque l'appello è creare a Reggio, una via di mezzo tra la zattera ed il mulo, che garantisca un trasporto in tutto confort, tanto nel pantano quanto nella fiumara stradale.
 
 
di Cesare Minniti

 

Published in satire\/eritas

Riceviamo e pubblichiamo 

"Chi io sia e a che titolo parli, Lo chieda, cortesemente, alle 140.000 persone che ogni anno si rivolgono all’Istituto Clinico “De Blasi”, che ho fondato e dirigo da circa 40 anni.
Lo chieda ai 100 tra dipendenti e consulenti dello stesso Istituto.
In 40 anni di attività abbiamo realizzato una struttura multidisciplinare che dà risposte qualificate ed attendibili, arginando così, la migrazione diagnostica verso altri lidi lontani ritenuti migliori.
Abbiamo subìto ogni tipo di angheria vera e propria, da parte del potere politico di turno, che ha gestito le fasi autorizzative a suo piacimento, tanto che oggi il budget del reparto radiologia non supera i 200.000 euro (sic!) e quello del laboratorio è fortemente al di sotto della spesa che affrontiamo annualmente per il personale.
Siamo stati i primi, temporalmente, ad installate la TAC multislice e, per i giochi di cui sopra, non abbiamo mai ottenuto l’accreditamento, come peraltro nessuna struttura nella città di Reggio Calabria. Prova ne sia (cosa vergognosa) che il cittadino reggino non può usufruire del SSR per eseguire un qualunque esame TAC.
Con le nostre prestazioni, affidate a professionisti ai quali abbiamo dato la possibilità di lavorare in casa, senza emigrare, raggiungiamo diversi obiettivi.
Il primo è che salviamo vite umane quotidianamente.
Quelli che Lei chiama esami di basso livello, possono salvare, in pochi minuti, una vita. Un esame che costa meno di un cono gelato, per esempio la Troponina, diagnostica un infarto del miocardio in pochi secondi. Non solo.
La nostra opera diuturna, senza attese, drena tutta quella parte di popolazione che, altrimenti, si rivolgerebbe, intasandole, alle strutture di diagnosi e cure che sono quelle ospedaliere, con le quali collaboriamo al punto da mettere a disposizione gratuitamente i nostri strumenti ai colleghi ospedalieri in difficoltà momentanee e durature.
Altro effetto del nostro lavoro è quello che abbiamo il merito, e ce lo prendiamo tutto, di redistribuire più del 90 % di ciò che fatturiamo, alla Comunità, tra stipendi e indotto.
D’altra parte, se la gente sceglie le strutture come la nostra, un motivo ci sarà e Lei non può, con i Suoi decreti, inappropriati, illegittimi e, talvolta, vessatori e ricattatori, tarpare le ali a chi ha fatto della sua vita una vera missione sociale.
Lei sta demolendo, a colpi di decreti, basati su colossali bugie, un qualcosa che funziona, sia dal punto di vista medico che sociale.
I poteri di cui dispone, rievocano solo regimi dittatoriali, che mal si addicono ad un Paese che ha scelto la democrazia come forma di governo.
Mi auguro ci sia un Capo del Governo, un Ministro, che abbia il buon senso di destituirLa, perché i danni che Lei sta apportando alla gente di Calabria, sono gravi ed irreversibili. A tal punto che porteranno anche, molto verosimilmente, alla chiusura di strutture come la mia.
Infatti, i 100 dipendenti di cui mi avvalgo, i cui nomi e qualifiche, compreso il numero del libretto di lavoro, potrà trovare ovunque, anche sul sito internet, sono tutti validi e lavorano con me da non meno di 25 anni, con punte di 40.
Sono state avviate le procedure per il licenziamento collettivo. Ma chi scegliere? Grande dilemma. Risolto! Probabilmente tutti, non potendo scegliere..
Sono giunto a questa conclusione dagli insegnamenti della Bibbia. Muoia Sansone con tutti i Filistei!
Due parole, infine, per le sue bugie.
Ha falsamente affermato che Lei ha bloccato i rimborsi sulla base della mancata firma dei contratti, ma ha, colpevolmente, omesso di dire che in quei contratti ci chiede di rinunciare ad un’alta percentuale del fatturato 2017 e a rinunciare ad ogni forma di azione legale.
Due clausole vessatorie che rendono inqualificabile chi le ha concepite.
Mente, ancora, quando ci accusa di non so quale reato nel quale incorreremmo, all’atto in cui faremmo pagare ai pazienti le prestazioni, senza accettare l’impegnativa, allorquando il cittadino spende meno nel non presentarla.
Potremmo mai obbligare la gente a pagare di più, strappandogli di mano una ricetta che potrebbe benissimo non esibire?
Egregio Signor Commissario, invece di offendere la dignità dei professionisti, della gente e dello stato di necessità di chi è ammalato, veda di arginare le migrazioni della salute, di chiudere le strutture, anche fra le nostre, che non funzionano,e premi chi invece opera quale pilastro insostituibile della sanità sia pubblica che privata.
Abbattendo il budget, indiscriminatamente, senza senso e criterio, non facendo firmare contratti legittimi, Lei colpisce due elementi deboli della catena sociale: chi non ha le risorse per curarsi (per esempio gli esenti ticket) e i dipendenti che perderanno una opportunità unica nella loro Terra.
Ci accusa di strumentalizzare questi due concetti? Ridicolo.
Come potremmo erogare prestazioni gratuitamente e non pagare i dipendenti? A Lei la risposta, Signor Commissario.
Se dal Suo cappello a cilindro, invece di decreti, verranno fuori consigli utili, li accetteremo, ma ne dubito."

