In tutta schiettezza, non è che ispiri fiducia. E' troppo vero. Semplice come il pane, diretto come un camionista. Potrebbe uscirti 1 la crostata e tu sapresti che lui è la vera nonna e l'ha preparata con le sue mani. Potrebbe consegnarti l'auto e dire che ora è a posto, sorridendoti con le mani unte di grasso. Potrebbe, indicarti il numero della suite di un hotel di lusso o indifferentemente stare al timone di un motopeschereccio di quei bastoncini di pesce. E tu, ti sentiresti al sicuro.

Potrebbe essere anche un buon Ministro degli Interni. Fateci caso, Salvini è un coltellino multiuso. Ha la risposta, multiuso.

Salvini è tutto. Fraternizza con i multietnici, si fa dare del razzista docilmente, ma ti abbraccia anche il nero. Insomma, è il prodotto genuino che tutti avremmo voluto come miglior amico in grado di tirarci fuori dai guai. Ed i guai ci sono tutti.
Perché dunque non crederci, all'italiano DOC. Della Lega. Che unisce l'Italia?

E non solo l'Italia: anche gli africani gli sono amici. Decine di africani, quelli della tendopoli, passeggiano con lui e si fanno pure i selfie. Ed egli li tiene seco.

E mentre i leoncavallini di Milano e i rossi di Bologna, tra un joint e l'altro, difendono i neri vestiti da rastaman, i neri non rastaman vanno d'accordo con Salvini. Bisognerebbe chiedere a lui, il perché dell'arcano. Ma si sa: risponderebbe ciò che tutti pensano. "Spaccio di stupefacenti".

E infine, si è arrivati al punto che tutti pensano la cosa giusta. Mentre l'italia era di sinistra, ci si preoccupava invece di Pensarla Diversamente, P.D., era questo l'acronimo.

Ma dato che ora c'è un leader che ragiona com'è scontato, lo si ama. Col secessionismo o senza, li seppellisca o meno la lava, anche quelli del Sud lo amano.
Con buona pace della sinistra, che non trova più sillogismi filosofici, né artifici retorici, né maschere efficacemente sardoniche, che azzecchino un punto - che sia uno - contro il nemico.

 

Piccola digressione. Perché la disfatta dell'ideologia sinistrorsa?

 

Il tipico intellettuale di sinistra dissente sempre con l'avversario politico, si sforza di superare il compagno, ed oltre a non ascoltare entrambe le parti, tende a contraddire pure se stesso. Figurarsi la realtà.
L'ultimo esperimento del PD, pare essere quello di pensarla diversamente ANCHE dal creatore del PD, che appare inadeguato. Prima o poi, simpatizzeranno per la Lega.

 

Che ne sarà della tendopoli?

 

E dire che la tendopoli deve sparire. Si dovrebbe, nei piani del leader del carroccio, eliminare quest'orrore. Centinaia di tende sotto il sole che spacca le pietre. Sono ragazzi, bravi ragazzi per lo più, che pedalano sotto il sole per buscare un tozzo di pane. Pare di vedere gli italiani, gli anni cinquanta, quando ancora faticavano.

Ma nostalgie a parte, le loro condizioni sono intollerabili. Basterebbe il calore che abbatte ad uno ad uno reporter e giornalisti, in bilico sul filo della lipotimia, caldo che questa gente non può combattere con forniture d'acqua sufficienti o abitazioni climatizzate. Non c'è l'ombra di un albero, la macchia mediterranea imbiondita è immobile, non c'èun filo di vento.

L'immigrazione clandestina è un reato. Ma qui a San Ferdinando, sono quasi tutti regolari.
Anche stavolta per Salvini, la risposta è ovvia: è l'emigrazione economica, il problema. Se non arrivano, gli immigrati non si troveranno male. Per emigrare, i migranti devono prima trovarsi bene, viaggiare in aereo ed incentivare, all'arrivo, l'economia locale.

C'è anche qualche dissidente, un coretto con la T-shirt rossa sotto una casetta di legno, le proteste non si sentono nemmeno ed il tragitto che separa la tendopoli dall'opra dei pupi è rovente. Non pervenuti.

 

SALVINI. E LA NDRANGHETA?


Saviano gli schiuma dietro che è colluso? E lui, stamane a Rosarno, ti consegna il bene sequestrato alla 'ndrangheta. E lui, dopo aver visitato San Ferdinando, si reca allo svincolo di Scilla per commemorare gli appuntati Fava e Garofalo, uccisi 24 anni fa dalla ‘ndrangheta stragista.
Saviano vorrebbe, insinuare che la 'ndrangheta si fa sequestrare le cose per mantenere il patto segreto con quello scorpione di Salvini, ma sarebbe poco giornalistico. E molto querelabile.


E riguardo alla presenza di note famiglie della malavita calabrese nel suo primo incontro di Febbraio?
Salvini "incontra migliaia di persone al giorno" ed dunque non può "conoscere tutti quelli che sono in una chiesa, in un ristorante, in un'aula. Ovvio.
E i 49 milioni sottratti alla Lega? "Miliardi", ironizza.

Il buon senso ha contagiato l'Africa ed i fratelli del continente più povero sembrano arrivati già leghisti. Verrebbe da importarli, ma sarebbe contrario al loro stesso buon senso. Vedono un Salvini buono, ragionevole, quello che insomma vedono tutti. Da quando i giornali lo riportano.

 

Cesare Minniti

 

 

 1 ) ndr.: meridionalismi!

 

servizio di Cesare Minniti

Published in Reggio Metropolitana

Parlare di 'ndrangheta fa bene. Giusto, perché? 

Perché abbiamo attorno un muro, "con in cima cocci aguzzi di bottiglia". E questa cappa che ci costringe alla povertà ed all'emigrazione, nel benestare della politica locale e nazionale, non è detto debba necessariamente sfociare nella delinquenza. 
 
La spinta è forte, come il desiderio di rivalsa, l'ambizione negata dei giovani comprensibilmente sfocia nella rabbia e nella ribellione, nel rifiuto di identificarsi con una nazione che sin da subito ha fatto del suo Sud un serbatoio di leve operaie e militari da desertizzare a beneficio strategico. Per quanti crescono in quel deserto, e non in un'ampolla di qualche salotto bene, c'è qualche associazione di "amici" che aiuta a sopravvivere ed a morire, e poi c'è una mano che da lontano ti invita ad aderire ad un sentimento quasi impraticabile: a schierarti contro i forti che ti stanno attorno, il quartiere degradato dove lavori e fai spesa, in nome di uno Stato che ha la dimensione di una stella in una notte poco chiara. E' difficile. L'altra via, quella del dovere, della missione e del sacrificio per la propria terra e per la propria coscienza, nell'aspettativa che le cose potrebbero peggiorare, è un sentimento cristiano difficile, che tuttavia molti sanno abbracciare, e ciò dovrebbe farne i protagonisti assoluti di qualsiasi romanzo sul Sud.
 
Parlare di 'ndrangheta fa bene quando si usa il "noi", non il "noi buoni", il "loro cattivi", ma il noi, uomini; la nostra storia, fatta di cadute e di promesse, il nostro popolo. Solo dalla prospettiva degli Argirò, si capisce la condizione di essere "in mezzo a qualcosa di ingiusto" e quel desiderio di rivalsa e l'orgoglio per ciò che di bene cresce nell'Aspromonte, ed è l'unica leva capace di riscattarlo. Solo chi è dei nostri può vantarsene, solo chi usa il "noi" capisce la dimensione della bellezza che colse Alvaro, nel descrivere personaggi veri, problematici in una terra problematica e bella. Dagli attici newyorkesi, non ci si arriva.
 
Miserabile è chi traccia una linea per terra, per schierarsi dalla parte degli estranei, degli immacolati; di chi si sente senza peccato scagliando pietre contro San Luca, l'adultera. 
Intanto Saviano fa soldi sulla pelle dei bambini, mette scorpioni sulla pelle dei bambini. Questo paese sarà per forza vittima della entomobofia grossolanamente sponsorizzata da Saviano. Saviano riceverà l'ingiusta condanna dei delinquenti, rispetto ai quali non è che un rivale ideologizzato, e troverà la giusta condanna del popolo di San Luca, di cui l'intruso ha inquadrato le pudenda, e non il volto.
 
Non le sublimi espressioni di arte e bellezzza e natura, non la prospettiva di speranza, ma la malattia, e la fantasia perversa di trovare la forma del male, ovunque, non solo sulla pelle dei bambini, ma anche nella forma del paese, e nelle nuvole di passaggio, a forma di scorpione, come le corna di certi barbari scrittori.
 
Per questo non posso ammirare un Saviano che ha appreso il meccanismo perverso della comunicazione, e che sa distillare il male scremandolo dal bene, e questo artificio alchemico lo chiama "San Luca".
 
