In tutta schiettezza, non è che ispiri fiducia. E' troppo vero. Semplice come il pane, diretto come un camionista. Potrebbe uscirti 1 la crostata e tu sapresti che lui è la vera nonna e l'ha preparata con le sue mani. Potrebbe consegnarti l'auto e dire che ora è a posto, sorridendoti con le mani unte di grasso. Potrebbe, indicarti il numero della suite di un hotel di lusso o indifferentemente stare al timone di un motopeschereccio di quei bastoncini di pesce. E tu, ti sentiresti al sicuro.

Potrebbe essere anche un buon Ministro degli Interni. Fateci caso, Salvini è un coltellino multiuso. Ha la risposta, multiuso.

Salvini è tutto. Fraternizza con i multietnici, si fa dare del razzista docilmente, ma ti abbraccia anche il nero. Insomma, è il prodotto genuino che tutti avremmo voluto come miglior amico in grado di tirarci fuori dai guai. Ed i guai ci sono tutti.
Perché dunque non crederci, all'italiano DOC. Della Lega. Che unisce l'Italia?

E non solo l'Italia: anche gli africani gli sono amici. Decine di africani, quelli della tendopoli, passeggiano con lui e si fanno pure i selfie. Ed egli li tiene seco.

E mentre i leoncavallini di Milano e i rossi di Bologna, tra un joint e l'altro, difendono i neri vestiti da rastaman, i neri non rastaman vanno d'accordo con Salvini. Bisognerebbe chiedere a lui, il perché dell'arcano. Ma si sa: risponderebbe ciò che tutti pensano. "Spaccio di stupefacenti".

E infine, si è arrivati al punto che tutti pensano la cosa giusta. Mentre l'italia era di sinistra, ci si preoccupava invece di Pensarla Diversamente, P.D., era questo l'acronimo.

Ma dato che ora c'è un leader che ragiona com'è scontato, lo si ama. Col secessionismo o senza, li seppellisca o meno la lava, anche quelli del Sud lo amano.
Con buona pace della sinistra, che non trova più sillogismi filosofici, né artifici retorici, né maschere efficacemente sardoniche, che azzecchino un punto - che sia uno - contro il nemico.

 

Piccola digressione. Perché la disfatta dell'ideologia sinistrorsa?

 

Il tipico intellettuale di sinistra dissente sempre con l'avversario politico, si sforza di superare il compagno, ed oltre a non ascoltare entrambe le parti, tende a contraddire pure se stesso. Figurarsi la realtà.
L'ultimo esperimento del PD, pare essere quello di pensarla diversamente ANCHE dal creatore del PD, che appare inadeguato. Prima o poi, simpatizzeranno per la Lega.

 

Che ne sarà della tendopoli?

 

E dire che la tendopoli deve sparire. Si dovrebbe, nei piani del leader del carroccio, eliminare quest'orrore. Centinaia di tende sotto il sole che spacca le pietre. Sono ragazzi, bravi ragazzi per lo più, che pedalano sotto il sole per buscare un tozzo di pane. Pare di vedere gli italiani, gli anni cinquanta, quando ancora faticavano.

Ma nostalgie a parte, le loro condizioni sono intollerabili. Basterebbe il calore che abbatte ad uno ad uno reporter e giornalisti, in bilico sul filo della lipotimia, caldo che questa gente non può combattere con forniture d'acqua sufficienti o abitazioni climatizzate. Non c'è l'ombra di un albero, la macchia mediterranea imbiondita è immobile, non c'èun filo di vento.

L'immigrazione clandestina è un reato. Ma qui a San Ferdinando, sono quasi tutti regolari.
Anche stavolta per Salvini, la risposta è ovvia: è l'emigrazione economica, il problema. Se non arrivano, gli immigrati non si troveranno male. Per emigrare, i migranti devono prima trovarsi bene, viaggiare in aereo ed incentivare, all'arrivo, l'economia locale.

C'è anche qualche dissidente, un coretto con la T-shirt rossa sotto una casetta di legno, le proteste non si sentono nemmeno ed il tragitto che separa la tendopoli dall'opra dei pupi è rovente. Non pervenuti.

 

SALVINI. E LA NDRANGHETA?


Saviano gli schiuma dietro che è colluso? E lui, stamane a Rosarno, ti consegna il bene sequestrato alla 'ndrangheta. E lui, dopo aver visitato San Ferdinando, si reca allo svincolo di Scilla per commemorare gli appuntati Fava e Garofalo, uccisi 24 anni fa dalla ‘ndrangheta stragista.
Saviano vorrebbe, insinuare che la 'ndrangheta si fa sequestrare le cose per mantenere il patto segreto con quello scorpione di Salvini, ma sarebbe poco giornalistico. E molto querelabile.


E riguardo alla presenza di note famiglie della malavita calabrese nel suo primo incontro di Febbraio?
Salvini "incontra migliaia di persone al giorno" ed dunque non può "conoscere tutti quelli che sono in una chiesa, in un ristorante, in un'aula. Ovvio.
E i 49 milioni sottratti alla Lega? "Miliardi", ironizza.

Il buon senso ha contagiato l'Africa ed i fratelli del continente più povero sembrano arrivati già leghisti. Verrebbe da importarli, ma sarebbe contrario al loro stesso buon senso. Vedono un Salvini buono, ragionevole, quello che insomma vedono tutti. Da quando i giornali lo riportano.

 

Cesare Minniti

 

 

 1 ) ndr.: meridionalismi!

 

servizio di Cesare Minniti

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di Cesare Minniti

 

28 Giugno 2018 VILLA SAN GIOVANNI (RC) - Dieci persone, tra cui un minorenne, sono state arrestate dai Carabinieri per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, ricettazione, intimidazioni, danneggimaneti, atti incendiari, detenzione e porto illegale di armi. Le indagini, dirette dal procuratore Giovanni Bombardieri, erano scattate a seguito dell'attentato intimidatorio, compiuto l'8 Agosto scorso a Bagnara Calabra, quando criminali all'ordine di Fortunato Praticò cl.'79 (individuato come responsabile e capo del sodalizio) avevano esploso alcuni colpi d'arma da fuoco contro l'abitazione del Comandante f.f. della Polizia municipale locale. L'organizzazione, smantellata oggi sul nascere, si propeneva di acquisire il controllo della piazza bagnarese e comprendeva oltre a Fortunato Praticò, tra i partecipanti ed organizzatori a vario titolo Perrello Rocco('68), Praticò Fabio('85), Caratozzolo Vincenzo('84), Scarcella Domenico ('84) e Cacciola Fabio('76), per i quali sono scattate le manette, oltre al minorenne P.R., cl.'02, custodito nell'istituto penale per minori e Leonardis Samantha('80), quest'ultima posta agli arresti domiciliari.

 

I particolari dell’operazione sono stati resi noti dal procuratore Giovanni Bombardieri, dal colonnello Giuseppe Battaglia e dal capitano Giuliano Carulli, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta alle ore 11.00 presso la sala conferenze del Comando Provinciale dei Carabinieri .

Gli indagati circolavano a bordo di autovetture con armi cariche. "In una delle intercettazioni ambientali - afferma il procuratore Bombardieri- vedendo avvicinarsi un'auto dei carabinieri, commentavano: 'se ci controllano, gli spariamo in faccia' ." "In un'altra occasione si erano dotati di armi per procedere ad un attentato il cui bersaglio non è stata identificato".

In relazione all'atto intimidatorio dell'Agosto 2017, Bombardieri ha sottolineato come i criminali avessero reagito non ad un'indagine condotta nei loro riguardi, ma rispetto ad un'azione di ripristino della legalità che aveva interessato categorie quali i venditori ambulanti abusivi: un'azione che minacciava il territorio di cui intendevano impadronirsi.

 

 

 

 

Intervista al procuratore G.Bombardieri:

 

 

 

Intervista al colonnello Giuseppe Battaglia:

 

 

 

 

Video dell'operazione:


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di Cesare Minniti

Rendere il connubio di bellezza e cultura di Tropea, incantevole borgo della Calabria incastonato sopra un promontorietto di roccia bianca sul Tirreno, non è impresa semplice. L'esperienza di un luogo così denso di sensazioni, non soltanto visive, ma fatte d'aria, sapori e storia, va colta passeggiando per i vicoli, sui lastricati, accarezzando le inferriate, sporgendosi sulle piazze a strapiombo sulle spiagge bianchissime. Miriadi di tonalità d'azzurro sfuggono ai pixel di un qualsiasi schermo di tecnologia presente o futura e scorrono al ritmo assolutamente analogico, quello della natura e del cielo. Bisogna, soprattutto, chiacchierare con qualcuno, tra le seimilacinquecento anime del posto: gente socievole, genuina, accogliente, che porta i lineamenti di tante dominazioni e la fierezza di altrettante rivalse. 

 Ogni 3 Maggio, a Tropea, si festeggia la più grande di queste vittorie, quella della battaglia di Lepanto. Una festa spettacolare, piena della passione e della poesia che scorrono sotto il velo di diffidenza steso sulla Calabria, ma che ogni tanto zampillano fuori. C'è la storia, sublimata in forma di fuochi, musica, danze. Cose che passano inosservate fuori dalle mura: mancando processi o fatti di mafia, i giornali sono assenti. Ma torniamo alla festa ed alla sua storia. 

"I tri da cruci" ovvero "I tre della croce". Croci come quelle del tempietto che si trovava in Via Umberto I, dove si svolge la festa, ma soprattutto come i crocefissi che furono esposti nei vessilli durante la storica battaglia di Lepanto, cruciale per tutto l'occidente, che vide trai protagonisti proprio gli antenati degli abitanti di questo piccolo borgo, avamposto dell'Impero Spagnolo, di cui faceva parte.  