Published in Reggio Comune

 

 Servizio di Cesare Minniti

 

19 Magggio 2018 - In occasione dei 110 Anni del Corpo delle Infermiere Volontarie di Croce Rossa Italiana, il Centro di Mobilitazione II.VV. Regione Calabria in sinergia con l’Ispettorato delle Infermiere Volontarie di Croce Rossa Italiana di Reggio Calabria ha organizzato un evento celebrativo che si è tenuto il 19 maggio 2018 alle ore 17,30 presso “Piazza Paolo Orsi”, Museo Archeologico di Reggio Calabria.
L’evento si è articolato in due diversi momenti: la prima parte, presso “Piazza Paolo Orsi” – Museo Archeologico di Reggio Calabria, con l'illustrazione del percorso storico delle Infermiere Volontarie nel corso degli anni e la successiva evoluzione del Corpo stesso con gli impieghi delle Infermiere Volontarie nel panorama nazionale e internazionale.
Dopo questo primo momento lo schieramento delle Infermiere Volontarie della Calabria si è spostato presso l’”Arena dello Stretto” percorrendo il Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria, dove alla presenza dell’ Ispettrice Nazionale delle Infermiere Volontarie di Croce Rossa Italiana, Sorella Monica Dialuce, si è reso omaggio alle vittime del terremoto Reggio – Messina del 1908, evento che ricorda la prima uscita ufficiale delle Crocerossine sul territorio.
Il Corpo delle infermiere Volontarie, nel rispetto dei 7 principi di Croce Rossa, opera sia sul territorio locale che nazionale verso i più vulnerabili a conferma del loro motto: esse amano, confortano, lavorano, salvano.

Published in Reggio Comune

di C.M.

16 MAGGIO 2018, REGGIO CALABRIA - Ordinanza di custodia cautelare da parte dei Carabinieri nei confronti di 29 persone. A chiarire i dettagli dell'operazione "Mosaico" il procuratore Gaetano Paci durante la conferenza stampa di stamane, conclusasi mezz'ora fa.

I soggetti "avrebbero commesso una serie di reati connessi alla rapina, al furto ed alla spoliazione di risorse economiche di soggetti più deboli, normalmente anziani, la cui figura patrimoniale veniva attentamente studiata soprattutto in relazione alle loro possidenze canalizzate attraverso depositi canalizzati sulle Poste Italiane" 

 Le indagini, partite nel 2014, hanno permesso di mettere a fuoco l'attività di  che i criminali operavano all'interno di due organizzazioni criminali attive nel reggino, è infatti contestato reato acciosativo,  ed in particolare operanti sia su  Reggio Calabria, facenti capo a Commisso Domenico e  Andrea, nipoti di Commisso Giuseppe detto "il mastro", sia sulla Jonica con l'appoggio della 'ndrangheta di Siderno.