Parlare di 'ndrangheta è necessario. Se serve a proiettare i lettori verso la visione di un paese da riscattare, che deve rialzarsi sul proprio bene, puntare i piedi su quel lembo di roccia che ha la forma che non piace a Saviano, quella della cultura, del profumo, della speranza. Dell'ulivo e dell'uva, dell'acqua e della letteratura, della musica e della speranza.
 
Certo, parlare di 'ndrangheta. Sempre. Aborrire l'omertà, recarsi al commissariato per denunciare la 'ndrangheta. Ma, facendolo, non si deve rimanere esposti alla morte. Questo invito all'eroismo non è realistico.
 
Parlare di 'ndrangheta va bene se si separa la gramigna dal grano, e se non si brucia tutto il campo. Bruciarono i campi di San Luca i Mezzatesta del realista Alvaro, e bruciano oggi i campi di San Luca i romanzieri speculatori alla Saviano, per costruirvi sopra il proprio tornaconto. Sono colonialisti, sciacalli, delinquenti, non giornalisti, quelli che ricamano sui bambini l'etichetta, il marchio della delinquenza. Perché quel marchio non se ne andrà più. Succede, quando non si sente un popolo ed una terra come la propria.
 
Ho sempre scritto solo quello che penso, ed una collega un giorno mi ha chiesto "sei dei nostri o dei loro?". Avrei potuto rispondere "sono di una sola razza, quella umana" per ironizzare attorno a quando sia opportunistica la questione sull'etichettare i popoli e la gente. Avrei anche potuto licenziarla malamente, quella collega, o rispondere che è molto più difficile essere dalla parte della verità, che di un folto gruppo di professionisti, o 'ndranghetisti, o buonisti, o legalisti.
 
E' che ci si sente stranieri, sia in mezzo ai bulli della tua città, sia in mezzo a quelli della tua questura, sia in mezzo a bulli giornalisti che speculano sulla propria terra. E' che ci si sente, però, di amare tutta questa gente, che vive di pane e non di verità, ma è la tua gente ed in questo senso, non ti è straniera, ma sorella.
Servono entrambi i sentimenti per scrivere la verità. Senza scendere a patti con la morte, sia che adoperi la falce che la penna.
 
Bisogna salvarla, la tua terra, non abbandonarla, non crocifiggerla, informare sul male mettendo l'accento su ciò che di buono esiste, perché un conto è lavorare all'edificazione di un paese, un conto cooperare al suo smantellamento. E chi sa leggere tra le righe, anche la gente umile senza elementari, capisce bene quale sia il tono di un articolo, di un romanzo, di una serie televisiva. E se lo spirito è affossare una comunità per innalzare il proprio conto in banca, questa manovra non può e non deve destare simpatie, non in nome della giustizia e nemmeno in nome della Legge. E soprattutto, non in nome del giornalismo.

 

Cesare Minniti

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di Cesare Minniti

 

28 Giugno 2018 VILLA SAN GIOVANNI (RC) - Dieci persone, tra cui un minorenne, sono state arrestate dai Carabinieri per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, ricettazione, intimidazioni, danneggimaneti, atti incendiari, detenzione e porto illegale di armi. Le indagini, dirette dal procuratore Giovanni Bombardieri, erano scattate a seguito dell'attentato intimidatorio, compiuto l'8 Agosto scorso a Bagnara Calabra, quando criminali all'ordine di Fortunato Praticò cl.'79 (individuato come responsabile e capo del sodalizio) avevano esploso alcuni colpi d'arma da fuoco contro l'abitazione del Comandante f.f. della Polizia municipale locale. L'organizzazione, smantellata oggi sul nascere, si propeneva di acquisire il controllo della piazza bagnarese e comprendeva oltre a Fortunato Praticò, tra i partecipanti ed organizzatori a vario titolo Perrello Rocco('68), Praticò Fabio('85), Caratozzolo Vincenzo('84), Scarcella Domenico ('84) e Cacciola Fabio('76), per i quali sono scattate le manette, oltre al minorenne P.R., cl.'02, custodito nell'istituto penale per minori e Leonardis Samantha('80), quest'ultima posta agli arresti domiciliari.

 

I particolari dell’operazione sono stati resi noti dal procuratore Giovanni Bombardieri, dal colonnello Giuseppe Battaglia e dal capitano Giuliano Carulli, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta alle ore 11.00 presso la sala conferenze del Comando Provinciale dei Carabinieri .

Gli indagati circolavano a bordo di autovetture con armi cariche. "In una delle intercettazioni ambientali - afferma il procuratore Bombardieri- vedendo avvicinarsi un'auto dei carabinieri, commentavano: 'se ci controllano, gli spariamo in faccia' ." "In un'altra occasione si erano dotati di armi per procedere ad un attentato il cui bersaglio non è stata identificato".

In relazione all'atto intimidatorio dell'Agosto 2017, Bombardieri ha sottolineato come i criminali avessero reagito non ad un'indagine condotta nei loro riguardi, ma rispetto ad un'azione di ripristino della legalità che aveva interessato categorie quali i venditori ambulanti abusivi: un'azione che minacciava il territorio di cui intendevano impadronirsi.

 

 

 

 

Intervista al procuratore G.Bombardieri:

 

 

 

Intervista al colonnello Giuseppe Battaglia:

 

 

 

 

Video dell'operazione:


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A differenza di sport acquatici come canoa e kayak, risalire strada di casa propria non è uno sport. Serve comunque una buona dose di esperienza, determinazione ed una certa prontezza di riflessi per prevalere sulle rapide, con l'obiettivo finale di parcheggiare l'auto con l'esatta quantità di ruote di partenza. Intendersi d'idraulica aiuterà a scegliere punti non soggetti a forti correnti.
 
Possiamo studiare le turbolenze dell'acqua, per indovinare la presenza di tombini scoperti o crepacci sotto il pelo dell'acqua, ma il vero consiglio è: fidatevi dell'olfatto. La fogna che esce dai tombini può essere un vero alleato, in questo senso. Se siete sottovento e non sentite puzza, è improbabile che il punto da evitare sia di fronte a voi. Ciò non vale, ovviamente, nelle piazze o nelle cunette dove i liquami sono diffusi e stagnanti. Tanti trucchi da marinaio, inutile dirlo, a nulla servirebbero se giunti a casa non si assicurassero le gomene a pali non caduchi. E' importante non perdere l'auto durante la notte.
 
Infine, una banalità che è sempre bene ricordare: l'automobile è più pesante dell'acqua, quindi uscire dal finestrino anziché dagli sportelli , che hanno il difetto di aprirsi al di sotto della linea di galleggiamento. Tutto questo tam tam quotidiano, se rileggiamo attentamente la sequenza, ruota attorno al punto nodale del problema delle strade, che è l'automobile. Non fosse per quell'ostinata ortodossia nella scelta dei mezzi di trasporto, anche a Reggio sarebbe facile navigare, l'equivoco di fondo è che in città serva per forza un mezzo a ruote.
 
Dimenticando secoli di vita marinaresca, ed ignorando l'urbanistica veneziana, i reggini hanno scelto male imboccando un percorso senza ritorno che porta dal carretto al suv, scelta non intelligente in un contesto ambientale dove non costituisce la migliore forma di adattamento. Dunque l'appello è creare a Reggio, una via di mezzo tra la zattera ed il mulo, che garantisca un trasporto in tutto confort, tanto nel pantano quanto nella fiumara stradale.
 
 
di Cesare Minniti

 

