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In tutta schiettezza, non è che ispiri fiducia. E' troppo vero. Semplice come il pane, diretto come un camionista. Potrebbe uscirti 1 la crostata e tu sapresti che lui è la vera nonna e l'ha preparata con le sue mani. Potrebbe consegnarti l'auto e dire che ora è a posto, sorridendoti con le mani unte di grasso. Potrebbe, indicarti il numero della suite di un hotel di lusso o indifferentemente stare al timone di un motopeschereccio di quei bastoncini di pesce. E tu, ti sentiresti al sicuro.

Potrebbe essere anche un buon Ministro degli Interni. Fateci caso, Salvini è un coltellino multiuso. Ha la risposta, multiuso.

Salvini è tutto. Fraternizza con i multietnici, si fa dare del razzista docilmente, ma ti abbraccia anche il nero. Insomma, è il prodotto genuino che tutti avremmo voluto come miglior amico in grado di tirarci fuori dai guai. Ed i guai ci sono tutti.
Perché dunque non crederci, all'italiano DOC. Della Lega. Che unisce l'Italia?

E non solo l'Italia: anche gli africani gli sono amici. Decine di africani, quelli della tendopoli, passeggiano con lui e si fanno pure i selfie. Ed egli li tiene seco.

E mentre i leoncavallini di Milano e i rossi di Bologna, tra un joint e l'altro, difendono i neri vestiti da rastaman, i neri non rastaman vanno d'accordo con Salvini. Bisognerebbe chiedere a lui, il perché dell'arcano. Ma si sa: risponderebbe ciò che tutti pensano. "Spaccio di stupefacenti".

E infine, si è arrivati al punto che tutti pensano la cosa giusta. Mentre l'italia era di sinistra, ci si preoccupava invece di Pensarla Diversamente, P.D., era questo l'acronimo.

Ma dato che ora c'è un leader che ragiona com'è scontato, lo si ama. Col secessionismo o senza, li seppellisca o meno la lava, anche quelli del Sud lo amano.
Con buona pace della sinistra, che non trova più sillogismi filosofici, né artifici retorici, né maschere efficacemente sardoniche, che azzecchino un punto - che sia uno - contro il nemico.

 

Piccola digressione. Perché la disfatta dell'ideologia sinistrorsa?

 

Il tipico intellettuale di sinistra dissente sempre con l'avversario politico, si sforza di superare il compagno, ed oltre a non ascoltare entrambe le parti, tende a contraddire pure se stesso. Figurarsi la realtà.
L'ultimo esperimento del PD, pare essere quello di pensarla diversamente ANCHE dal creatore del PD, che appare inadeguato. Prima o poi, simpatizzeranno per la Lega.

 

Che ne sarà della tendopoli?

 

E dire che la tendopoli deve sparire. Si dovrebbe, nei piani del leader del carroccio, eliminare quest'orrore. Centinaia di tende sotto il sole che spacca le pietre. Sono ragazzi, bravi ragazzi per lo più, che pedalano sotto il sole per buscare un tozzo di pane. Pare di vedere gli italiani, gli anni cinquanta, quando ancora faticavano.

Ma nostalgie a parte, le loro condizioni sono intollerabili. Basterebbe il calore che abbatte ad uno ad uno reporter e giornalisti, in bilico sul filo della lipotimia, caldo che questa gente non può combattere con forniture d'acqua sufficienti o abitazioni climatizzate. Non c'è l'ombra di un albero, la macchia mediterranea imbiondita è immobile, non c'èun filo di vento.

L'immigrazione clandestina è un reato. Ma qui a San Ferdinando, sono quasi tutti regolari.
Anche stavolta per Salvini, la risposta è ovvia: è l'emigrazione economica, il problema. Se non arrivano, gli immigrati non si troveranno male. Per emigrare, i migranti devono prima trovarsi bene, viaggiare in aereo ed incentivare, all'arrivo, l'economia locale.

C'è anche qualche dissidente, un coretto con la T-shirt rossa sotto una casetta di legno, le proteste non si sentono nemmeno ed il tragitto che separa la tendopoli dall'opra dei pupi è rovente. Non pervenuti.