Correva l'anno 1571 ed alla guida del capitano Gaspare Toraldo, più di un migliaio di tropeani - che si distinsero poi per valore militare - partirono per aggiungersi agli altri soldati, più di ottantamila uomini, provenienti dai vari imperi d'occidente andandosi a schierare  contro quelli, altrettanto numerosi, del fronte musulmano. Nel mezzo del Mediterraneo, presso Lepanto, al largo della Grecia, si svolse una delle più imponenti battaglie navali della storia. 

 

Da un lato, Don Giovanni d'Austria a capo della Lega Santa, coalizione delle tredici potenze europee crisitane, dall'altro Lelé Mustafà, a capo dei turchi ottomani con i suoi ammiragli, trai più cruenti pirati di tutti i tempi: uno dei tre era il rinnegato, Uluc Alì Pascià (noto come Occhialì o Uccialì)  calabrese di Le Castella convertitosi all'Islam per poter uccidere un nemico, napoletano, e che divenne poi famoso per i suoi eccidi sulle coste italiane. Fu l'unico dei tre capitani a salvarsi, perché la battaglia fu fu vinta dai cristiani, sotto il vessillo della croce. Ed è così che oggi, a Tropea, non si porta il burqa.

Ed è anche per questo che ogni 3 Maggio (quest'anno, eccezionalmente la festa si è stata rinviata ad oggi a causa di problemi tecnico-burocratici) vediamo le tre croci esposte, ed il resto degli spettacoli pirotecnici , sullo sfondo di stellate mozzafiato, che non sono fini a se stessi. Le sagome dei cammelli, rappresentano quello usati dai pirati saraceni durante le incursioni contro Tropea, così anche la loro nave sospesa sulla piazza.

Si ringrazia per la vittoria la croce, quella di Gesù Cristo, foriera allora come adesso di liberazione.

Nella festa, i bambini vanno in visibilio; ne incontriamo un paio vestiti da giganti. Una è Mata, l'altro Grifone , spiegano. Suonano la "caricatumbula"  il ritmo che accompagnerà durante la serata l'animale ("u camiuzzu i focu", come chiamano la sagoma del cammello) che si spinge tra la folla, che lo accerchia. E' una lotta tra i tropeani ed il loro nemico, finché, tra scintille fuochi e volteggi, il male è esorcizzato: l'invasore, le sue navi, i suoi animali sono ridotti in cenere.  

Sospesa tra la paura del fuoco e la chiamata al coraggio, sembra essere anche Tropea mentre festeggia, tra assenza di timonieri e silenzio stampa. Un pugno di uomini, quelli del comitato organizzativo, tra mille difficoltà e limiti, è riuscito in qualche modo a tenere in piedi la festa.  L'impressione è che questo paese rimanga, come buona parte del Sud, in attesa della prossima Lepanto, quella che veda la cacciata dei nuovi invasori. Non soltanto quelli con la coppola e armati lupara, ma anche gli altri, in giacca e cravatta, che la circondano di letale, ma purtroppo legale indifferenza.

Published in Calabria

In occasione della serata "Sanremo è Sanremo- Story" svoltasi contestualmente alla festa "i tri 'da cruci" a Tropea(VV), Maurizio Scuncia, meglio conosciuto come Micu 'u Pulici ha allietato il pubblico con i suoi soliti esilaranti sketch e le canzoni che ormai sono diventate parte integrante della tradizione calabrese. Ecco alcune "pillole" per i suoi numerosi fan:

 

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di Cesare Minniti

  

25 Maggio 2018, Tropea(VV) - Musica e ballo, brani italiani e internazionali, folklore calabrese e non solo, coniugati nello spettacolo "Sanremo è Sanremo Story - i migliori successi del festival", che Venerdì scorso ha scatenato l'entusiasmo di migliaia di spettatori, tra cui parecchi turisti, facendo da spalla ad altri eventi, più prettamente legati alla storia della festa tropeana de "i tri da cruci"( i tre della croce), che è stata rinviata a venerdì scorso rispetto al tradizionale appuntamento, fissato ogni anno per il 3 Maggio.

Sul palco si sono susseguiti la talentuosa cantante e showgirl Alessia Digiò con i musicisti e cantanti della Metropolis Cover Band , ad interpretare la crème della musica leggera italiana espressa nei più grandi successi di Sanremo, Occidentalis Karma incluso; e poi le tre spumeggianti cantanti-ballarine del trio "Crystal": Roberta, Jessica e Samuela, che hanno invece interpretato alcuni brani pop di successo. Dulcis in fundo, lo storico protagonista del folklore calabrese "Micu 'u Pulici", che con le sue esilaranti e sfacciate battute in dialetto calabrese è diventato un'icona della comicità di paese, anche trai calabresi all'estero. 

A chiudere la serata, sul palco, anche presidente e vicepresidente del Comitato Organizzativo della festa,  Pasquale Tropeano ed il simpatico Nicola Cricelli, i quali, pur tra mille impedimenti e limiti, sono riusciti a non far saltare l'evento, raccogliendo le forze del paese.

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di Cesare Minniti

Rendere il connubio di bellezza e cultura di Tropea, incantevole borgo della Calabria incastonato sopra un promontorietto di roccia bianca sul Tirreno, non è impresa semplice. L'esperienza di un luogo così denso di sensazioni, non soltanto visive, ma fatte d'aria, sapori e storia, va colta passeggiando per i vicoli, sui lastricati, accarezzando le inferriate, sporgendosi sulle piazze a strapiombo sulle spiagge bianchissime. Miriadi di tonalità d'azzurro sfuggono ai pixel di un qualsiasi schermo di tecnologia presente o futura e scorrono al ritmo assolutamente analogico, quello della natura e del cielo. Bisogna, soprattutto, chiacchierare con qualcuno, tra le seimilacinquecento anime del posto: gente socievole, genuina, accogliente, che porta i lineamenti di tante dominazioni e la fierezza di altrettante rivalse. 

 Ogni 3 Maggio, a Tropea, si festeggia la più grande di queste vittorie, quella della battaglia di Lepanto. Una festa spettacolare, piena della passione e della poesia che scorrono sotto il velo di diffidenza steso sulla Calabria, ma che ogni tanto zampillano fuori. C'è la storia, sublimata in forma di fuochi, musica, danze. Cose che passano inosservate fuori dalle mura: mancando processi o fatti di mafia, i giornali sono assenti. Ma torniamo alla festa ed alla sua storia. 

"I tri da cruci" ovvero "I tre della croce". Croci come quelle del tempietto che si trovava in Via Umberto I, dove si svolge la festa, ma soprattutto come i crocefissi che furono esposti nei vessilli durante la storica battaglia di Lepanto, cruciale per tutto l'occidente, che vide trai protagonisti proprio gli antenati degli abitanti di questo piccolo borgo, avamposto dell'Impero Spagnolo, di cui faceva parte.  

Correva l'anno 1571 ed alla guida del capitano Gaspare Toraldo, più di un migliaio di tropeani - che si distinsero poi per valore militare - partirono per aggiungersi agli altri soldati, più di ottantamila uomini, provenienti dai vari imperi d'occidente andandosi a schierare  contro quelli, altrettanto numerosi, del fronte musulmano. Nel mezzo del Mediterraneo, presso Lepanto, al largo della Grecia, si svolse una delle più imponenti battaglie navali della storia. 

 

Da un lato, Don Giovanni d'Austria a capo della Lega Santa, coalizione delle tredici potenze europee crisitane, dall'altro Lelé Mustafà, a capo dei turchi ottomani con i suoi ammiragli, trai più cruenti pirati di tutti i tempi: uno dei tre era il rinnegato, Uluc Alì Pascià (noto come Occhialì o Uccialì)  calabrese di Le Castella convertitosi all'Islam per poter uccidere un nemico, napoletano, e che divenne poi famoso per i suoi eccidi sulle coste italiane. Fu l'unico dei tre capitani a salvarsi, perché la battaglia fu fu vinta dai cristiani, sotto il vessillo della croce. Ed è così che oggi, a Tropea, non si porta il burqa.

Ed è anche per questo che ogni 3 Maggio (quest'anno, eccezionalmente la festa si è stata rinviata ad oggi a causa di problemi tecnico-burocratici) vediamo le tre croci esposte, ed il resto degli spettacoli pirotecnici , sullo sfondo di stellate mozzafiato, che non sono fini a se stessi. Le sagome dei cammelli, rappresentano quello usati dai pirati saraceni durante le incursioni contro Tropea, così anche la loro nave sospesa sulla piazza.

Si ringrazia per la vittoria la croce, quella di Gesù Cristo, foriera allora come adesso di liberazione.

Nella festa, i bambini vanno in visibilio; ne incontriamo un paio vestiti da giganti. Una è Mata, l'altro Grifone , spiegano. Suonano la "caricatumbula"  il ritmo che accompagnerà durante la serata l'animale ("u camiuzzu i focu", come chiamano la sagoma del cammello) che si spinge tra la folla, che lo accerchia. E' una lotta tra i tropeani ed il loro nemico, finché, tra scintille fuochi e volteggi, il male è esorcizzato: l'invasore, le sue navi, i suoi animali sono ridotti in cenere.  

Sospesa tra la paura del fuoco e la chiamata al coraggio, sembra essere anche Tropea mentre festeggia, tra assenza di timonieri e silenzio stampa. Un pugno di uomini, quelli del comitato organizzativo, tra mille difficoltà e limiti, è riuscito in qualche modo a tenere in piedi la festa.  L'impressione è che questo paese rimanga, come buona parte del Sud, in attesa della prossima Lepanto, quella che veda la cacciata dei nuovi invasori. Non soltanto quelli con la coppola e armati lupara, ma anche gli altri, in giacca e cravatta, che la circondano di letale, ma purtroppo legale indifferenza.