Published in satire\/eritas

Riceviamo e pubblichiamo 

"Chi io sia e a che titolo parli, Lo chieda, cortesemente, alle 140.000 persone che ogni anno si rivolgono all’Istituto Clinico “De Blasi”, che ho fondato e dirigo da circa 40 anni.
Lo chieda ai 100 tra dipendenti e consulenti dello stesso Istituto.
In 40 anni di attività abbiamo realizzato una struttura multidisciplinare che dà risposte qualificate ed attendibili, arginando così, la migrazione diagnostica verso altri lidi lontani ritenuti migliori.
Abbiamo subìto ogni tipo di angheria vera e propria, da parte del potere politico di turno, che ha gestito le fasi autorizzative a suo piacimento, tanto che oggi il budget del reparto radiologia non supera i 200.000 euro (sic!) e quello del laboratorio è fortemente al di sotto della spesa che affrontiamo annualmente per il personale.
Siamo stati i primi, temporalmente, ad installate la TAC multislice e, per i giochi di cui sopra, non abbiamo mai ottenuto l’accreditamento, come peraltro nessuna struttura nella città di Reggio Calabria. Prova ne sia (cosa vergognosa) che il cittadino reggino non può usufruire del SSR per eseguire un qualunque esame TAC.
Con le nostre prestazioni, affidate a professionisti ai quali abbiamo dato la possibilità di lavorare in casa, senza emigrare, raggiungiamo diversi obiettivi.
Il primo è che salviamo vite umane quotidianamente.
Quelli che Lei chiama esami di basso livello, possono salvare, in pochi minuti, una vita. Un esame che costa meno di un cono gelato, per esempio la Troponina, diagnostica un infarto del miocardio in pochi secondi. Non solo.
La nostra opera diuturna, senza attese, drena tutta quella parte di popolazione che, altrimenti, si rivolgerebbe, intasandole, alle strutture di diagnosi e cure che sono quelle ospedaliere, con le quali collaboriamo al punto da mettere a disposizione gratuitamente i nostri strumenti ai colleghi ospedalieri in difficoltà momentanee e durature.
Altro effetto del nostro lavoro è quello che abbiamo il merito, e ce lo prendiamo tutto, di redistribuire più del 90 % di ciò che fatturiamo, alla Comunità, tra stipendi e indotto.
D’altra parte, se la gente sceglie le strutture come la nostra, un motivo ci sarà e Lei non può, con i Suoi decreti, inappropriati, illegittimi e, talvolta, vessatori e ricattatori, tarpare le ali a chi ha fatto della sua vita una vera missione sociale.
Lei sta demolendo, a colpi di decreti, basati su colossali bugie, un qualcosa che funziona, sia dal punto di vista medico che sociale.
I poteri di cui dispone, rievocano solo regimi dittatoriali, che mal si addicono ad un Paese che ha scelto la democrazia come forma di governo.
Mi auguro ci sia un Capo del Governo, un Ministro, che abbia il buon senso di destituirLa, perché i danni che Lei sta apportando alla gente di Calabria, sono gravi ed irreversibili. A tal punto che porteranno anche, molto verosimilmente, alla chiusura di strutture come la mia.
Infatti, i 100 dipendenti di cui mi avvalgo, i cui nomi e qualifiche, compreso il numero del libretto di lavoro, potrà trovare ovunque, anche sul sito internet, sono tutti validi e lavorano con me da non meno di 25 anni, con punte di 40.
Sono state avviate le procedure per il licenziamento collettivo. Ma chi scegliere? Grande dilemma. Risolto! Probabilmente tutti, non potendo scegliere..
Sono giunto a questa conclusione dagli insegnamenti della Bibbia. Muoia Sansone con tutti i Filistei!
Due parole, infine, per le sue bugie.
Ha falsamente affermato che Lei ha bloccato i rimborsi sulla base della mancata firma dei contratti, ma ha, colpevolmente, omesso di dire che in quei contratti ci chiede di rinunciare ad un’alta percentuale del fatturato 2017 e a rinunciare ad ogni forma di azione legale.
Due clausole vessatorie che rendono inqualificabile chi le ha concepite.
Mente, ancora, quando ci accusa di non so quale reato nel quale incorreremmo, all’atto in cui faremmo pagare ai pazienti le prestazioni, senza accettare l’impegnativa, allorquando il cittadino spende meno nel non presentarla.
Potremmo mai obbligare la gente a pagare di più, strappandogli di mano una ricetta che potrebbe benissimo non esibire?
Egregio Signor Commissario, invece di offendere la dignità dei professionisti, della gente e dello stato di necessità di chi è ammalato, veda di arginare le migrazioni della salute, di chiudere le strutture, anche fra le nostre, che non funzionano,e premi chi invece opera quale pilastro insostituibile della sanità sia pubblica che privata.
Abbattendo il budget, indiscriminatamente, senza senso e criterio, non facendo firmare contratti legittimi, Lei colpisce due elementi deboli della catena sociale: chi non ha le risorse per curarsi (per esempio gli esenti ticket) e i dipendenti che perderanno una opportunità unica nella loro Terra.
Ci accusa di strumentalizzare questi due concetti? Ridicolo.
Come potremmo erogare prestazioni gratuitamente e non pagare i dipendenti? A Lei la risposta, Signor Commissario.
Se dal Suo cappello a cilindro, invece di decreti, verranno fuori consigli utili, li accetteremo, ma ne dubito."

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 Servizio di Cesare Minniti

 

19 Magggio 2018 - In occasione dei 110 Anni del Corpo delle Infermiere Volontarie di Croce Rossa Italiana, il Centro di Mobilitazione II.VV. Regione Calabria in sinergia con l’Ispettorato delle Infermiere Volontarie di Croce Rossa Italiana di Reggio Calabria ha organizzato un evento celebrativo che si è tenuto il 19 maggio 2018 alle ore 17,30 presso “Piazza Paolo Orsi”, Museo Archeologico di Reggio Calabria.
L’evento si è articolato in due diversi momenti: la prima parte, presso “Piazza Paolo Orsi” – Museo Archeologico di Reggio Calabria, con l'illustrazione del percorso storico delle Infermiere Volontarie nel corso degli anni e la successiva evoluzione del Corpo stesso con gli impieghi delle Infermiere Volontarie nel panorama nazionale e internazionale.
Dopo questo primo momento lo schieramento delle Infermiere Volontarie della Calabria si è spostato presso l’”Arena dello Stretto” percorrendo il Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria, dove alla presenza dell’ Ispettrice Nazionale delle Infermiere Volontarie di Croce Rossa Italiana, Sorella Monica Dialuce, si è reso omaggio alle vittime del terremoto Reggio – Messina del 1908, evento che ricorda la prima uscita ufficiale delle Crocerossine sul territorio.
Il Corpo delle infermiere Volontarie, nel rispetto dei 7 principi di Croce Rossa, opera sia sul territorio locale che nazionale verso i più vulnerabili a conferma del loro motto: esse amano, confortano, lavorano, salvano.

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di C.M.

16 MAGGIO 2018, REGGIO CALABRIA - Ordinanza di custodia cautelare da parte dei Carabinieri nei confronti di 29 persone. A chiarire i dettagli dell'operazione "Mosaico" il procuratore Gaetano Paci durante la conferenza stampa di stamane, conclusasi mezz'ora fa.

I soggetti "avrebbero commesso una serie di reati connessi alla rapina, al furto ed alla spoliazione di risorse economiche di soggetti più deboli, normalmente anziani, la cui figura patrimoniale veniva attentamente studiata soprattutto in relazione alle loro possidenze canalizzate attraverso depositi canalizzati sulle Poste Italiane" 

 Le indagini, partite nel 2014, hanno permesso di mettere a fuoco l'attività di  che i criminali operavano all'interno di due organizzazioni criminali attive nel reggino, è infatti contestato reato acciosativo,  ed in particolare operanti sia su  Reggio Calabria, facenti capo a Commisso Domenico e  Andrea, nipoti di Commisso Giuseppe detto "il mastro", sia sulla Jonica con l'appoggio della 'ndrangheta di Siderno.

Contro le vittime, la complicità di direttori ed impiegati delle Poste infedeli che, sfruttando i permessi privilegiati al sistema, dichiaravano di essere mandanti o beneficiari dei trasferiementi, permettendo di riciclare il denaro.  45 risparmiatori colpiti.

   

 

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Interviste Elisabetta Marcianò e Cesare Minniti


Appuntamento per le strade della città, due chiacchiere su temi random, per conoscere meglio chi ci sta accanto.
l tema di oggi è la festa della mamma. Avete già pronto il regalo? 

9 Maggio 2018, Reggio Calabria

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di N.L.

Visita stamani presso la Sala Nicola Calipari del Consiglio Regionale della Calabria del Procuratore Capo di Catanzaro Nicola Gratteri, in occasione della festività del 1° Maggio. Numerosi gli argomenti affrontati, primo fra tutti il rapporto degli alunni con la scuola, e poi dei genitori che difendono i propri figli, abituati ormai ad avere tutto e subito. "C'è ignoranza e mancanza di educazione - ha detto il Procuratore - i genitori che difendono i propri figli non fanno altro che favorire la loro condizione di disadattamento e di maleducazione". Poi si è soffermato sulle responsabilità che i giornalisti hanno oggi più che mai nel raccontare i fatti: "Leggo notizie inventate ed inesistenti ed invece i fatti importanti non vengono messi in evidenza". Un accenno non è mancato per quanto concerne lo strapotere della 'ndrangheta: "Ormai è diventata un'impresa e come tutte le aziende ha necessità di essere pubblicizzata, si inerpica ovunque in società calcistiche acquistate sotto falso nome, nella chiesa accanto ai parroci ecc." Infine l'impegno delle Istituzioni e soprattutto quello del Suo Ufficio è quello di portare il più possibile la legalità in un momento davvero difficile per la società odierna. "Urge cambiare mentalità - ha chiosato Gratteri -  se vogliamo ridare un volto nuovo a questa Regione" 