 

SALVINI. E LA NDRANGHETA?


Saviano gli schiuma dietro che è colluso? E lui, stamane a Rosarno, ti consegna il bene sequestrato alla 'ndrangheta. E lui, dopo aver visitato San Ferdinando, si reca allo svincolo di Scilla per commemorare gli appuntati Fava e Garofalo, uccisi 24 anni fa dalla ‘ndrangheta stragista.
Saviano vorrebbe, insinuare che la 'ndrangheta si fa sequestrare le cose per mantenere il patto segreto con quello scorpione di Salvini, ma sarebbe poco giornalistico. E molto querelabile.


E riguardo alla presenza di note famiglie della malavita calabrese nel suo primo incontro di Febbraio?
Salvini "incontra migliaia di persone al giorno" ed dunque non può "conoscere tutti quelli che sono in una chiesa, in un ristorante, in un'aula. Ovvio.
E i 49 milioni sottratti alla Lega? "Miliardi", ironizza.

Il buon senso ha contagiato l'Africa ed i fratelli del continente più povero sembrano arrivati già leghisti. Verrebbe da importarli, ma sarebbe contrario al loro stesso buon senso. Vedono un Salvini buono, ragionevole, quello che insomma vedono tutti. Da quando i giornali lo riportano.

 

Cesare Minniti

 

 

 1 ) ndr.: meridionalismi!

 

servizio di Cesare Minniti

Published in Reggio Metropolitana

di Cesare Minniti

 

28 Giugno 2018 VILLA SAN GIOVANNI (RC) - Dieci persone, tra cui un minorenne, sono state arrestate dai Carabinieri per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, ricettazione, intimidazioni, danneggimaneti, atti incendiari, detenzione e porto illegale di armi. Le indagini, dirette dal procuratore Giovanni Bombardieri, erano scattate a seguito dell'attentato intimidatorio, compiuto l'8 Agosto scorso a Bagnara Calabra, quando criminali all'ordine di Fortunato Praticò cl.'79 (individuato come responsabile e capo del sodalizio) avevano esploso alcuni colpi d'arma da fuoco contro l'abitazione del Comandante f.f. della Polizia municipale locale. L'organizzazione, smantellata oggi sul nascere, si propeneva di acquisire il controllo della piazza bagnarese e comprendeva oltre a Fortunato Praticò, tra i partecipanti ed organizzatori a vario titolo Perrello Rocco('68), Praticò Fabio('85), Caratozzolo Vincenzo('84), Scarcella Domenico ('84) e Cacciola Fabio('76), per i quali sono scattate le manette, oltre al minorenne P.R., cl.'02, custodito nell'istituto penale per minori e Leonardis Samantha('80), quest'ultima posta agli arresti domiciliari.

 

I particolari dell’operazione sono stati resi noti dal procuratore Giovanni Bombardieri, dal colonnello Giuseppe Battaglia e dal capitano Giuliano Carulli, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta alle ore 11.00 presso la sala conferenze del Comando Provinciale dei Carabinieri .

Gli indagati circolavano a bordo di autovetture con armi cariche. "In una delle intercettazioni ambientali - afferma il procuratore Bombardieri- vedendo avvicinarsi un'auto dei carabinieri, commentavano: 'se ci controllano, gli spariamo in faccia' ." "In un'altra occasione si erano dotati di armi per procedere ad un attentato il cui bersaglio non è stata identificato".

In relazione all'atto intimidatorio dell'Agosto 2017, Bombardieri ha sottolineato come i criminali avessero reagito non ad un'indagine condotta nei loro riguardi, ma rispetto ad un'azione di ripristino della legalità che aveva interessato categorie quali i venditori ambulanti abusivi: un'azione che minacciava il territorio di cui intendevano impadronirsi.