Published in Rosso Peperoncino

 di Cesare Minniti

 

Non è più la Lega di una volta. Nemmeno la Calabria, vestita per l'occasione di un bel burqua di accogliente nebbia.

Nebbia fino a Rosarno, fin dentro l'Istituto Scientifico Piria, dove Salvini ha tenuto, lo scorso sabato sera, la sua prima conferenza da senatore calabrese. O anche no, visto che tra i seggi non proprio antisismici agli scossoni post-elettorali del Rosatellum, più d'uno annovera anche il suo. Non si sa nemmeno se il leader del Carroccio si alleerà, né con chi e soprattutto, non si sa se si andrà a nuove elezioni (di cui questa potrebbe essere una prima lungimirante tappa).

Tuttavia, anche nell'incertezza totale sul nuovo governo, ed anche se non tutti i presenti ammettono di essere leghisti votanti (molti più che a S.Valentino, con le percentuali elettorali che sappiamo) la simpatia per Matteo è unanime. Di più: c'è fiducia, conquistata in imprecisati trascorsi politici. Si fa fatica ad entrare, compressi al limite della sincope. "C'è una calca da discoteca" osservo. "Si, ma senza pilu" puntualizza qualcuno.

A preparare il terreno al buon viso di Salvini ed al suo dolce parlar al cuore, un tigrato Spirlì che in via precauzionale inizia a prendere virtualmente a calci in culo tutti i cronisti presenti, estraendo dalla sua borsetta - formato bara della nonna - una serie di appellativi non proprio lusinghieri, travestiti (anch'essi) da raccomandazione. Giornalisti definiti (oltre che colleghi) gentaglia senza coscienza, disonesti, responsabili di infamia nei confronti del Sud ed altri capi di imputazione schiaccianti, come non bastasse il pienone della sala, quella del Liceo, decisamente attillata. 

"Vedo che ci sono tanti colleghi, giornalisti, gente che scrive. Guardate in faccia quelli che ci sono: evitate di scrivere stronzate, quando ci siamo noi c'è gente onesta""i mafiosi andateli a cercare in quel 60% che di volta in volta stabiliscono chi deve governare la Calabria" "io una mano sulla coscienza me la metto, non legate la mafia alla brava gente, ma alla masso-(?)-mafia " "smettetela di offendere i calabresi, voi per primi" " i mafiosi andateli a cercare nei palazzi, nei contratti che stanno firmando comune per comune""imparate  a scrivere"

La serata facendo ben comprendere quanto il Sud possa essere, oltre che padano all'occorrenza - se a chiedercelo è un amico cui non si può dire no (chi ha pensato Scopelliti?) - anche tollerante e non omofobo. "botte uterine" - si scusa  Spirlì, non con i cronisti, ma con Salvini. Lui che l'utero, tanto, non ce l'ha. 

 Sempre sulla scia degli sfoghi, delle vendette e del trionfalismo come se non ci fosse un domani, procede il neo parlamentare Furgiuele, già segretario coordinatore regionale della Lega, forte dei suoi 2614 voti, sui 52.676 elettori ottenuti in tutta la Calabria. Un'enormità, calcolando che nel 2013 lo aveva votato lo zero virgola qualcosa. 

 A diseccitare le telecamere, qualora servisse, tra le hostess figura una Tilde Minasi più grigia della nebbia, ma applaudente. 

"Non c'è niente di strano -poi, chiarisce la dirigente Maria Russo, rispetto all'aver ospitato Salvini all'interno di una scuola - questo è l'unico auditorium in tutta Rosarno. Ospitiamo con piacere un parlamentare del nostro Paese, e sbaglia chi tenta di strumentalizzare".  

Salvini, grossomodo, dice un sacco di cose sensate, praticamente ovvie, le stesse di sempre (cioè da quando la Lega non è più Nord): abolire la Legge Fornero, creare un ministero dei diversamente abili. E poi accellelare i tempi della giustizia, difendere i prodotti della nostra terra (l'olio, gli agrumi di Rosarno per esempio: pena dazi all'Europa); gli italiani al primo posto, meno tasse, tutelare la famiglia, le radici cristiane, promuovere i prodotti nazionali, la legalità. Accogliere "gli immigrati rispettosi" ma "se vieni qui e non ti piace il Natale, il crocefisso, Gesù, stai a casa tua e fa' ciò che vuoi".

Salvini non canta l'inno nazionale padano, ma nemmeno quello di Mameli. Parecchio imbarazzato, per i primi due minuti cerca oggetti inesistenti nelle tasche e fa gesti e sorrisoni indicando il pubblico, stringe i pugni e prende appuntamenti al telefono, tanto per non cantare una sola parola: ok citare quei terronazzi d Corrado Alvaro e Rino Gaetano per fraternizzare con gli indigeni, ma tutto ha un limite: pensa alla faccia che farebbe papà Bossi accendendo la TV. 

Un Salvini quasi italiano, che non si arrabbia più. Ai suoi piedi, fototipi tutt'altro che ariani, folgorati dall'apparizione dell'esploratore bianco, l'uomo della profezia, il Cristoforo Colombo che ci darà oro in cambio dei bergamotti: si crede al suo buon senso ed alla conversione della Lega ex Nord, che adesso "vuole unire"anche se Salvini, ci tiene a ribadirlo che rimane per il "federalismo e l'autonomia" "e chi sbaglia paga".

Tutto condivisibile, tutto plausibile ed applaudibile, ma alla rovescia. Sin dall'inizio. Lo stesso buon senso, calato in certe scenografie, è perfettamente surreale. Come prendere Shakespeare e  farlo recitare ai Muppet. 

Surreale anche l'unica desolata contestatrice, una ragazzina con la maschera di Salvini, cui va il plauso di aver sottolineato che non ce ne erano altri, di contestatori: tenerezza. Molto più inferociti alcuni giornalisti di estrema sinistra, che ce l'hanno più che altro col fatto che Salvini metta prima gli italiani, quando invece dovrebbe annunciare un mondo senza frontiere e come prima lingua Esperanto. 

Surreale anche il fatto che, in mezzo a tanti "fascisti", neoleghisti e con Spirlì incazzato, nessuno le abbia mancato di rispetto. Surreale la contestazione ed il buon senso, la partecipazione e la nebbia, un terrone omosessuale accanto ad un polentone padano, una manifestazione leghista a Rosarno. La magia della politica, tutto può accadere e ciò è inquietante. Manca un pelo che la pipa non sia più pipa e piovano ometti vestiti in nero.

 

Servizio: Cesare Minniti                   Interviste: Luigi Palamara

 

Published in Grillo Parlante

Mostrarsi ciechi e sordi dinanzi agli appelli che giungono dalla popolazione calabrese, sofferente sulla propria pelle, per il degrado della sanità, è il metodo di lavoro adottato dalla politica sanitaria. <<Occorrerebbe l’associazione “Emergency” di Gino Strana, che offre cure mediche alle vittime di guerra delle mine anti uomo, per “soccorere” l’Ospedale di Locri, distrutto dalle bombe di una politica sanitaria cieca alle necessità della popolazione, e sorda alle voci delle Istituzioni , tra cui i Sindaci della Locride, costretti ad una grande mobilitazione di protesta che avverrà il 14 novembre al cospetto della sede del Governo, il Palazzo Chigi di Roma, a difesa dell'Ospedale di Locri, avendo richiesto un incontro al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al fine di porre, tempestivamente, una soluzione per l'Ospedale di Locri>>, dichiara il Dott. Bernardo Misaggi, primario di chirurgia vertebrale all'istituto ortopedico Gaetano Pini di Milano, che vorrebbe esprimere la sua vicinanza ai primi cittadini della Locride che lottano per le problematiche legate alla sanità calabrese. <<I Sindaci non possono e non sono più disposti ad assistere da spettatori passivi a questa condizione di sofferenza a cui è stata ridotta la loro gente, nel comprensorio della Locride il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana, viene tragicamente negato ai loro cittadiniLe scene a cui si assiste quotidianamente, all’interno della struttura ospedaliera, assumono un carattere surreale, trattandosi di pazienti costretti a stazionare nel Pronto Soccorso giornate intere, senza poter ricevere adeguata assistenza medica, e, di reparti che, a fasi alterne, vengono chiusi e riaperti per l’impossibilità di dare copertura ad ogni turnazione di lavoro. Situazione ancor più grave, è la chiusura completa o addirittura il grave ridimensionamento di reparti, come l'Ortopedia, la Medicina,  la Geriatria e il Centro Trasfusionale, per cui si sono ravvisati possibili reati penali, con l'apertura di un’inchiesta da parte della Magistratura.>>. La situazione, ben delineata, dal Dott. Misaggi crea un reale filo logico delle cause che hanno portato all’appello dei Sindaci al Presidente Gentiloni, scrivendo: “ogni rappresentante del popolo italiano, dalle cariche più alte dello Stato alle deputazioni parlamentari – e in modo particolare quella calabrese -, non può non prendere coscienza del fatto che se quella descritta continuasse a rappresentare una delle tante e ataviche questioni irrisolte, significherebbe decretare, in questa terra, l’abdicazione definitiva della Repubblica Italiana”. Misaggi, con spirito oggettivo, spiega, che questa vicenda rappresenta la punta dell'iceberg della sanità calabrese, martoriata da un lungo e inefficace commissariamento, che con la sola logica economica, al fine di pianificare il rientro dal grave deficit di bilancio, ha effettuato tagli assurdi e irrazionali senza considerare i bisogni della popolazione, pur avendo dato incarico, lautamente pagato e sempre prorogato, ad una nota società esterna che non ha, ancora ad oggi, reso noto il deficit di bilancio. il Presidente Oliverio, dal momento in cui si è insediato, ha ingaggiato un lungo braccio di ferro, da prima con il Governo Renzi, e dopo con il Governo Gentiloni, per sostituire il commissario della sanità Scura, portando ad una situazione di “un commissario che sostituisce un altro commissario”, e non di formare un’efficace task-force, per risolvere i gravosi problemi della sanità; attuando la nomina di un Assessore della Sanità ed una Direzione del Dipartimento Sanità, con cui proporre delle reali soluzioni ai numerosi e gravosi problemi sanitari, al fine di risolvere l’inqualificabile gestione del disservizio, causa di disagi per i pazienti che hanno dovuto subire trasferimenti ad altre sedi ospedaliere e per i familiari sottoposti a conseguenti sacrifici logistici ed economici. Incatenarsi dinanzi a Palazzo Chigi, sede del Governo, per ottenere la nomina a commissario della sanità, occupata da Scura, è un gesto a dir poco spettacolare, quanto inutile, fatto dal Presidente Oliverio, ormai sconfitto dai suoi governi romani. Sarebbe opportuno e utile, far partecipare a un tavolo comune, il commissario Scura e Brancati, Direttore Generale dell'Asp di Reggio Calabria per porre fine a questa penosa e patetica polemica sulle “proprie responsabilità” sulla gravissima situazione che si è creata all’Ospedale di Locri, smettendo di giocare allo scarica barile dando la colpa l’uno all’altro e viceversa. Il dott. Misaggi conclude esprimendo la propria solidarietà ai Sindaci della Locride, nella speranza che possano essere ricevuti, e ascoltati dal Presidente Gentiloni, per porre fine a questa sofferenza della vasta comunità della Locride.