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Uno stage di portamento e posa fotografica firmato Jurji Patelli, stage basato sulle strategie di comunicazione non verbale, portamento e posa fotografica, si tratta della “Fashion School”, che ha avuto luogo sabato 28 aprile 2018 a partire dalle ore 12,00, presso i locali del Limoneto di Gallico Marina. A curare il tutto è stato il manager Christian Saccavino, che assieme al Fashion Director Jurji Patelli, affiancato da Elena Iannì, nota fotomodella calabrese, da Antonio Pellicanò, fotografo ufficiale e tutto lo staff di professionisti del settore Moda, sta creando opportunità formative sul territorio reggino. Jurji Patelli, già noto negli ambienti della moda Milanese, presente in diversi programmi televisivi e sulle maggiori riviste internazionali di settore, è approdato a Reggio Calabria con il sogno di dar vita ad una scuola dedicata alla moda, attivando da gennaio la Jurjis Class Academy che con successo oggi conta oltre 30 iscritti di tutte le età, dagli under 14, agli over 40. L’Accademia si pone l’obiettivo formare non solo chi desidera approcciarsi al mondo della moda e della televisione, ma anche chi vuole prendersi cura della propria persona partendo dalla postura, dal portamento e dalla ricerca del look più appropriato, per poter gestire con maggior disinvoltura le relazioni interpersonali. La giornata di sabato, ha voluto fornire l’opportunità di conoscere i programmi e le attività dell’Academy, offrendo un saggio di quelle che sono le metodologie formative e gli strumenti alla comunicazione non verbale. Il tutto si è articolato in una fase teorico-pratica dedicata ai concetti base, con l’approccio alla passerella e al set fotografico, un secondo step ha riguardato la cura del look, quindi make-up e hair style. La giornata formativa si è conclusa con lo studio delle coreografie ed un défilé di capi casual ed eleganti, di brand che hanno aderito in partnership allo Stage. La passerella ha visto protagonisti gli stessi stagisti, accompagnati dagli allievi della Jurjis Class Academy, che hanno avuto l’occasione di sperimentare conoscenze e competenze maturate durante le lezioni. Nel corso della serata sono avvenute le premiazioni/selezioni, sono state assegnate le fasce per miss e mister fotografia, moda, tv e simpatia. Inoltre sono stati assegnati due premi consistenti il primo nell’accesso in forma gratuita alla Jurjis Class Academy mentre il secondo in uno shooting a cura del fotografo ufficiale della scuola. La serata, aperta al pubblico, si è conclusa con un'apericena (su lista) e un party all’insegna della moda e della musica. 

Servizio a cura di VeritasNews24:

 

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A.Q.
 
Un giovane studente, G.N. , è stato ferito da alcune coltellate questa mattina, intorno alle 8, mentre attendeva l'ingresso di scuola, davanti l' I.I.S Nostro-Repaci, attualmente sede di tre istituti superiori tra cui l'Istituto Alberghiero frequentato dal ragazzo vittima dell'aggressione. La vicenda si sarebbe consumata durante una rissa avvenuta tra gruppi che ha visto contrapposti quello dello studente ferito e alcuni ragazzi del "Nostro" (Magistrale), ma saranno le indagini e lo stesso giovane 17enne a chiarire le dinamiche dei fatti che certamente hanno sconvolto Villa San Giovanni e l'intera comunità scolastica, anche in virtù della circostanza che vede vittima un ragazzino proprio davanti la scuola. Il ragazzo è stato soccorso dal personale del 118 e trasportato agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria dove si trova in terapia intensiva per le coltellate che lo hanno colpito al fegato, per le quali ha perso molto sangue tanto da richiedere un'operazione d'urgenza. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri.
Vi terremo aggiornati.
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 di Antonino Labate

 

Achille ha trent’anni, li compie proprio oggi; ha un diploma in pianoforte, studia per diventare direttore d’orchestra. Ha una famiglia agiata Achille: il padre è il Notaio Tramontano. È fidanzato da tre anni ed ha una sorella, Francesca, che come la madre, lo sostiene e capisce. Ha tutto Achille, o quasi. E non è felice. 

L’infelicità del giovane dipende tutta dalla maschera che egli si trova, sentendosene obbligato, ad indossare. Achille è gay, e lo sa. Lo sa da quando a Sara – la fidanzatina dei tempi della scuola – ha preferito il figlio del preside. Lo sa, ma non può dirlo e soprattutto non può viverlo condividendolo con il padre, uomo dal carattere a dir poco spigoloso, dagli schemi mentali rigidi e che, pur conoscendo perfettamente la verità, la nega in un meccanismo di difesa che utilizza il sarcasmo più tagliente per esorcizzare una realtà che teme. 

La commedia, perché di testo brillante si tratta, ottimamente scritta e diretta da Carlo Buccirosso, tratta nel particolare il tema dell’omofobia  messo in luce con ironia e garbo – e più globalmente il generale problema dell’accettazione di sé, delle paure, dell’incomunicabilità reale in un mondo in cui la comunicazione è tutto.

È la madre di Achille, Angela – la brava Maria Nazionale – che assieme a Francesca crea l’occasione perché il figlio faccia finalmente outing col padre e liberandosi dalla maschera di compiacenza alle aspettative del genitore, un Carlo Buccirossoperfettamente a proprio agio nel ruolo, possa vivere la sua vita pienamente. La festa di compleanno è la circostanza da sfruttare: una cena in famiglia con gli amici del giovane, lo spunto migliore. Ma gli amici sono “particolari”, almeno agli occhi viziati dal pregiudizio del Notaio che al posto del dialogo e del ragionamento usa, in difesa delle sue tesi/luoghi comuni, sarcastiche stilettate. Il testo è tutto da ridere.

Vediamo sfilare Manuel, l’amico trasformista che si presenta alla festa vestito da donna e Sara cui l’affranto Buccirosso chiederà lumi sulle antiche doti virili del figlio prima che questi “perdesse il giusto orientamento”. C’è Christian, il fidanzato di Achille, che da sempre si era dovuto presentare in casa come fidanzato della sorella per non far sospettare troppo il Notaio e l’architetto Oscar, vicino di casa omosessuale o forse no, nel quale il festeggiato ricerca la figura paterna a lui preclusa dalla caparbietà del genitore. 

Il pomo della discordia è esattamente il pomo d’Adamo di Achille, troppo prominente a detta di lui, che se ne vergogna sino a costringersi all’uso esclusivo di maglioncini dolcevita, in quanto simbolo di una mascolinità che sente come una costrizione paterna più che una libera condizione. Una limatina alla cartilagine, una riduzione del pomo potrebbe essere la soluzione all’infelicità del giovane? Intanto è lo spunto per brillanti dialoghi e continue risate da parte del pubblico ma di crisi per il Notaio che si riconosce sconfitto nel suo reale ruolo di genitore ed autoescluso dalla reale condivisione dell’esistenza del figlio.

Questa nuova intervenuta consapevolezza fa sì che il burbero Notaio Tramontano si riscopra papà e si sforzi di capire, di comprendere e di salvare il suo rapporto con Achille e di conseguenza con l’intera famiglia che si sta sgretolando come un castello di carte la vento. Il vento della verità, quello della realtà. Quello che spazza via ogni ipocrisia, tutti gli schemi, i preconcetti ed allontanando le paure permette a ciascuno di noi di guardarci dentro, di accettarci per ciò che siamo e, di conseguenza di accettare l’altro per ciò che realmente è. Senza la volontà di adeguarlo ai nostri desiderata, spesso alla fine nemmeno davvero nostri ma semplice frutto di abitudini e convenzioni sociali che nulla hanno a che vedere con l’armonia e l’amore, i pilastri sui quali invece la famiglia dovrebbe fondarsi.

La commedia di e con Carlo Buccirosso diverte gli spettatori di un teatro Cilea gremito ed entusiasta: l’attore si conferma amico di Reggio Calabria e da amico vero diverte gli intervenuti e li invita alla riflessione, senza compiacenza e senza timori di superare i presunti limiti del politically correct: con la schiettezza e la sincerità che un amico può e deve avere. Il pubblico, riconoscente, lo omaggia.

​​​​​​​​​​Antonino Labate

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"Mi è sembrata una cosa di una stupidità assoluta". Lo ha detto Silvio Berlusconi deponendo come teste al processo a carico di Claudio Scajola, rispondendo alle domande del pm Giuseppe Lombardo sulla fuga in Libano di Marcello Dell'Utri, vicenda legata all'analogo tentativo che, secondo l'accusa, avrebbe fatto anche Amedeo Matacena. "Non ho avuto comunicazione da Dell'Utri - ha detto Berlusconi - della sua volontà di andare in Libano Mi sembrava difficile attribuire a una volontà di fuga quella di andare in Libano per una persona che conosce la politica e la giustizia e che potesse non sapere dell'esistenza di un trattato di estradizione tra l'Italia ed il Libano. Tra l'altro si è fatto prendere in un albergo di lusso".
    Rispondendo alle domande del pm, il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, Berlusconi ha poi sostenuto di non avere approfondito il trattato di estradizione per sapere se sia contemplata anche l'associazione mafiosa.

   ANSA

 

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 di Cesare Minniti

 

Non è più la Lega di una volta. Nemmeno la Calabria, vestita per l'occasione di un bel burqua di accogliente nebbia.