 

 

 

 

Intervista al procuratore G.Bombardieri:

 

 

 

Intervista al colonnello Giuseppe Battaglia:

 

 

 

 

Video dell'operazione:


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In occasione della serata "Sanremo è Sanremo- Story" svoltasi contestualmente alla festa "i tri 'da cruci" a Tropea(VV), Maurizio Scuncia, meglio conosciuto come Micu 'u Pulici ha allietato il pubblico con i suoi soliti esilaranti sketch e le canzoni che ormai sono diventate parte integrante della tradizione calabrese. Ecco alcune "pillole" per i suoi numerosi fan:

 

Published in Rosso Peperoncino

di Cesare Minniti

Rendere il connubio di bellezza e cultura di Tropea, incantevole borgo della Calabria incastonato sopra un promontorietto di roccia bianca sul Tirreno, non è impresa semplice. L'esperienza di un luogo così denso di sensazioni, non soltanto visive, ma fatte d'aria, sapori e storia, va colta passeggiando per i vicoli, sui lastricati, accarezzando le inferriate, sporgendosi sulle piazze a strapiombo sulle spiagge bianchissime. Miriadi di tonalità d'azzurro sfuggono ai pixel di un qualsiasi schermo di tecnologia presente o futura e scorrono al ritmo assolutamente analogico, quello della natura e del cielo. Bisogna, soprattutto, chiacchierare con qualcuno, tra le seimilacinquecento anime del posto: gente socievole, genuina, accogliente, che porta i lineamenti di tante dominazioni e la fierezza di altrettante rivalse. 

 Ogni 3 Maggio, a Tropea, si festeggia la più grande di queste vittorie, quella della battaglia di Lepanto. Una festa spettacolare, piena della passione e della poesia che scorrono sotto il velo di diffidenza steso sulla Calabria, ma che ogni tanto zampillano fuori. C'è la storia, sublimata in forma di fuochi, musica, danze. Cose che passano inosservate fuori dalle mura: mancando processi o fatti di mafia, i giornali sono assenti. Ma torniamo alla festa ed alla sua storia. 

"I tri da cruci" ovvero "I tre della croce". Croci come quelle del tempietto che si trovava in Via Umberto I, dove si svolge la festa, ma soprattutto come i crocefissi che furono esposti nei vessilli durante la storica battaglia di Lepanto, cruciale per tutto l'occidente, che vide trai protagonisti proprio gli antenati degli abitanti di questo piccolo borgo, avamposto dell'Impero Spagnolo, di cui faceva parte.  

Correva l'anno 1571 ed alla guida del capitano Gaspare Toraldo, più di un migliaio di tropeani - che si distinsero poi per valore militare - partirono per aggiungersi agli altri soldati, più di ottantamila uomini, provenienti dai vari imperi d'occidente andandosi a schierare  contro quelli, altrettanto numerosi, del fronte musulmano. Nel mezzo del Mediterraneo, presso Lepanto, al largo della Grecia, si svolse una delle più imponenti battaglie navali della storia. 

 

Da un lato, Don Giovanni d'Austria a capo della Lega Santa, coalizione delle tredici potenze europee crisitane, dall'altro Lelé Mustafà, a capo dei turchi ottomani con i suoi ammiragli, trai più cruenti pirati di tutti i tempi: uno dei tre era il rinnegato, Uluc Alì Pascià (noto come Occhialì o Uccialì)  calabrese di Le Castella convertitosi all'Islam per poter uccidere un nemico, napoletano, e che divenne poi famoso per i suoi eccidi sulle coste italiane. Fu l'unico dei tre capitani a salvarsi, perché la battaglia fu fu vinta dai cristiani, sotto il vessillo della croce. Ed è così che oggi, a Tropea, non si porta il burqa.

Ed è anche per questo che ogni 3 Maggio (quest'anno, eccezionalmente la festa si è stata rinviata ad oggi a causa di problemi tecnico-burocratici) vediamo le tre croci esposte, ed il resto degli spettacoli pirotecnici , sullo sfondo di stellate mozzafiato, che non sono fini a se stessi. Le sagome dei cammelli, rappresentano quello usati dai pirati saraceni durante le incursioni contro Tropea, così anche la loro nave sospesa sulla piazza.