Contro le vittime, la complicità di direttori ed impiegati delle Poste infedeli che, sfruttando i permessi privilegiati al sistema, dichiaravano di essere mandanti o beneficiari dei trasferiementi, permettendo di riciclare il denaro.  45 risparmiatori colpiti.

   

 

Published in Reggio Comune

Interviste Elisabetta Marcianò e Cesare Minniti


Appuntamento per le strade della città, due chiacchiere su temi random, per conoscere meglio chi ci sta accanto.
l tema di oggi è la festa della mamma. Avete già pronto il regalo? 

9 Maggio 2018, Reggio Calabria

Published in Reggio Comune

Uno stage di portamento e posa fotografica firmato Jurji Patelli, stage basato sulle strategie di comunicazione non verbale, portamento e posa fotografica, si tratta della “Fashion School”, che ha avuto luogo sabato 28 aprile 2018 a partire dalle ore 12,00, presso i locali del Limoneto di Gallico Marina. A curare il tutto è stato il manager Christian Saccavino, che assieme al Fashion Director Jurji Patelli, affiancato da Elena Iannì, nota fotomodella calabrese, da Antonio Pellicanò, fotografo ufficiale e tutto lo staff di professionisti del settore Moda, sta creando opportunità formative sul territorio reggino. Jurji Patelli, già noto negli ambienti della moda Milanese, presente in diversi programmi televisivi e sulle maggiori riviste internazionali di settore, è approdato a Reggio Calabria con il sogno di dar vita ad una scuola dedicata alla moda, attivando da gennaio la Jurjis Class Academy che con successo oggi conta oltre 30 iscritti di tutte le età, dagli under 14, agli over 40. L’Accademia si pone l’obiettivo formare non solo chi desidera approcciarsi al mondo della moda e della televisione, ma anche chi vuole prendersi cura della propria persona partendo dalla postura, dal portamento e dalla ricerca del look più appropriato, per poter gestire con maggior disinvoltura le relazioni interpersonali. La giornata di sabato, ha voluto fornire l’opportunità di conoscere i programmi e le attività dell’Academy, offrendo un saggio di quelle che sono le metodologie formative e gli strumenti alla comunicazione non verbale. Il tutto si è articolato in una fase teorico-pratica dedicata ai concetti base, con l’approccio alla passerella e al set fotografico, un secondo step ha riguardato la cura del look, quindi make-up e hair style. La giornata formativa si è conclusa con lo studio delle coreografie ed un défilé di capi casual ed eleganti, di brand che hanno aderito in partnership allo Stage. La passerella ha visto protagonisti gli stessi stagisti, accompagnati dagli allievi della Jurjis Class Academy, che hanno avuto l’occasione di sperimentare conoscenze e competenze maturate durante le lezioni. Nel corso della serata sono avvenute le premiazioni/selezioni, sono state assegnate le fasce per miss e mister fotografia, moda, tv e simpatia. Inoltre sono stati assegnati due premi consistenti il primo nell’accesso in forma gratuita alla Jurjis Class Academy mentre il secondo in uno shooting a cura del fotografo ufficiale della scuola. La serata, aperta al pubblico, si è conclusa con un'apericena (su lista) e un party all’insegna della moda e della musica. 

Servizio a cura di VeritasNews24:

 

Published in Reggio Comune
Pagina 1 di 17
Editore: Cooperativa Soc. Turismo Per Tutti - Via Trapani Lombardo, 35 Gallico Reggio Calabria 89135 Italy
Tel: 0965.371156 - Cell: 393.975689
Quotidiano Registrato Al Tribunale Di Reggio Calabria N. 7 Del 28.09.2015
© 2015 - 2018 VeritasNews24
Tutti i diritti sono riservati

Search