Nebbia fino a Rosarno, fin dentro l'Istituto Scientifico Piria, dove Salvini ha tenuto, lo scorso sabato sera, la sua prima conferenza da senatore calabrese. O anche no, visto che tra i seggi non proprio antisismici agli scossoni post-elettorali del Rosatellum, più d'uno annovera anche il suo. Non si sa nemmeno se il leader del Carroccio si alleerà, né con chi e soprattutto, non si sa se si andrà a nuove elezioni (di cui questa potrebbe essere una prima lungimirante tappa).

Tuttavia, anche nell'incertezza totale sul nuovo governo, ed anche se non tutti i presenti ammettono di essere leghisti votanti (molti più che a S.Valentino, con le percentuali elettorali che sappiamo) la simpatia per Matteo è unanime. Di più: c'è fiducia, conquistata in imprecisati trascorsi politici. Si fa fatica ad entrare, compressi al limite della sincope. "C'è una calca da discoteca" osservo. "Si, ma senza pilu" puntualizza qualcuno.

A preparare il terreno al buon viso di Salvini ed al suo dolce parlar al cuore, un tigrato Spirlì che in via precauzionale inizia a prendere virtualmente a calci in culo tutti i cronisti presenti, estraendo dalla sua borsetta - formato bara della nonna - una serie di appellativi non proprio lusinghieri, travestiti (anch'essi) da raccomandazione. Giornalisti definiti (oltre che colleghi) gentaglia senza coscienza, disonesti, responsabili di infamia nei confronti del Sud ed altri capi di imputazione schiaccianti, come non bastasse il pienone della sala, quella del Liceo, decisamente attillata. 

"Vedo che ci sono tanti colleghi, giornalisti, gente che scrive. Guardate in faccia quelli che ci sono: evitate di scrivere stronzate, quando ci siamo noi c'è gente onesta""i mafiosi andateli a cercare in quel 60% che di volta in volta stabiliscono chi deve governare la Calabria" "io una mano sulla coscienza me la metto, non legate la mafia alla brava gente, ma alla masso-(?)-mafia " "smettetela di offendere i calabresi, voi per primi" " i mafiosi andateli a cercare nei palazzi, nei contratti che stanno firmando comune per comune""imparate  a scrivere"

La serata facendo ben comprendere quanto il Sud possa essere, oltre che padano all'occorrenza - se a chiedercelo è un amico cui non si può dire no (chi ha pensato Scopelliti?) - anche tollerante e non omofobo. "botte uterine" - si scusa  Spirlì, non con i cronisti, ma con Salvini. Lui che l'utero, tanto, non ce l'ha. 

 Sempre sulla scia degli sfoghi, delle vendette e del trionfalismo come se non ci fosse un domani, procede il neo parlamentare Furgiuele, già segretario coordinatore regionale della Lega, forte dei suoi 2614 voti, sui 52.676 elettori ottenuti in tutta la Calabria. Un'enormità, calcolando che nel 2013 lo aveva votato lo zero virgola qualcosa. 

 A diseccitare le telecamere, qualora servisse, tra le hostess figura una Tilde Minasi più grigia della nebbia, ma applaudente. 

"Non c'è niente di strano -poi, chiarisce la dirigente Maria Russo, rispetto all'aver ospitato Salvini all'interno di una scuola - questo è l'unico auditorium in tutta Rosarno. Ospitiamo con piacere un parlamentare del nostro Paese, e sbaglia chi tenta di strumentalizzare".  

Salvini, grossomodo, dice un sacco di cose sensate, praticamente ovvie, le stesse di sempre (cioè da quando la Lega non è più Nord): abolire la Legge Fornero, creare un ministero dei diversamente abili. E poi accellelare i tempi della giustizia, difendere i prodotti della nostra terra (l'olio, gli agrumi di Rosarno per esempio: pena dazi all'Europa); gli italiani al primo posto, meno tasse, tutelare la famiglia, le radici cristiane, promuovere i prodotti nazionali, la legalità. Accogliere "gli immigrati rispettosi" ma "se vieni qui e non ti piace il Natale, il crocefisso, Gesù, stai a casa tua e fa' ciò che vuoi".

Salvini non canta l'inno nazionale padano, ma nemmeno quello di Mameli. Parecchio imbarazzato, per i primi due minuti cerca oggetti inesistenti nelle tasche e fa gesti e sorrisoni indicando il pubblico, stringe i pugni e prende appuntamenti al telefono, tanto per non cantare una sola parola: ok citare quei terronazzi d Corrado Alvaro e Rino Gaetano per fraternizzare con gli indigeni, ma tutto ha un limite: pensa alla faccia che farebbe papà Bossi accendendo la TV. 

Un Salvini quasi italiano, che non si arrabbia più. Ai suoi piedi, fototipi tutt'altro che ariani, folgorati dall'apparizione dell'esploratore bianco, l'uomo della profezia, il Cristoforo Colombo che ci darà oro in cambio dei bergamotti: si crede al suo buon senso ed alla conversione della Lega ex Nord, che adesso "vuole unire"anche se Salvini, ci tiene a ribadirlo che rimane per il "federalismo e l'autonomia" "e chi sbaglia paga".

Tutto condivisibile, tutto plausibile ed applaudibile, ma alla rovescia. Sin dall'inizio. Lo stesso buon senso, calato in certe scenografie, è perfettamente surreale. Come prendere Shakespeare e  farlo recitare ai Muppet. 

Surreale anche l'unica desolata contestatrice, una ragazzina con la maschera di Salvini, cui va il plauso di aver sottolineato che non ce ne erano altri, di contestatori: tenerezza. Molto più inferociti alcuni giornalisti di estrema sinistra, che ce l'hanno più che altro col fatto che Salvini metta prima gli italiani, quando invece dovrebbe annunciare un mondo senza frontiere e come prima lingua Esperanto. 

Surreale anche il fatto che, in mezzo a tanti "fascisti", neoleghisti e con Spirlì incazzato, nessuno le abbia mancato di rispetto. Surreale la contestazione ed il buon senso, la partecipazione e la nebbia, un terrone omosessuale accanto ad un polentone padano, una manifestazione leghista a Rosarno. La magia della politica, tutto può accadere e ciò è inquietante. Manca un pelo che la pipa non sia più pipa e piovano ometti vestiti in nero.

 

Servizio: Cesare Minniti                   Interviste: Luigi Palamara

 

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Alle prime ore della mattinata odierna, gli investigatori dellaSquadra Mobile della Questura di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato hanno catturato il latitante della ‘ndrangheta calabrese PESCE Antonino, nato a Cinquefrondi (RC) il 14 aprile 1992, ricercato dal 4 aprile del 2017, allorquando si sottrasse all’esecuzione del Decreto di Fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “Recherche” ed alla successiva Ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa in data 14.04.2017  dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di elementi di vertice, affiliati e prestanomidella potente cosca PESCE di Rosarno (RC), ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, illecita concorrenza con minaccia o violenza, intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale nei confronti del boss latitante PESCE Marcello, arrestato l’1 dicembre 2016 - aggravati dalla circostanza di aver agevolato un’organizzazione criminale aderente alla ‘ndrangheta - nonché di traffico e cessione di sostanze stupefecenti:

Il latitante PESCE Antonino, figlio del noto boss PESCE Vincenzo classe 1959è stato scovato, sulla base di minuziose indagini, in un appartamento sito al primo piano del rionecondominiale popolare Oreste Marinelli di Rosarno. 

 

Al momento dell’intervento da parte dei poliziotti, il ricercatonon era armato e non ha apposto alcuna resistenza

 

PESCE Antonino classe 1992 viene contestato il ruolo di direzione e capo del ramo della cosca PESCE che si riconosce nella figura del padre PESCE Vincenzo classe 1959, alias pacciu (attualmente detenuto)con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni da compiere, degli obiettivi da perseguire, delle attività economiche da avviare ed attraverso cui riciclare il denaro e le altre utilità provento delle dette azioni delittuose. 

 

Assieme al fratello Savino classe 1989, impartiva ordini e direttive alla cosca, facendo leva proprio sullo spessore criminale del padre, riconosciuto dagli altri esponenti di vertice della cosca quali PESCE Marcello e PESCE Antonino cl. 1982, con i quali trattava la ripartizione delle zone d’influenza e dei proventi del mercato del trasporto merci su gomma per conto terzi.

 

Infatti, il menzionato PESCE Vincenzo è stato condannato, in via definitiva, a 16 anni di reclusione nell’ambito del processo All Inside, quale esponente apicale dell’omonima cosca, nonché a cinque anni di reclusione, in primo grado, nell’ambito dell’operazione Reale 6 per il reato di scambio elettorale politico-mafioso.

 

L’indagine “Recherche” ha messo in evidenza l’attualità del potere criminale assunto dai fratelli Savino (attualmente detenuto) e Antonino cl. 1992, il cui carisma e potere intimidatorio induceva alcuni trasportatori della zona di Rosarno a cedere a soggetti di loro fiducia alcuni servizi di trasporto di merci su gomma (prodotti agrumicoli, kiwi ed altro), facendo prevalere il criterio dell’influenza sulla parte del territorio in cui avevano sede le aziende di settore, ricadenti sotto il loro controllo criminale già esercitato dal padre Vincenzo. 