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Inizia il Progetto Giovani Calabria.
L’ambizioso e rivoluzionario progetto tecnico e formativo legato al basket giovanile, riservato ad atleti nati nel 2005 inizia da Lamezia Terme.
Il Referente Tecnico Territoriale Simona Pronestì, ha programmato un raduno che interesserà le seguenti società: New Team Crotone, Scuola Basket Crotone, Jonica Basket, Basketball Lamezia, Nuovo Basket Soverato,Mater Domini, Basket Joy, Us Catanzaro Centro Basket, Polisportiva San Miichele, Enjoy Basketball Lamezia, Joy Lamezia e Virtus Catanzaro.
Appuntamento per domenica 22 ottobre 2017 presso la Palestra Savutano di Lamezia Terme in compagnia dei Coach Umberto Di Martino, Antonio Giglio e Fausto Scerbo, del preparatore Valerio Tolomeo e del dirigente del Comitato Fip Danilo CIrelli.
Le società sopra citate potranno segnalare gli atleti da far partecipare al primo step del nuovo progetto.
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A dodici anni dalla sua prematura scomparsa oggi si ricorda uno tra i più alti rappresentanti della nostra regione :  Franco Fortugno .

L’on. Fortugno è stato da sempre impegnato in politica e nella grande sfida che voleva quella che oggi è la città Metropolitana di Reggio Calabria protagonista.

Un delitto che si è consumato come un colpo alla democrazia rappresentativa ma che nei fatti non ha prodotto gli effetti sperati grazie ad una mobilitazione vera, spontanea e giovane da parte di chi, fuori da tutti gli schemi e dai partiti tradizionali ha rigettato con forza l’immagine di una Calabria diversa da quella che immaginava Franco.

L’esempio di Franco Fortugno si trasforma oggi nella sfida che riguarda l’intera regione e le nuove generazioni in particolare sulla riaffermazione della buona politica.

Il suo esempio e il suo rigore, i suoi valori e le sue idee li facciamo nostri nella consapevolezza che la sua morte non rimarrà vana se veramente si riuscirà a risollevare la nostra amata Calabria; queste le dichiarazioni di Antonino Castorina Capogruppo del Pd a Palazzo San Giorgio e Consigliere Metropolitano delegato al Bilancio ed alle Politiche Comunitarie.



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"Oggi la Calabria si ferma per ricordare e riflettere sulla barbarie che  ha strappato Franco Fortugno, un uomo perbene impegnato in politica, ai suoi cari e alla nostra comunità. Un delitto che rappresentò un attentato alla democrazia di questa terra ma che non produsse i propri effetti eversivi anche grazie alla mobilitazione spontanea di tantissimi ragazzi". Lo ha affermato il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, intervenendo all'iniziativa 'Tracce di legalità' organizzata a Locri a 12 anni dal delitto Fortugno. Irto ha aggiunto: "La lotta alla 'ndrangheta comincia dai giovani e dalla promozione di una cultura della legalità. Una lotta che è una priorità nazionale - ha aggiunto il Presidente - come dimostra l'eccellente lavoro di forze dell'ordine, magistratura e degli organi di governo, testimoniato dall'azione del ministro dell'Interno, Marco Minniti. Guardare all'esempio di Franco Fortugno - ha concluso il presidente del Consiglio regionale - significa rilanciare l'impegno della politica e della società civile per un riscatto autentico che si fondi sul ripudio del consenso mafioso, sulla riaffermazione del valore delle libertà democratiche  e sull'impegno collettivo per il bene comune".

 

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L 'aeroporto di Reggio Calabria continua ancora a far discutere, inutilmente, le istituzioni di palazzo che in maniera alquanto miope, continuano ad ignorare elementi fondamentali dell'intera vicenda. Ci sono verità, che per quanto scomode, vengono sistematicamente occultate e previsioni utopistiche enfatizzate a sostegno di volontà che poco hanno a che vedere con il futuro del nostro scalo. E' bene ricordare che la S.A.CAL. è in attesa del verdetto del Consiglio di Stato che il 5 dicembre p.v. sarà chiamato a pronunciarsi in merito all'affidamento del “Tito Minniti” e che oggi, esprimersi favorevolmente in merito alla richiesta di partecipazione al bando di aumento del capitale della Sacal S.p.A , vuol dire non curare gli interessi propri della nostra Città. Infatti, le valutazioni dell'”Ente metropolitano” circa l'ammontare della disponibilità economica per l'eventuale acquisto delle quote Sacal, dovrebbe essere di circa due milioni di euro, cioè il 10% delle quote societarie, acconsentire, cioè, ad una svalutazione morale della Città Metropolitana che avrebbe una irrisoria capacità decisionale in seno alla società stessa. Inutile e dannoso, in questo contesto, “disporre” risorse cospicue, da sottrarre a settori in piena emergenza della città, per assecondare una scelta che, in questo momento, appare molto discutibile. I contorni della vicenda, invece, lasciano pensare ad un'azione di soccorso verso la S.A.CAL. ed il suo management che ha approvato un bilancio in rosso di alcuni milioni di euro ma di cui l'attuale Cda non ne risponderà assolutamente, legittimamente aggiungo io, trattandosi del 2015 e del 2016.  Sicuramente una situazione di comodo per i nuovi vertici dell'aeroporto di Lamezia Terme che, pur avendo deliberato perdite per 3,6 mln di euro, si sono detti  “assolutamente ottimisti per il futuro del sistema aeroportuale calabrese, e speranzosi per un netto miglioramento dei conti”: certo, con gli investitori sprovveduti metropolitani chi non lo sarebbe. Paradossale, con il pretesto chimerico di contare di più nel CdA S.A.CAL., è il “Tito Minniti” che soccorre Lamezia, altro che benefici dalla gestione unica aeroportuale regionale, ci ritroviamo davanti ad una oculata azione “vampiresca” di risorse per noi vitali. Domanda: quali utili divideremo a chiusura anno? Perdite. E se dovesse il Consiglio di Stato azzerare tutto? Argomenti difficili da affrontare specie se si è costretti a seguire diktat di partito, ma già in passato abbiamo dovuto digerire false verità anche davanti a fatti conclamati, per poi assistere a veri e propri gesti funambolici scaricabarile. Reggio Calabria ha un aeroporto unico nel suo genere, strategico sullo stretto, un potenziale bacino di utenza enorme, collegamenti realizzabili con tutte le destinazioni nazionali ed internazionali, è di questo ne abbiamo avuto testimonianza in un passato non troppo lontano, ma che alcuni fingono di non ricordare. La cattiva gestione SOGAS, drammatica per le conseguenze sui lavoratori, ma che nulla ha a che vedere con la decisione politica del governo nazionale di estromettere il “Tito Minniti” dal piano strategico nazionale e dalla folle decisione di Alitalia di penalizzare Reggio Calabria riducendo i voli e stravolgendone gli orari, oltre che a mettere a rischio i 41 dipendenti della compagnia impiegati. Alcuni sostengono che l'Enac, assegnando la gestione unica alla S.A.CAL, abbia agito nell'interesse di Reggio Calabria, peccato dimenticarsi che prorio durante la presentazione del rapporto di bilancio sociale 2016 dell'Enac, parliamo di appena tre mesi addietro, il Presidente Vito Riggio ha chiaramente detto che “5 grandi aeroporti fanno il 50 per cento del traffico aeroportuale, mentre altri affrontano fallimenti, come Crotone, Reggio Calabria, Rimini, e gli aeroporti che non sono utili bisogna avere il coraggio di chiuderli”. Relazione approvata da Parlamento e Governo e mai smentita. Una considerazione è d'obbligo, quindi, e invito i nostri amministratori a riflettere prima di prendere decisioni drastiche per la città e per il nostro aeroporto. La S.A.CAL. è in perdita per svariati milioni di euro ma viene giudicata idonea dall'ENAC per “salvare” Reggio Calabria e Crotone, gli stessi aeroporti che l'ENAC ritiene di dover chiudere, ma con coraggio. A conti fatti quindi, ripianiamo, in parte, i debiti della gestione “allegra” dell'aeroporto di Lamezia Terme con le nostre ultime residue risorse ( mentre alla S.A.CAL. si stanno preparando addirittura ad assumere nuove forze lavoro su Lamezia Terme ), nel frattempo viene tolto il servizio di vigilanza e sicurezza svolto a Reggio Calabria con dipendenti reggini, già licenziati, ed assegnato a personale di Lamezia che migra quotidianamente in riva allo stretto, e inoltre non è reso noto alcun particolare del “piano di sviluppo” che dovrebbe interessare il “Tito Minniti” se non l'invito costante a vettori low cost a valutare eventuali collegamenti (fortunatamente Blu-express ha accettato mentre la Rynair non ci pensa minimamente), mi domando allora: il ruolo dell'Aeroporto dello Stretto, non sarà quello delle bad company che la moderna economia speculativa utilizza facendo contestualmente confluire le attività proficue in una parallela società, detta good company, in questo caso S.A.CAL., per poi recidere il ramo improduttivo?