Si ringrazia per la vittoria la croce, quella di Gesù Cristo, foriera allora come adesso di liberazione.

Nella festa, i bambini vanno in visibilio; ne incontriamo un paio vestiti da giganti. Una è Mata, l'altro Grifone , spiegano. Suonano la "caricatumbula"  il ritmo che accompagnerà durante la serata l'animale ("u camiuzzu i focu", come chiamano la sagoma del cammello) che si spinge tra la folla, che lo accerchia. E' una lotta tra i tropeani ed il loro nemico, finché, tra scintille fuochi e volteggi, il male è esorcizzato: l'invasore, le sue navi, i suoi animali sono ridotti in cenere.  

Sospesa tra la paura del fuoco e la chiamata al coraggio, sembra essere anche Tropea mentre festeggia, tra assenza di timonieri e silenzio stampa. Un pugno di uomini, quelli del comitato organizzativo, tra mille difficoltà e limiti, è riuscito in qualche modo a tenere in piedi la festa.  L'impressione è che questo paese rimanga, come buona parte del Sud, in attesa della prossima Lepanto, quella che veda la cacciata dei nuovi invasori. Non soltanto quelli con la coppola e armati lupara, ma anche gli altri, in giacca e cravatta, che la circondano di letale, ma purtroppo legale indifferenza.

Published in Calabria

di Cesare Minniti

  

25 Maggio 2018, Tropea(VV) - Musica e ballo, brani italiani e internazionali, folklore calabrese e non solo, coniugati nello spettacolo "Sanremo è Sanremo Story - i migliori successi del festival", che Venerdì scorso ha scatenato l'entusiasmo di migliaia di spettatori, tra cui parecchi turisti, facendo da spalla ad altri eventi, più prettamente legati alla storia della festa tropeana de "i tri da cruci"( i tre della croce), che è stata rinviata a venerdì scorso rispetto al tradizionale appuntamento, fissato ogni anno per il 3 Maggio.

Sul palco si sono susseguiti la talentuosa cantante e showgirl Alessia Digiò con i musicisti e cantanti della Metropolis Cover Band , ad interpretare la crème della musica leggera italiana espressa nei più grandi successi di Sanremo, Occidentalis Karma incluso; e poi le tre spumeggianti cantanti-ballarine del trio "Crystal": Roberta, Jessica e Samuela, che hanno invece interpretato alcuni brani pop di successo. Dulcis in fundo, lo storico protagonista del folklore calabrese "Micu 'u Pulici", che con le sue esilaranti e sfacciate battute in dialetto calabrese è diventato un'icona della comicità di paese, anche trai calabresi all'estero. 

A chiudere la serata, sul palco, anche presidente e vicepresidente del Comitato Organizzativo della festa,  Pasquale Tropeano ed il simpatico Nicola Cricelli, i quali, pur tra mille impedimenti e limiti, sono riusciti a non far saltare l'evento, raccogliendo le forze del paese.

Published in Rosso Peperoncino

di Cesare Minniti

Rendere il connubio di bellezza e cultura di Tropea, incantevole borgo della Calabria incastonato sopra un promontorietto di roccia bianca sul Tirreno, non è impresa semplice. L'esperienza di un luogo così denso di sensazioni, non soltanto visive, ma fatte d'aria, sapori e storia, va colta passeggiando per i vicoli, sui lastricati, accarezzando le inferriate, sporgendosi sulle piazze a strapiombo sulle spiagge bianchissime. Miriadi di tonalità d'azzurro sfuggono ai pixel di un qualsiasi schermo di tecnologia presente o futura e scorrono al ritmo assolutamente analogico, quello della natura e del cielo. Bisogna, soprattutto, chiacchierare con qualcuno, tra le seimilacinquecento anime del posto: gente socievole, genuina, accogliente, che porta i lineamenti di tante dominazioni e la fierezza di altrettante rivalse. 