 

Complessivamente, l’indagine “Recherche” ha fatto luce sul monopolio della cosca PESCE nell’esercizio del trasporto delle merci su gomma nel territorio di Rosarno e zone limitrofe.

 

Video dell'operazione:

 

 

 

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Intervista al Prof. Tonino Filardi, docente di Matematica e Fisica presso il Liceo Scientifico "A. Volta" di Reggio Calabria. Ai nostri microfoni racconta la Sua vicenda relativa al trasferimento per incompatibilità ambientale da parte del Dirigente Scolastico del Liceo Scientifico "L. da Vinci" di Reggio Calabria. 

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10-02-2018 REGGIO CALABRIA -  Un terremoto di magnitudo ML 3.7 è avvenuto,  2 km a nord di Sant'Alessio in Aspromonte (RC), alle 03:16 (ora italiana) con ipocentro ad una profondità di 19 km. La scossa, di intensità medio-alta, ha svegliato in molti nel cuore della notte, ma non è giunta notizia, al momento, di danni a cose o persone. Altri due eventi di intensità molto minore (ML 2.3 e 2.2) avevano interessato un paio d'ore fa, la costa nord-orientale di Messina (immagine in basso). Seguiranno aggiornamenti.

dati: INGV

 

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08-02-2018 Due autovetture sono rimaste coinvolte in un incidente sul Viale Europa, all'altezza dell'Ospedale Morelli. Una persona, ferita, è stata trasportata in ospedale. Le sue condizioni di salute non sono al momento note. Seguiranno aggiornamenti.

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di Cesare Minniti

18 GEN 2018 REGGIO CALABRIA - Scuole: ancora una manifestazione di protesta, stavolta sono studenti ed insegnanti dell' ITE Piria a  dichiarare forte dissenso nei confronti di un'amministrazione che, sulla scia dei fatti di Rosalì, pare non azzeccarne una in campo scolastico; almeno, questo è quel che si ascolta dai ragazzi, che dopo avere incontrato il Vicesindaco Metropolitano senza ottenere risposte soddisfacenti, si sono affollati davanti al Palazzo della Regione riempiendo il piazzale. Con decine di striscioni e cori di protesta, si vuole ribadire la ferma opposizione contro la disposizione che prevede l'accorpamento del Piria col Ferraris-Da Empoli. Ciò, secondo i manifestanti, rappresenterebbe un'attentato allo storico istituto reggino,  che "non merita di essere annientato così". Ai nostri microfoni, le motivazioni degli studenti e le risposte dei politici "intercettati" a Palazzo Campanella :

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'arte contemporanea è morta, vive solo l'artista animato dalla disperazione della ricerca. Individuo solitario, isolato, ostinato nel remare contro ciò che è politicamente corretto, contro quelle che sono le regole del mercato, contro la schiera infinita di pseudo-artisti, critici, galleristi, che hanno ucciso l'arte. Io, da insofferente all'umanità artistoide, tendo alla ricerca di questi "solitari" dalla cui parte mi sono schierata da tempo, convinta che solo loro possano in qualche maniera ritrovare il filo d'Arianna per condurre gli uomini fuori dal caos, fuori dalla bulimia d'immagini a cui è sottoposto il nostro tempo. 

Lino Budano è un artista visionario, accostarsi alla complessità della sua opera, raccontare il suo universo fotografico non è impresa facile. Non è possibile guardare le sue opere senza restare invischiati, senza sentirsi feriti, coinvolti fin dentro le viscere, agitati ed impauriti dalla bellezza: "Sublime è il senso di sgomento che l'uomo prova davanti alla bellezza della natura sia nell'aspetto pacifico, sia ancor più, nel momento della sua terribile rappresentazione, quando ognuno di noi sente la sua piccolezza, la sua estrema fragilità, la sua finitezza, ma al tempo stesso, proprio perché coscente di questo, intuisce l'infinito e si rende conto che l'anima possiede una facoltà superiore alla misura dei sensi" (I. Kant). Ed è proprio con l'anima che bisogna guardare le fotografie del nostro autore per muovere sensazioni di rivolta cosciente e di coscienza rivoltata. Le scale dei grigi, le atmosfere prima demolite e poi ricostruite, la distruzione dell'immagine banale per un risultato mai formale, mai manieristico.

Lino Budano è il fotografo "barbaro", l'artista dei mondi alternativi. Il senso della sua ricerca si risolve nell'approdo a nuove rive, nuove terre, nuovi paesaggi in cui l'uomo è un piccolo numero insignificante, mai vero padrone dello spazio terreno ma invitato a salire verso le stelle, in un movimento di presa coscienza. Le città, i luoghi di Budano diventano altro, i graffi sulla superficie dei volti, gli strappi, le navi sulla terra ferma e la balena, la sua coda ed il suo antro protettore dell'umanità come novella arca. La fotografia "barbara" di Budano dal manierismo, dallo scatto accademico perché scappa dall'urgenza di regalare al mondo altre possiblità di lettura, paesaggi nuovi da visitare: "Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un'altra riva e vì arriverò" (C. Pavese). Il fotografo, ha il merito perciò, di anticipare questi mondi attraverso la sua fotografia, intervallando spazi di luce a spazi claustrofobici. La sua città diventa la "Città del Sole" di Campanella, utopia di forme e bellezza, alterata perché impossibile realtà, visione sognante perché agognata dagli uomini che aspirano a volare: "Questo sappi, c'han trovato l'arte del volare, che sola manca al mondo, ed aspettano un occhiale di veder le stelle occulte ed un oricchiale di udir l'armonia delli moti di pianeti" (T. Campanella).

In sintesi, uno scatto digitale ed inizia il suo iter creativo, l'approdo dopo un viaggio adrenalitico di sovrapposizioni ed interventi, attraversando un lungo processo mentale che termina foto dopo foto sulla riva inaspettata, d'indubbio fascino, quasi metafora che lega l'uomo alla ricerca dell'impossibile.

 

Elmar Elisabetta Marcianò

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6 GEN 2018 -Stavolta, la Befana, non è scesa con la classica scopa dal cielo, ma più comodamente è sbarcata dal treno alla Stazione di S. Caterina, stamane alle 10:00 , tra la fantasia e l'entusiasmo dai bimbi, accorsi per ricevere i regali. Le immagini:

 

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 Servizio: Niko Luvarà

06 GEN 2018 - Grande successo ieri sera al Teatro Cilea per la "Messa da Requiem" di Giuseppe Verdi, concerto diretto brillantemente da Viliana Valtcheva. Il servizio:

 

 

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Per concludere al meglio le festività natalizie con tante sane risate, ci ha pensato l’associazione culturale arte e spettacolo “Calabria dietro le quinte” con il Gran Galà del Festival nazionale del cabaret “Facce da Bronzi”  V edizione winter in programma questa sera al teatro Francesco Cilea alle ore 21. 
Tanta comicità, in uno spettacolo esilarante che, presentato dal duo comico reggino “I non ti regoli” (Giuseppe Mazzacuva e Giuseppe Scorza) affiancati dal corpo di ballo “Le divine”, vedrà alternarsi sul palco alcuni dei migliori comici italiani distintisi nelle cinque edizioni del festival “Facce da Bronzi” a partire dal 2013. Tra sketch, monologhi e parodie si sfideranno a colpi di battute: la comica ragusana Mariuccia Cannata in arte Pipitonella volto noto della trasmissione “Insieme”, il milanese Roberto De Marchi con numerose partecipazioni a “Bulldozer” e “Colorado Cafè”, il comico reggino Aldo Zumbo in arte Jo Kattolo reduce dal programma di La7 “Eccezionale veramente”, il casertano Michele Ventriglia dallo “Zelig lab” di Salerno, il catanzarese Piero Procopio dalla trasmissione “Eccezionale veramente” e il genovese Gianluca Macrì dai laboratori “Zelig”. 

Lo spettacolo, con la direzione artistica di Alessio Tagliento, noto autore della trasmissione “Zelig” e dello staff autoriale del programma di Giorgio Panariello “Panariello sotto l’albero” recentemente in onda su RaiUno, prevede la presenza di noti ospiti comici televisivi da Max Pisu con il personaggio di Tarcisio direttamente da “Zelig” e da Guida al campionato, dalla sit-com “Belli dentro” e “Zelig Circus” il comico Claudio Batta con la sua intramontabile Nimmistica e infine, Vincenzo Albano da “Zelig Event”.