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Una nuova triste pagina si aggiunge alla vertenza Call&Call di Locri, che vede 129 lavoratori sul punto di essere formalmente licenziati. A renderlo noto è il segretario è il segretario della CGIL di Reggio Calabria – Locri Gregorio Pititto.

I lavoratori sono stati convocati in gruppi di tre in video conferenza dalla direzione del personale aziendale, che ha sede a Milano, per sentirsi dire da un signore seduto comodamente sulla sua poltrona a oltre mille chilometri dal dramma occupazionale che si sta consumando a Locri, che sarebbe stata loro recapitata a breve la lettera di licenziamento.

La buffonata via web si è consumata un’unica volta dato che dopo il racconto sconcertato dei primi lavoratori convocati, gli altri dipendenti si sono rifiutati di ascoltare le parole del tagliatore di teste in tipico stile hollywoodiano.

E’ l’ennesima prova dell’insensibilità dell’azienda Call&Call, lontanissima dallo stato d’animo dei suoi quasi ex 129 dipendenti, ai quali grazie alla fattiva collaborazione del Governo avrebbe potuto offrire una chance che, invece, non ha inteso cogliere dimostrando una vergognosa durezza nei confronti dei lavoratori.   

In questo momento il segretario della  CGIL di Reggio – Locri Pititto non intende soffermarsi sull’utilizzo degli strumenti informatici nell’annunciare o recapitare la notizia di un licenziamento, né elencare sentenze pro e contro questa forma di comunicazione. Né sulla circostanza, chiaramente illegittima, che convocando i lavoratori da licenziare in video conferenza, l’azienda ha di fatto reso noto i nomi dei licenziandi in barba ad ogni procedura sui criteri di scelta dei dipendenti da mettere in mobilità.

Il nodo oggi è tutto umano. E la Call&Call ha dato l’ennesima dimostrazione, qualora ancora qualcuno potesse dubitarne, di non considerare i propri dipendenti delle persone meritevoli di un comportamento opportuno e il più possibile delicato, considerato il fortissimo stress emotivo che i 129 lavoratori stanno vivendo con la loro vita professionale sull’orlo del baratro ormai da mesi.

 

IL SEGRETARIO CGIL REGGIO CALABRIA – LOCRI

GREGORIO PITITTO

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Ignoti hanno forzato il cancello della coop "Le agricole" di Lamezia Terme, hanno divelto il tetto della casetta degli attrezzi e portato all'esterno i mezzi, forse per rubarli. "Subiamo ancora una volta - affermano in una nota la Comunità Progetto Sud e Le Agricole rendendo noto l'episodio che è stato denunciato alle forze dell'ordine - un vile attacco. Ladri o mafiosi? C'è comunque rabbia e amarezza a lavorare e doversi indebitare per danni subiti da vigliacchi. Le Agricole è una coop fatta da donne e giovani in difficoltà. Vanno sorrette e non buttate giù.
    Hanno una libertà da costruire, una autostima da conquistarsi, devono trovare amici e non nemici. Le Agricole hanno una economia povera ma dignitosa. Non stanno tra coop che fanno soldi sui problemi degli altri. Nel mondo della Comunità Progetto Sud ci si impegna insieme per liberarsi insieme. È importante conoscere le loro fragili vite e il sudore del loro lavoro. Gli inquirenti sono a lavoro e anche noi con le nostre donne".(ANSA)

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Il proprietario di un fondo agricolo di Polia è stato denunciato dai carabinieri di Soriano dopo che sun un suo terreno sono state trovate otto arnie per api rubate.
    I militari sono stati allertati dall'azienda agricola "Pantera Maurizio Danilo" del furto di 8 arnie. Immediatamente i militari di Soriano, insieme a quelli della Stazione di Polia, hanno avviato le indagini per il recupero del maltolto che, grazie anche al sistema Gps satellitare installato sull'alveare, è stato individuato in un terreno situato nel Comune di Polia.
    I carabinieri si sono recati sul posto ed hanno recuperato la refurtiva che è stata subito riconsegnata al legittimo proprietario. Il proprietario del fondo è stato quindi denunciato. (ANSA)

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In relazione alla vicenda della quattordicenne, ormai da dieci anni senza docenti né assistenza specialistica, come denunciato dall'associazione “Io vedo con le mani" di Vibo Valentia, il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, conferma di essersi “premurato di contattare l'associazione denunciante, e al numero di telefono, preso dal loro sito web, ho parlato con una volontaria la quale mi ha specificato che non è, quello della bambina, l'unico caso. Pertanto li ho pregati di richiamarmi e fissare con me un appuntamento nell'immediato, per notificarmi tutto ciò di cui sono a conoscenza. Se a questi ragazzi non è assicurata l'assistenza, ovviamente qualche anello della catena non ha funzionato, deve essere individuato e messo davanti alle proprie responsabilità ed è ciò che intendo fare, ovviamente assicurandomi che ai bambini venga garantita da subito l'assistenza dovuta e vengano riconosciuti i loro diritti, senza se e senza ma".

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“Accolgo con favore l’ordine del giorno approvato all’unanimità il 19 settembre da parte del Consiglio Metropolitano di Reggio Calabria, finalizzato alla manifestazione d’interesse per l’acquisizione dell’area del Pantano di Saline Ioniche di proprietà della “Sipi”, facendo seguito a quanto deliberato dal Comune di Montebello lo scorso 28 luglio”. Lo afferma in una dichiarazione il capogruppo de ‘La Sinistrta’, Giovanni Nucera.  

“La Regione Calabria non mancherà a sua volta di seguire la strada tracciata e mi impegnerò in prima persona – come sempre ho fatto in merito – affinché la Massima Istituzione calabrese si esprima a sua volta a favore dell’interesse alla cessione dei beni Sipi oggetto di procedura fallimentare e valutare con i settori competenti l’acquisizione di questi 14 ettari di terreno di grande valore storico, ambientale e faunistico. Tutto ciò senza perdere di vista la necessaria collaborazione con le associazioni ambientaliste, culturali e sociali che agiscono nel territorio”.

“In questa battaglia come rappresentante istituzionale -  prosegue Giovanni Nucera - non è mai mancato il mio impegno, già come consigliere provinciale, e che mi ha visto promotore nel 2008 di un ordine del giorno per difendere le istanze e la contrarietà manifestata da tutti gli Enti locali e dei cittadini allo scellerato progetto della SEI. Così anche nel 2013, il Consiglio Provinciale approvava all’unanimità una mozione da me presentata che esprimeva parere negativo contro il progetto della SEI-Repower. Il 19 giugno 2014 si chiedeva la convocazione straordinaria del Consiglio aperto ai Comuni e agli Enti interessati per assumere determinazioni urgenti contro la realizzazione della centrale a carbone di Saline Joniche”.

“Oggi, come allora, la nostra posizione non cambia: lo sviluppo della Calabria non può prescindere dalla riqualificazione dell’area di Saline Ioniche che ha rappresentato negli anni un sito in cui si è consumata una indegna lotta di accaparramento. Dopo le tante battaglie dei cittadini, degli Enti, delle associazioni e dopo i risultati raggiunti non mancheremo, come Regione Calabria, dunque, a impegnarci affinché l’area torni, bonificata, al territorio e alle comunità locali ed essere finalmente fruibile da tutti, a partire da interventi di riqualificazione volti alla tutela ambientale, dall’utilizzo produttivo delle strutture già esistenti sul territorio, dalla promozione delle iniziative manifatturiere legate alle energie alternative, all’agricoltura, al paesaggio e al recupero di attività tradizionali legati alla cultura calabro-greca”.

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La terza Commissione “Sanità, attività sociali, culturali e formative”, presieduta dal consigliere Michele Mirabello, ha concluso i lavori odierni incardinando la proposta di legge a firma dello stesso Mirabello e del consigliere Carlo Guccione che introduce norme per il parto a domicilio.

Il diritto di scelta della donna, quale diritto umano che richiama interessi di rango costituzionale, e l’importanza di una assistenza dedicata che metta al centro la specificità della donna e dell’esperienza che si appresta a vivere, è stato il tratto comune delle audizioni dell’ostetrica Carmela Milione per il Collegio Ostetriche Cosenza; di Laura Pontoriero, pediatra consultorio di Lamezia; di Rosaria Marsico, in rappresentanza dell’associazione Infanzia e Adolescenza "G. Rodari" e di Giuseppe Diaco, pediatra ospedaliero ospedale di Corigliano. Il confronto si è concluso con l’apertura dei termini per la presentazioni di emendamenti (stessa decisione di rinvio della trattazione del punto con l’apertura dei termini per la presentazione di emendamenti ha riguardo la proposta di legge del consigliere Nicolò sulla promozione dell'attività di recupero e ridistribuzione delle eccedenze alimentari per contrastare la povertà e il disagio sociale).  

“La proposta di legge sul parto a domicilio è particolarmente importante – dice il presidente Mirabello- rispondendo al bisogno di intimità, individualità e condivisione familiare che sovraintende un momento così speciale per la donna che resta libera di  stabilire le circostanze nelle quali debba avvenire il parto. Senza dimenticare  che anche ragioni di natura economica legate alla riduzione dei costi per la sanità pubblica e delle spese per interventi medici e chirurghi spingono nella direzione di un sistema che realizzi questo diritto di scelta della donna”.   

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“Un contratto di quartiere o un programma di recupero urbano da realizzarsi - con il coinvolgimento degli Enti locali territoriali (Regione, Città Metropolitana di Reggio Calabria, Comune di Reggio Calabria) e dell’Aterp regionale con i Ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture - per il recupero urbano e la riqualificazione di Arghillà nord di Reggio Calabria dove insiste una strutturale condizione di degrado e di disagio sociale”.

E’ quanto chiede il consigliere regionale del Pd Domenico Battaglia che, raccogliendo l’appello di tante associazioni di volontariato affiancate dal coordinamento di quartiere, fa proprie tutte le proposte avanzate attraverso una lettera aperta alle Istituzioni pubblicata dagli organi di stampa.

“Le associazioni, il mondo del terzo settore e la Chiesa, molto attivi nel nostro territorio, hanno avuto il merito di intercettare e segnalare le istanze e i bisogni di questa parte di territorio che attende risposte da parte delle Istituzioni.  Le criticità sono state indicate in una visione costruttiva di superamento, grazie ad interventi - sottolinea l’esponente politico - che possano dare un nuovo volto ad un quartiere che dovrà qualificarsi in termini di infrastrutture e servizi. Interventi, peraltro, alcuni già previsti dall’attuale amministrazione comunale di concerto con la Prefettura e il Ministero degli Interni e che attendono solo gli ulteriori passaggi tecnico-amministrativi per essere avviati”.

“Sono circa 1000 gli alloggi di edilizia residenziale pubblica ivi esistenti con ataviche problematiche afferenti le condizioni di vivibilità, la sicurezza, il decoro, la manutenzione delle strade, l’illuminazione e il verde pubblico, senza trascurare i profili strutturali dei fabbricati (cornicioni, scale, ascensori fognature, condotte idriche). Serve dunque - ha rilanciato Domenico Battaglia -, come auspicano le associazioni, un vero e proprio piano per la rinascita di Arghillà, per farla uscire dallo stato di isolamento e ghettizzazione in cui nel tempo è stata relegata. Il primo step è la creazione di un presidio costante del territorio da parte delle Forze dell’ordine per la prevenzione ed il contrasto dell’illegalità e di forme di condizionamento. Bisognerà lavorare a progetti di rigenerazione urbana mentre sul piano sociale - ha aggiunto il consigliere del Pd - andranno attivati interventi a sostegno dei nuclei familiari svantaggiati, garantendo il diritto allo studio dei ragazzi con servizi di trasporto e con iniziative atte a fronteggiare la dispersione scolastica. Passaggio fondamentale, infine, è la creazione di luoghi idonei per l’aggregazione e per l’offerta di servizi culturali e sociali”.

“Ritengo pertanto che per realizzare tutti questi interventi - conclude Domenico Battaglia - i migliori strumenti da utilizzare siano il contratto di quartiere o il programma di recupero urbano. Da consigliere regionale, accolgo l’appello lanciato dalle associazioni e chiedo al presidente della Giunta regionale Mario Oliverio di valutare e di rendersi promotore e garante di questa mia proposta nelle sedi deputate”. 

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Sono stati consegnati i lavori per la riqualificazione del sentiero Africo Vecchio – Casalnuovo e per la realizzazione di un ponte sull’alveo del Torrente Casalnuovo per collegare i due antichi borghi.

Le opere, finanziate dall’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte e appaltate dal Comune di Africo, rientrano nel più ampio e articolato “Accordo di Programma” finalizzato alla valorizzazione di una delle aree di maggior pregio naturalistico dell’Aspromonte attraverso il ripristino della rete sentieristica, il recupero di immobili da utilizzare per l’ospitalità diffusa degli escursionisti, l’insediamento di attività di animazione territoriale e la creazione di una offerta integrata.

La consegna dei lavori è avvenuta presso il Municipio di Africo alla presenza del Presidente del Parco dell’Aspromonte, Giuseppe Bombino, del Sindaco Francesco Bruzzaniti, del Direttore dei Lavori Antonio Pallone e del Responsabile dell’Ufficio Tecnico Arch. Rocco Criaco.

Per il Sindaco Bruzzaniti l’intervento “assume un carattere simbolico, che punta alla complessiva fruizione e valorizzazione dei due borghi che rappresentano la storia del nostro Comune”.

Il Direttore dei Lavori Antonio Pallone ed il Responsabile Ufficio Tecnico Rocco Criaco hanno illustrato nei dettagli l’intervento che “coniuga funzionalità e attrattività grazie alla realizzazione del piccolo ponte tibetano costruito con materiali che ben si integrano nel contesto naturalistico circostante, certi che gli escursionisti e i “viaggiatori naturalisti” apprezzeranno il rinnovato percorso.

Il Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, Giuseppe Bombino, soddisfatto per l’avvio delle procedure ha evidenziato come: “dalla Madre Montagna si viene e alla Madre Montagna si ritorna. Il rapporto intenso tra la comunità di Africo e l’Aspromonte è stato, nel passato, spezzato. Noi vogliamo riprendere quel dialogo, elevarlo in nome di quella bellezza che la nostra montagna elargisce. L’Aspromonte è della sua comunità e di quel popolo che muove i suoi passi verso una nuova alleanza tra lo Stato, le sue Istituzioni ed i cittadini. Oggi  - ha concluso Bombino - lanciamo un messaggio forte e chiaro alla nostra gente: su quell’antico sentiero montano ritroveremo il segno di un cammino che conduce alla dignità”.

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La Compagnia Teatrale “8&9 Codex” ritorna a calcare il palcoscenico. Si riparte, sempre con costruttiva ironia e con il giusto equilibrio tra commedia e realtà, da una tematica di grande attualità e importanza sociale e politica: il processo di fusione in atto tra le due Città di Rossano e Corigliano Calabro. Insieme alla Compagnia Valente della vicina Corigliano, infatti, sarà portata in scena, i prossimi Sabato 14 e Domenica 15 Ottobre presso il Teatro Metropol di Corigliano, l’ultima opera scritta e diretta dall’istrionico Gianpiero Garofalo “Il primo Primo Cittadino”.

 

È quanto fa sapere il Presidente della Compagnia Teatrale 8&9 Codex, Nuccia Speranza, che nei giorni scorsi, insieme agli altri associati, ha deciso di tornare in scena per la prima volta dopo la prematura scomparsa di Carmine Molino.

 

È stata una decisione sicuramente difficile e sofferta – dichiara il Presidente – dettata dal nostro dovere morale di cittadini da sempre attivi nella vita sociale e culturale delle nostre comunità. Sarà questo, infatti, il nostro contributo artistico alla discussione e al confronto sulla fusione che da ormai da tempo sta tenendo banco nelle due comunità di Corigliano e Rossano. In merito a questo progetto, abbiamo sia la compagnia 8e9 Codex che la compagnia Valente, la nostra idea, ovviamente chiara e che è anche il leit motiv dell’intera commedia. Abbiamo, perciò, ritenuto essenziale tornare in scena e proporre in tempo per la data del referendum, ormai prossima, del 22 Ottobre, questo nuovissimo eccellente lavoro del nostro direttore artistico, regista e attore Gianpiero Garofalo.

 

Insieme ai colleghi della Compagnia Valente di Corigliano, con i quali – precisa ancora Speranza - già in passato abbiamo collaborato, instaurando un grande rapporto di amicizia e una splendida sintonia, proporremo uno spettacolo davvero entusiasmante, ben bilanciato tra picchi di comicità estrema e grandi spunti riflessivi.

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Il Codex Purpureus Rossanensis rivive nelle tableaux vivants degli studenti dell’Istituto Comprensivo Statale di Crosia. La rappresentazione scenica di alcune delle miniature che compongono il prestigioso Evangeliario miniato di Rossano, riconosciuto nel 2017 dall’Unesco Patrimonio universale dell’Umanità, proposto dai ragazzi delle scuole primarie traentine è stato scelto dall’Ufficio scolastico regionale come il miglior lavoro espressivo da poter proporre nel contesto delle cerimonie nazionali per l’apertura del nuovo anno scolastico tenutesi ieri (lunedì 18 settembre) a Taranto, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Assessore Guido: Un esempio di lungimiranza nel solco della valorizzazione del patrimonio culturale e identitario territoriale.

 

Soddisfatta l’Amministrazione comunale a guida Antonio Russo che ha rivolto il plauso ufficiale agli studenti, alle famiglie, al corpo docente e al dirigente scolastico Rachele Donnici per aver creduto ed investito in un progetto che può diventare d’ispirazione e guida per tutto il territorio.

 

A prescindere dal finissimo prodotto artistico, comunque importante e di grande valenza educativa e artistica – dice l’assessore alla Cultura e alla Pubblica istruzione, Graziella Guido – che abbiamo avuto già modo di apprezzare, è rilevante la lungimiranza culturale e territoriale che assume il lavoro realizzato dai ragazzi dell’istituto comprensivo Padula di Crosia, coordinati dalla dirigente Rachele Donnici, alla quale rivolgiamo il nostro sentito ringraziamento per questo ennesimo risultato conseguito dalla scuola e che dà lustro all’intera comunità mirtocrosiota.