Una serata celebrativa dedicata alla figura dell’attore comico Totò che rappresenta un punto di riferimento per la comicità italiana e non solo, impreziosita dalla presenza in qualità di ospite d’onore della nipote Elena Anticoli De Curtis, figlia di Liliana, che consegnerà il premio “Totò, il principe della risata” al comico più brillante distintosi nel corso dell’evento. Non solo comicità ma tanta solidarietà caratterizza il festival che, anche quest’anno, aderisce alla campagna di raccolta fondi dell’Unicef “Bambini in pericolo” e per l’occasione assegnerà il premio “Un sorriso per l’Unicef” attribuito da una giuria costituita da bambini. Lo spettacolo conclude il programma d’iniziative culturali e artistiche ideate da “Calabria dietro le quinte” con la direzione organizzativa di Giuseppe Mazzacuva, avviate dal 2 dicembre 2017 nella città di Reggio Calabria per il 50° anniversario dalla scomparsa dell’attore comico Antonio De Curtis, in arte Totò. Il progetto è patrocinato dal Comune di Reggio Calabria, dalla Città metropolitana di Reggio Calabria, dall’associazione Antonio De Curtis, in arte Totò e rientra negli “eventi di rilievo regionale e nazionale” della Regione Calabria - Azione 1 – Annualità 2017  - PAC 2014 -2020. Per assistere allo spettacolo è possibile prenotare o acquistare i biglietti presso il botteghino del teatro “Cilea” di Reggio Calabria o consultare il sito o la pagina facebook -www.festivalfaccedabronzi.it.

 

L'intervista di Veritas:

  

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di Cesare Minniti

4 GENNAIO 2018 - Nel pomeriggio di ieri, numerosi cittadini, soprattutto insegnanti, personale amministrativo, collaboratori scolastici e genitori degli alunni del comprensorio di Catona-Rosalì, si sono riuniti a Palazzo Alvaro per protestare contro la decisione, da parte della delegazione amministrativa metropolitana, di separare il plesso scolastico di Rosalì dall’ Istituto Comprensivo “Radice-Alighieri” annettendolo a Campo Calabro.

Decisione, questa, obiettivamente scomoda per gli alunni ed i genitori di Rosalì, che - tanto hanno paventato alcuni intervistati - potrebbero rassegnarsi a frequentare direttamente l'Istituto di Catona, annullando di fatto, per quanto riguarda l'istruzione e non solo, il territorio di Rosalì. Oltretutto, secondo quanto sostenuto dai presenti, il Sindaco Giuseppe Falcomatà aveva il 4 Dicembre del 2017 approvato in Consiglio Comunale il piano scolastico comunale decidendo di mantenere l’assetto precedente, per poi "cambiare idea" senza consultare i diretti interessati. Dopo alcune ore di attesa, il primo cittadino ha ascoltato alcuni esponenti della delegazione privatamente, mentre uscendo non ha rilasciato dichiarazioni. 

Presenti la Dirigente dell'IC Radice-Alighieri Avv.Simona Sapone, il Direttore amministrativo Michelangelo Tripodi ed il consigliere Antonino Pizzimenti. Le interviste rilasciate ai nostri microfoni:

  

interviste: Luigi Palamara 

 

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di C.M.

 

28 DIC 2017 - L'appello di Alessandra, sorella della 41enne Natalina Papandrea scomparsa il 17 Novembre a Roccella Jonica e di cui non si hanno più notizie, è di condividerne la foto sui social. La speranza, che ancora prevale sulla disperazione, è che qualcuno la ritrovi, ancora viva.

"Vorrei anche aggiungere una informazione. Natalina ha una piccola ciste sul polso. Sul lato superiore. Non è sempre ben visibile, se non quando piega il polso. É un particolare che può aiutare ad identificarla. Alla stazione ferroviaria di Napoli ben tre persone mi hanno detto di averle parlato, ma potrebbe trattarsi di una sosia. La ciste sul polso può aiutare a distinguerla da una sosia. É una piccola ciste sul polso.

Vorrei anche invitare tutti, a ricondividere il post tutti i giorni in modo tale che appaia visibile tutti i giorni. Perdonatemi, ma credo che una vita umana sia più importante di qualsiasi disquisizione filosofica o aforisma e vogliamo credere che Natalina sia ancora viva. Lasciateci questa illusione ancora per un po'.

Ho anche notato che non sono molti coloro che hanno condiviso il post, forse non capiscono quanto sia importante, ho scritto in un altro post in basso come fare, ed anche sul profilo di Natalina papandrea. Chi ha condiviso il post in maniera corretta, lo spieghi anche ai suoi amici. Non abbandonateci!!! 
Grazie!

Un particolare ringraziamento a tutti coloro che mi stanno dimostrando solidarietà"

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di Cesare Minniti

 

intervista a Carlo Tansi

 

REGGIO CALABRIA, 28 DIC 2017 - Oggi, giorno del 109° anniversario del Grande Terremoto di Reggio-Messina del 1908,  è stata inaugurata la nuova sede di Reggio Calabria della Protezione Civile calabrese, collocata nella "Sala delle Piramidi" al piano terra del Ce.Dir. (Tribunale, Via Sant'Anna II Tronco). Presenti , al taglio del nastro, il capo del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile Angelo Borrelli, il presidente del Consigio Regionale Nicola Irto, il Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà ed il Direttore della Protezione Civile Regionale Carlo Tansi.

L'intera zona calabro-sicula ed in particolare quella dello Stretto, è particolarmente sensibile sotto il profilo della pericolosità sismica e la nuova sede, sotto questo aspetto, potrà garantire il monitoraggio in tempo reale di questi ed altri fenomeni di interesse. La scoperta di questi giorni, di una così definita "finestra", ovvero di un sistema di faglie sotto il mare Ionio, contribuisce a spiegare l'allontanamento lento ma continuo tra la Calabria e la Sicilia, processo questo che è causa principale dei terremoti nella zona. Rientra in qeste dinamiche geotettoniche l'ultimo dei grandi terremoti storici dello Stretto, quello che nel 1908 ha devastato i territori delle città di Reggio Calabria e Messina, un disastro che ha provocato oltre 120mila vittime, una tra le catastrofi più violente della storia dell'Umanità. 

 Come si legge sul Giornale della Protezione Civile, "Nello svolgimento delle proprie attività nell'ambito della tutela dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni derivanti da calamità naturali, la Protezione Civile Regionale sta attuando un processo di radicale rinnovamento e potenziamento della propria struttura. Questo processo coinvolge gli uffici che si trovano sul territorio regionale, come quello di Reggio Calabria per il quale è stata realizzata la nuova sede. "

Nel contesto di questo processo, "la struttura condivisa con la Protezione Civile comunale e sede C.O.M., nell'ambito di un percorso di integrazione sinergica tra enti coinvolti nel settore della protezione civile, è stata messa a disposizione dal Comune di Reggio Calabria in seguito a un protocollo d'intesa sottoscritto, ad aprile del 2017, per la Regione Calabria dal dirigente della Protezione Civile Regionale, Carlo Tansi, e per il Comune di Reggio Calabria dal sindaco Giuseppe Falcomatà. La nuova sede è molto più efficiente per dotazione strumentale e posizione strategica rispetto al contesto urbano: dispone di una ampia area di parcheggio, permette la dislocazione nel territorio reggino di un cospicuo numero di automezzi e attrezzature della colonna mobile della Protezione Civile Regionale. Di questi, oltre a due autobotti (da 15000 e 7500 litri), un'idrovora, una torre faro, tre fuoristrada, due autovetture, un carrellone, una cucina da campo, quattro tende autogonfiabili, fa parte un preziosissimo mezzo – costato circa 600mila euro - attrezzato per le attività di soccorso in macerie in seguito ad eventi sismici, esplosioni, crolli o dissesti statici e idrogeologici, denominato U.S.A.R. (Urban Search And Rescue). Il personale di ruolo e delle associazioni di volontariato della protezione civile regionale è stato fatto preventivamente specializzare per un adeguato utilizzo di tutti gli strumenti – informatici e operativi – di cui è dotata la nuova sede. I locali della nuova sede occupano una superficie di circa 600 mq e sono dotati di infrastrutture tecnologiche-informatiche di ultima generazione: ospitano una sala operativa potenziata tecnologicamente, che garantirà una connettività esterna di elevata affidabilità con doppia fibra ottica ad elevata velocità a collegamento circolare che, in caso di evento calamitoso estremo (forte terremoto) che dovesse interromperne l'operatività, è comunque garantito da un doppio collegamento satellitare e dalla rete radio di proprietà regionale. Il trasferimento ha consentito un risparmio di 64mila euro/annui, poiché si passa da locali in affitto a locali concessi in comodato d’uso gratuito dal Comune di Reggio Calabria alla Protezione Civile Regionale. Con il trasferimento presso la nuova sede di Reggio, la prociv regionale ha dismesso tutti i locali in affitto che aveva distribuiti sul territorio regionale, consentendo un risparmio complessivo di 320mila euro/annui. Per l'inaugurazione è stata scelta la data del 28 dicembre in coincidenza con la ricorrenza del Grande Terremoto del 1908 per esorcizzare quel terribile ricordo con un concreto atto di resilienza e per dare un segno della presenza sul territorio della Regione Calabria e dell’attenzione che lo stesso ente sta riservando alla problematica della prevenzione e dell'emergenza in caso di catastrofi naturali. All'inaugurazione ha garantito la sua partecipazione il Capo del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, Angelo Borrelli. Nell'occasione verrà brevemente presentata l'attività svolta dalla Protezione Civile e la programmazione futura."