 

Aver saputo far proprio il meraviglioso messaggio artistico e sociale trasmesso dal Codex Purpureus Rossanensis – sottolinea l’assessore Guido - è la testimonianza di come il monumento patrimonio Unesco, che ha ritrovato vita nella rappresentazione dei ragazzi del “Padula”, rappresenta un punto forte identitario non solo per Rossano ma per l’intero comprensorio ionico. È questo il messaggio, che dovrebbe essere da esempio per tutti, per il quale la valorizzazione di una ricchezza artistica unica nel suo genere può rappresentare una vera risorsa per tutti se si trova il coraggio e la consapevolezza di valorizzarla in modo sinergico. A partire dalle scuole per finire alle Istituzioni. Che anche in questo caso – conclude - dovrebbero prendere esempio dalle scuole.

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“Dal ‘Cantiere Calabria’ emerge una sola certezza: il fallimento di Oliverio e del Governo regionale. La Giunta non ha mai avviato né tantomeno realizzato alcunché del suo programma elettorale rimasto solo ‘libro dei sogni’, rispetto ad una governance tanto sbandierata, limitandosi sempre alla politica degli annunci.

Continue passerelle politiche, vetrine, tanto ‘fumo negli occhi’, ‘risultati fantasma’, parole al vento e strette di mano che lasciano intatti i problemi e le tante criticità che affliggono i nostri territori”.

E’ quanto afferma il presidente del gruppo di Forza Italia al Consiglio regionale, Alessandro Nicolò, che aggiunge: “Altro che macchina ferma e arrugginita, come qualcuno dice di aver trovato, ostinandosi a tenere ancora gli occhi e la testa rivolti al passato. Anziché pensare al presente… Peraltro sono serviti addirittura due anni e mezzo per allacciare le cinture, girare la chiave, metterla in moto; sicuramente ne serviranno altrettanti per farla camminare…E non sappiamo neppure di quale macchina parlino, considerato che non li si vede neppure lontanamente in bicicletta per correre sulle strade in pianura”.

“Dall’esordio della legislatura fin qui - continua Alessandro Nicolò - Oliverio e la sua maggioranza si sono caratterizzati per inefficienze ed inadempienze; finanziamenti restituiti o persi (in questi casi, in virtù della cultura dello scarica barile che appartiene loro, la responsabilità è sempre degli altri, ovvero della burocrazia….). Però, sempre attenti a questioni di potere, violando addirittura i principi della democrazia con l’occupazione manu militari - come avvenuto in occasione dell’ultima elezione dell’ufficio di Presidenza - per le posizioni spettanti ex lege alla minoranza. Del resto - prosegue l’esponente politico - basta ascoltare il malcontento della gente, delle forze sociali, sindacali e produttive del quale abbiamo quotidianamente riscontro anche dagli organi di stampa, per avere conferma del grave disagio che vive la Calabria. Siamo dinanzi al solito teatrino della politica, anzi in questa ultima fase sembra proprio di stare al circo equestre dove qualche esponente politico non compie neppure tanti sforzi per recitare la parte di primo piano. E quando dice addirittura di reazioni nervose - parole in libertà senza alcun significato - farebbe bene a pensare a se stesso, alla sua condotta e alle sue responsabilità derivanti dal ruolo di cui forse probabilmente o non ha capito il significato, o non vuole capire, o che non è capace di interpretare. Oliverio e il Pd sembrano brancolare nel buio, privi di una seria progettualità e di una programmazione adeguata per consentire alla nostra regione di uscire dal limbo e per avere legittimamente quel ruolo centrale che deriva dalla posizione baricentrica nel Mediterraneo”.

“Per quanto ci riguarda - aggiunge Alessandro Nicolò - siamo coscienti che l’implementazione della crescita debba provenire dal Sud ed in particolare dalla Calabria con le sue grandi potenzialità inespresse da sfruttare per attrarre gli investitori in un settore strategico quale il turismo, laddove invece non si ha traccia di un piano né di programmazione né di investimenti che valorizzi la vocazione e le potenzialità dei territori”.

“Altro che ‘Cantiere Calabria’ dinanzi a depuratori che non funzionano, piano trasporti inadeguato, disoccupazione alle stelle, Pil pro capite più basso d’Italia; propensione in termini di spesa per i consumi fra le più basse rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno; sistema sanitario al collasso con la soppressione di servizi e reparti importanti; ritardi nella definizione delle procedure per la costruzione degli ospedali. Ed ancora: rischio costante di disimpegno automatico dei fondi comunitari. E’ lunga, interminabile, la lista delle inadempienze e delle omissioni che rappresenta plasticamente - conclude il Capogruppo di Forza Italia - nonostante i maldestri tentativi di veicolare un’immagine diversa dalla compagine governativa targata Pd, il fallimento senza appello del Governo guidato da Oliverio e dal centrosinistra”.

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A Milano nella notte scorsa sono stati affissi oltre 100 manifesti che ritraggono il super boss della Ndrangheta Rocco Morabito, catturato lo scorso 4 settembre dai Carabinieri a Montevideo. I 70x100 sono visibili nei quartieri caldi della 'capitale morale', da Piazza Prealpi (regno del clan Serraino) a Quarto Oggiaro (zona dominata da Cosa Nostra e Camorra in cui solo qualche settimana fa ci sono state numerose sparatorie ), ma anche in Corso Sempione, Via Melchiorre Gioia e nelle lussuosissime Via Larga e Largo Treves, Corso De Amicis e, infine, sotto Il Pirellone. 

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Come sia diventata un luogo comune, è difficile a dirsi, ma è successo. La bellezza della Calabria è ormai una strada battuta, che si calpesta diretti verso altri obiettivi. Ci si concentra sulla Calabria per il dovere di cronaca, cronaca nera, cronaca di 'ndrangheta. Lo si fa passando attraverso certe scenografie divine che però non sono una notizia, sono stati sempre lì, come le spiagge e i crepuscoli viola di Leonida Repaci. Muti in attesa di qualche barile radiattivo, di qualche discarica, di qualche morto che le faccia cantare. Come gli uliveti, gli agrumeti, le distese di macchia mediterranea, dimenticate finché qualche incendio non ce le ricorda. I paesi sono in attesa di spari per farsi raccontare, per il resto crollano. I palazzi del centro storico di Tropea, cadono a pezzi. Gli alberi della Via Marina cadono (qualcuno dice per il caldo). Ed è anche un problema di stampa.

Tutto viene agli onori della stampa per essere compianto ed inumato, ed è una pessima abitudine. 

 

FUORI DALLE PARENTESI (ITALIANE) CALABRIA SIGNIFICA BELLEZZA. 

 

Poi d'improvviso, mentre siamo anestetizzati, induriti, arresi al silenzio sulla  bellezza, silenzio accecante  - mentre non assordano le grida di certa stampa autoctona, che quando non trova del male se lo inventa - qualcuno si accorge di noi, o meglio di lei. La Calabria.

Ci sono degli Stati, diversi da quello italiano, che non soffrono dei deja-vu giornalistici rispetto al Sud come "quel grosso problema della "ndrangheta". 

Così, quei giornali di quegli stati che non ci vedono come un problema scomodo, scomodo persino da raggiungere, si accorgono dell'esistenza di una Calabria bella, soprattutto bella, ed è una notizia italiana inedita.

 America, Francia, Germania passano di qui per caso ed esclamano: ehi, non sapevamo dell'esistenza di un paese dalle spiagge divine e dal cibo squisito. E per loro,  per questa interpretazione accidentale ed  esotica rispetto al parlato italiano, la nostra meravigliosa bellezza si svela per ciò che essenzialmente è. Il New York Times fa quel che non sanno fare i giornali nazionali e locali: fare una pubblicità onesta, ed inserire la Calabria 37ma trai 52 posti assolutamente da visitare al Mondo. Subito dopo le Maldive.

 

 

"NONOSTANTE LA SUA CATTIVA REPUTAZIONE": MA CHI LA COSTRUISCE?

 

"Nonostante la sua cattiva reputazione". Così le Monde, ha scritto della Calabria pochi giorni fa :"I turisti scoprono il suo patrimonio, le sue belle spiagge, la sua meravigliosa cucina." 

"Quando si parla della Calabria, si tratta solo di storie di crimine, o il turismo, comincia - dichiara Donati - sono voluto andare oltre". Ci volevano le foto di Simone Donati, fotografo fiorentino, e bisognava che trovassero un corrispondente da Roma per Le Monde in Francia. Le vie del Signore, per segnalarci ai turisti stranieri possono apparire strette e tortuose. Ma tant'è, le foto dei calabresi, non trovano corrispondenza d'amorosi sensi in Italia. 

"Dalle sublimi località balneari di Tropea e Scilla - scrive ancora l'autorevole quotidiano francese -  alle affascinanti vedute dello Stretto di Messina offerte dalle sponde di Reggio, questa regione comincia ad attirare i turisti, nonostante la sua cattiva reputazione"

"Infatti, con il patrimonio archeologico inestimabile e sconosciuto, una cucina deliziosa e spiagge paradisiache - il tutto a prezzi bassi - in Calabria non mancano offerte interessanti."

Non sono gli occhi del padrone ad ingrassare il cavallo. A spronare ad uscire dalle grotte, dalle trincee, per mostrare il lato buono di un popolo. Gli occhi dell'amore, sdoganano noi e gli altri dal "dovere" di essere sempre il peggio. Questo manca nell'informazione.  

Poi manca l'Aeroporto per fare arrivare i turisti, i porti per le loro navi, e la regolamentazione dei prezzi di mercato nel settore turistico. Di questo, prima o poi, dovrà occuparsene seriamente lo Stato.

 

Published in Grillo Parlante

Un po’ di romanticismo, un pizzico di favola, qualche grammo di richiamo alla tradizione ed eccola confezionata: si tratta della ricetta del secolo che dovrebbe metterci al  sicuro dai kalashnikov e dalle bombe rudimentali degli estremisti islamici. E’ la proposta dell’architetto Boeri che invita a coltivare la bellezza come “arma” contro la bruttezza dei recenti tristi episodi verificatisi in Spagna, Germania e Finlandia; il termine “coltivare” non è casuale: Boeri, infatti, propone di abbellire le aree urbane con fiori e piante perché “le foglie sono utili per assorbire i veleni dell’area urbana”, forse però più efficace ed utile contro lo smog cittadino.

Ora, non credo che Reggio sia in cima alla lista dei bersagli appetibili dell’Isis, fatto sta che anche il Sindaco Falcomatà ha abbracciato l’enfatica trovata e indirizzato una lettera ai cittadini con l’aspettativa che diventasse virale, ma che di virale ha avuto solo la “perculata” sul web. Che Falcomatà avesse un debole, non ricambiato, per la botanica lo avevamo un po’ intuito con una sua uscita facebook diventata poi un tormentone estivo: “Oggi si è verificato il crollo di una cosiddetta branca di ramo arboreo sul Lungomare Falcomatà. Nello specifico, la causa va individuata nell'eccessiva differenza di temperatura interna della pianta e le condizioni esterne, particolarmente elevate in seguito ai ripetuti incendi di questi giorni.” E anche in quell’occasione, “perculata virale” e molto scetticismo da parte di molti che si sono visti propinare una potenziale panzana per quietare gli animi già surriscaldati dal caldo estivo. Stavolta invece, la proposta è di collocare piante di bergamotto in giro per la città. Una pensata niente male, soprattutto se volessimo pubblicizzare al meglio un prodotto locale che tanti turisti disconoscono e che, in altri posti, da “oro verde” avrebbero fatto diventare “oro colato”.

 Insomma ci eravamo quasi scordati del capitolo “alberi” in città per passare al successivo capitolo “grave crisi idrica”, per tornare a ripassare il primo con un approfondimento sul bergamotto: Lo spin doctor del sindaco è un pollice verde mancato con doti divinatorie? Non lo sappiamo, intanto però, secondo una fresca notizia ANSA, l’Isis starebbe incitando, tramite Telegram, i lupi solitari ad attaccare l’Italia…dove noi abbiamo un’ottima intelligence, un grande esercito e…numerose ”bergamottare”!

 

Published in Piume di Veritas

Manca un mese al grande appuntamento di Atreju 2017, la festa dei giovani di destra che quest’anno vedrà coinvolto, in stretta sinergia con Fratelli d’Italia, anche il movimento Gioventù Nazionale, un appuntamento decisivo che, dopo l’imponente campagna tesseramenti e la successiva fase congressuale, marca una tappa fondamentale e programmatica per i mesi a venire. Per la gioventù calabrese il fermento è ancor più motivato perché vedrà esprimere due importanti candidature a livello nazionale che, come anticipato al congresso regionale calabrese svoltosi al “Campo Agelaia” lo scorso 23 luglio a Reggio Calabria, saranno espressione del giusto apprezzamento ad un arduo lavoro che Pasquale Oronzio e Gianluigi Verta, rispettivamente candidati all’Esecutivo e alla Direzione nazionali, hanno svolto con autentica passione.

Giovani ma con un ricco bagaglio di esperienza nel mondo della politica, a partire da quella universitaria. Consigliere di facoltà, poi senatore accademico all’Università Mediterranea, passando per l’esperienza della campagna elettorale come candidato al CNSU, Pasquale Oronzio attende con fermento la sfida di Atreju: “Arriviamo a questo appuntamento con tanto entusiasmo e voglia di metterci in gioco. Abbiamo seminato tanto durante la fase del tesseramento e il raccolto è stato ottimo e lo abbiamo sancito con un importante fase congressuale culminata con la prima edizione del Campo Agelaia. Il nostro obiettivo è riportare, attraverso il merito la Calabria al centro del panorama politico nazionale del nostro Movimento, certi che la nostra comunità con quantità e soprattutto qualità potrà essere una importante risorsa per la crescita Di Gioventù Nazionale".

Stesso spirito quello di Gianluigi Verta, militante di lungo corso e attualmente rappresentante studenti in seno al dipartimento di Scienze Politiche dell'Università della Calabria, che si proietta deciso al Congresso Nazionale : “Saremo protagonisti di questa nuova stagione politica, portando avanti i valori del merito frutto del lavoro svolto sui territori. Siamo contro le cariche viste come pennacchi e sogniamo una classe dirigente e politica giovane e dinamica. Non ci sentiamo affatto inferiori ai dirigenti presenti sulla scena e siamo più che pronti a spenderci con tanto spirito di sacrificio e militanza per le prossime politiche.”

Appuntamento alla decisiva esperienza di Atreju, che si svolgerà il 22-23-24 settembre alle Officine Farneto di Roma, momento di confronto e crescita per i giovani italiani che sognano e credono ancora nella loro Patria!

                                                          Gioventù Nazionale - Calabria                                                                                               

Published in Calabria
Dinanzi all’esasperazione dei cittadini reggini ormai da mesi senza acqua e, nel caso particolare, i residenti del quartiere Saracinello costretti a scendere in piazza per la negazione di un diritto elementare, stupiscono e non poco le dichiarazioni dell’Assessore comunale Antonino Zimbalatti e del Consigliere delegato Paolo Brunetti. Quest’ultimo, infatti, nell’analizzare il grave problema idrico che affligge il comprensorio metropolitano, senza distinzione di zone, ha dichiarato che “negli anni la gestione dell’acquedotto comunale è stata allegra”.
 
Affermazioni pesanti e certamente suffragate da notizie di reato concrete altrimenti Brunetti, non si sarebbe lasciato andare ad uno sfogo del genere. Ci domandiamo però se il consigliere comunale delegato del Sindaco Falcomatà abbia già denunciato alla Procura e agli Organi competenti le notizie in suo possesso relativamente alla gestione dell’Acquedotto comunale, o se all’interno della Giunta siano stati presi i dovuti provvedimenti amministrativi per “invertire” la rotta, o la svolta. Allo stesso tempo ci chiediamo come possa rapportarsi, Brunetti, con i dipendenti del settore, gli stessi del passato, se si fida di loro (ci pare evidente di no, date le affermazioni) e quali provvedimenti intenderà assumere nei loro confronti dato che li ritiene corresponsabili di chissà quali malefatte.
 
Se così non fosse, quello di Brunetti sarebbe da catalogare come il duro sfogo di chi non riuscendo da due anni a trovare soluzioni all’emergenza idrica cittadina, “rischia” di doversi dimettere per un evidente  fallimento amministrativo, d’altronde Reggio non ha mai vissuto le gravi e persistenti crisi idriche che sta subendo da quando il nefasto duo Falcomatà-Brunetti ha iniziato ad occuparsi (si fa per dire) del settore idrico comunale con i disagi che sta causando ai Reggini.
All’incauto Consigliere delegato Brunetti consigliamo, visto che dopo quasi 3 anni non ha ancora trovato il bandolo della matassa, di lasciare perdere questa delega, sarebbe un bene per la sua carriera politica ma soprattutto per i reggini tutti.
 
Published in Reggio Comune

Nel 2016 le esportazioni di merci della Calabria sono aumentate del 10,4 per cento, dato di molto superiore alla media nazionale (+1,2%), per un valore complessivo di 414 milioni di euro pari ad una quota dello 0,1 per cento delle esportazioni nazionali. Ad attestarlo è il XXXI Rapporto Ice "L'Italia nell'economia internazionale".
Principali mercati di sbocco per le produzioni calabresi sono i paesi europei con un peso del 42,5 per cento sul totale regionale e un flusso in aumento del 9,8 per cento. A livello di singolo paese, la regione ha visto aumentare le proprie esportazioni verso Svizzera (+65,1%), Stati Uniti (+21%), Germania (+16,2%) e Francia (+24,8%).
L'aumento maggiore per l'export a livello provinciale è stato messo a segno da Catanzaro (28,7%), seguita da Reggio (+19,1%) e Cosenza (+6,3%), province che, da sole, rappresentano l'84,5 per cento del totale. I flussi commerciali di Vibo e Crotone si sono contratti rispettivamente del 24,3 e 5,9 per cento.

 

(fonte:ANSA)

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"Il Ministero delle Infrastrutture ha comunicato alla Regione e al concessionario Sorical, l'avvenuto collaudo definitivo della diga dell'Alaco, una tra le principali infrastrutture idrauliche della Calabria".
Lo rende noto Sorical. "La realizzazione della diga venne programmata - prosegue la nota - già dalla fine degli anni '50 del secolo scorso dalla allora Cassa per il Mezzogiorno allo scopo di assicurare l'approvvigionamento idropotabile di una vasta area della Calabria centro meridionale ed in particolare della massima parte del vibonese. Il completamento della diga avvenne nel 2002 da parte della Regione, utilizzando anche Fondi Ue e la messa in esercizio nel 2003. Con la successiva presa in carico del progetto da parte di Sorical spa nel luglio del 2005 vennero avviati i lavori di ammodernamento e potenziamento dell'impianto di potabilizzazione oltre ad altri lavori di miglioramento del sistema di adduzione, tutti sempre definiti come interventi prioritari dalla Regione".

Fonte: ANSA

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