Il Direttore della Protezione Civile Regionale Tansi ha affermato: "L'inaugurazione della nuova sede rappresenta una vittoria, ottenuta grazie anche all'intervento risolutivo del direttore generale della Presidenza regionale, Bruno Zito, contro la burocrazia regionale che ha ostacolato i processi di decentramento e potenziamento delle sedi periferiche che, come insegnano i sismi di Amatrice e l'Aquila, possono risultare di vitale importanza in caso di evento sismico poiché garantiscono interventi dei soccorsi rapidi e tempestivi. Rimane ancora un'ultima sede da potenziare, quella di Cosenza, per la quale la burocrazia continua ad apporre ostacoli".

 

intervista al presidente del Consiglio Regionale, Nicola Irto.

 

 

 

intervista al Sindaco Giuseppe Falcomatà.

 

 

 Maurizio Fiorenza, IPF onlus

 

 

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di Cesare Minniti

26 NOV - Ancora un tragico caso di morte in un reparto di ostetricia, ancora a Reggio Calabria, agli Ospedali  Riuniti, dove stamane una madre ha dovuto apprendere la terribile notizia. La morte del figlio che aveva appena partorito. Chiamati sul posto, pare dal padre del piccolo, sono intervenuti forze dell'ordine ed avvocati. Nei prossimi giorni, si indagherà se la morte del bimbo sia stata  inevitabile, o  se sussistano responsabilità da parte del personale medico,  da attribuirsi all'omissione di condotte doverose.

Impossibile non ripensare ai tristi episodi registrati a partire dal 2010, e venuti alla luce con l'operazione "Malasanitas", che hanno portato alla condanna di diversi medici ed operatori accusati a vario titolo di falso ideologico e materiale, interruzione di gravidanza senza consenso e altri reati. Recentemente, sono stati condannati tre operatori responsabili della morte di un bimbo per omissione di controllo, due dei quali sono implicati in "Malasanitas". Ciò che lascia maggiormente sgomenti se si pensa al susseguirsi di casi di morte fetale nell'arco degli ultimi anni, è l'apparente inerzia con cui, a seguito di una carenza accertata ed in parte punita, non si è provveduto a rinnovare personale e reparto. Non è possibile, alle soglie del 2018, tollerare un tale rischio di morte nella corsia dove si attende la vita.

 

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Di Alessandra Quattrone

“Dobbiamo essere strumenti di Dio diventando dono per gli altri” è il messaggio dell’arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini lanciato questa domenica pomeriggio in occasione del “Pellegrinaggio Mariano dei Ragazzi”. Dalla piazza antistante la Cattedrale, gremita di tanti i bambini, ragazzi, scouts ed educatori giunti non solo da Reggio città, ma anche dalle parrocchie periferiche e della provincia (Roghudi, San Lorenzo, Bagnara…), canti e preghiere di gioia in un clima di intensa spiritualità e comunione innanzi alla sacra Effigie della Madonna della Consolazione, dove i più piccoli sono stati protagonisti della manifestazione. Il messaggio di Morosini, che ha mostrato un’autentica affabilità con i bambini, è partito dal Vangelo di Giovanni e, in particolare, dal primo miracolo di Gesù in occasione delle nozze di Cana, ove Maria si è mostrata quale strumento dei piani di Dio con le sue amorevoli cure di Madre, a ciò si è legato un messaggio di speranza legato al tema dell’”Accoglienza” inteso come valore più puro spiegato dall’arcivescovo:  “non emarginate, non allontanate i vostri compagni di scuola e amici. L’emarginazione è la prima forma di bullismo. Donate gioia e felicità a chi vi sta attorno, come Gesù che ricambiò l’accoglienza e l’ospitalità di chi gli aveva aperto le sue porte.”

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Mercoledì, 25 Ottobre 2017 17:12

SATIRE - Renzi toccata e fuga

Toccata e fuga di Matteo Renzi a Reggio Calabria. Opera per archi insulti ortaggi ed uova.

 

 

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Il 24 ottobre presso l’Atelier di Architettura, si è inaugurato il IV ciclo di conferenze Metropolis_2030. Il pensiero progettuale per la città. Il ruolo della ricerca che diventa libro, con la prima conferenza “Memory cache. Urbanistica e potere a Napoli”, tenuta dal prof. Attilio Belli.

Il prof. Belli è professore emerito di Urbanistica nell'Università Federico II di Napoli, dove ha fondato e diretto il Dipartimento di Urbanistica, il corso di laurea in Pianificazione e Scienze del Territorio e il relativo dottorato di ricerca. La sua attività è prevalentemente incentrata sulla ricerca teorica nel campo degli studi urbani e della pianificazione, ha coordinato importanti attività di pianificazione a Napoli e in Campania e dirige la rivista Crios. Critica degli ordinamenti spaziali.

I lavori, aperti dalla direttrice Dipartimento PAU Francesca Martorano con parole di interesse ed apprezzamento, sono stati introdotti dalla prof.ssa Concetta Fallanca che ha ringraziato il Rettore, prof. Pasquale Catanoso e la stessa prof.ssa Martorano, perché fin dal primo ciclo sia l’Ateneo che il Dipartimento hanno sostenuto e promosso l’iniziativa. Ha inoltre ringraziato il Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Calabria, l’Arch. Salvatore Vermiglio, che ha aderito al ciclo di conferenze inserendo le attività nell’ambito dell’aggiornamento professionale. Ha poi spiegato che il IV ciclo è dedicato alla ricerca che diventa libro perché oggi è quanto mai importante dedicare spazio al pensiero progettuale dedicato alla città e al territorio custodito nei testi pubblicati.

L’Arch. Ilario Tassone, consigliere dell’Ordine APPC, oltre a portare il saluto da parte del Presidente, ha ribadito l’importanza della collaborazione tra Università e mondo delle professioni già ampiamente sperimentato sin dal primo ciclo di Metropolis 20_30.

Il prof. Belli ha iniziato il suo racconto “memory cache”, spiegando che “come nella memoria artificiale, il ricordo 'nascosto' dell'attività di formazione, d'insegnamento e di ricerca all'interno dell'Università, riemerge nell'intreccio sofferto con l'azione delle forze sociali e politiche nella città”. In questo esercizio si tende spesso a ricordare solamente ciò che conviene e si eliminano tutti i ricordi negativi. Per abbandonare questo atteggiamento, nella redazione del suo libro ha fatto un esercizio di consultazione con almeno trenta tra colleghi universitari, politici, sindacalisti, per rileggere alcuni passaggi fondamentali della sua vita alla luce delle altrui sensazioni per comprendere se collimavano con le diverse letture di quegli stessi eventi.

Nella seconda parte della sua conferenza, si è poi soffermato sui temi di urbanistica e potere a Napoli narrando singolari episodi di governo del territorio sviluppati lungo l'intera seconda metà del Novecento e dei primi anni del Duemila: il Centro Direzionale, il Centro storico e il Regno del Possibile, Neonapoli Monteruscello, il Piano regolatore, Bagnoli, Scampia, il Piano Territoriale Regionale, il Piano Strategico.

A conclusione si è sviluppato un interessante dibattito arricchito, oltre che dai numerosi docenti presenti, anche dagli studenti e dai professionisti iscritti all’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Calabria.

Anche questo IV ciclo di Metropolis 20_30 è organizzato dalla prof.ssa Concetta Fallanca e dal Lastre (Laboratorio dell’Area dello Stretto per lo Sviluppo del Territorio) del Dipartimento PAU (Patrimonio, Architettura, urbanistica) dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria di cui è Responsabile Scientifico, congiuntamente al Corso di Studi L17 Scienze dell’Architettura, al corso di studi LM4 Architettura Restauro, al Dottorato di ricerca Urban Regeneration and Economic Development e all’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Reggio Calabria.

Il ciclo appena iniziato si concluderà a marzo 2018, ed è interamente dedicato al tema della città metropolitana e al contributo della ricerca universitaria che offre come esito una pubblicazione scientifica per avere l’occasione di parlare diffusamente del pensiero progettuale dedicato alla città e al territorio custodito nei libri disciplinari. L’iniziativa vuole condividere queste esperienze con il mondo accademico, gli studenti dei laboratori didattici, i professionisti e la città.

Il prossimo appuntamento si terrà il 7 novembre 2017, presso l’Aula Magna di Architettura, con la conferenza della prof.ssa Daniela De Leo dal titolo: Mafie e Urbanistica.

 

 

Web: https://goo.gl/8KJ1EU

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