 Ogni 3 Maggio, a Tropea, si festeggia la più grande di queste vittorie, quella della battaglia di Lepanto. Una festa spettacolare, piena della passione e della poesia che scorrono sotto il velo di diffidenza steso sulla Calabria, ma che ogni tanto zampillano fuori. C'è la storia, sublimata in forma di fuochi, musica, danze. Cose che passano inosservate fuori dalle mura: mancando processi o fatti di mafia, i giornali sono assenti. Ma torniamo alla festa ed alla sua storia. 

"I tri da cruci" ovvero "I tre della croce". Croci come quelle del tempietto che si trovava in Via Umberto I, dove si svolge la festa, ma soprattutto come i crocefissi che furono esposti nei vessilli durante la storica battaglia di Lepanto, cruciale per tutto l'occidente, che vide trai protagonisti proprio gli antenati degli abitanti di questo piccolo borgo, avamposto dell'Impero Spagnolo, di cui faceva parte.  

Correva l'anno 1571 ed alla guida del capitano Gaspare Toraldo, più di un migliaio di tropeani - che si distinsero poi per valore militare - partirono per aggiungersi agli altri soldati, più di ottantamila uomini, provenienti dai vari imperi d'occidente andandosi a schierare  contro quelli, altrettanto numerosi, del fronte musulmano. Nel mezzo del Mediterraneo, presso Lepanto, al largo della Grecia, si svolse una delle più imponenti battaglie navali della storia. 

 

Da un lato, Don Giovanni d'Austria a capo della Lega Santa, coalizione delle tredici potenze europee crisitane, dall'altro Lelé Mustafà, a capo dei turchi ottomani con i suoi ammiragli, trai più cruenti pirati di tutti i tempi: uno dei tre era il rinnegato, Uluc Alì Pascià (noto come Occhialì o Uccialì)  calabrese di Le Castella convertitosi all'Islam per poter uccidere un nemico, napoletano, e che divenne poi famoso per i suoi eccidi sulle coste italiane. Fu l'unico dei tre capitani a salvarsi, perché la battaglia fu fu vinta dai cristiani, sotto il vessillo della croce. Ed è così che oggi, a Tropea, non si porta il burqa.

Ed è anche per questo che ogni 3 Maggio (quest'anno, eccezionalmente la festa si è stata rinviata ad oggi a causa di problemi tecnico-burocratici) vediamo le tre croci esposte, ed il resto degli spettacoli pirotecnici , sullo sfondo di stellate mozzafiato, che non sono fini a se stessi. Le sagome dei cammelli, rappresentano quello usati dai pirati saraceni durante le incursioni contro Tropea, così anche la loro nave sospesa sulla piazza.

Si ringrazia per la vittoria la croce, quella di Gesù Cristo, foriera allora come adesso di liberazione.

Nella festa, i bambini vanno in visibilio; ne incontriamo un paio vestiti da giganti. Una è Mata, l'altro Grifone , spiegano. Suonano la "caricatumbula"  il ritmo che accompagnerà durante la serata l'animale ("u camiuzzu i focu", come chiamano la sagoma del cammello) che si spinge tra la folla, che lo accerchia. E' una lotta tra i tropeani ed il loro nemico, finché, tra scintille fuochi e volteggi, il male è esorcizzato: l'invasore, le sue navi, i suoi animali sono ridotti in cenere.  

Sospesa tra la paura del fuoco e la chiamata al coraggio, sembra essere anche Tropea mentre festeggia, tra assenza di timonieri e silenzio stampa. Un pugno di uomini, quelli del comitato organizzativo, tra mille difficoltà e limiti, è riuscito in qualche modo a tenere in piedi la festa.  L'impressione è che questo paese rimanga, come buona parte del Sud, in attesa della prossima Lepanto, quella che veda la cacciata dei nuovi invasori. Non soltanto quelli con la coppola e armati lupara, ma anche gli altri, in giacca e cravatta, che la circondano di letale, ma purtroppo legale indifferenza.

Published in Rosso Peperoncino

 di Cesare Minniti

 

Non è più la Lega di una volta. Nemmeno la Calabria, vestita per l'occasione di un bel burqua di accogliente nebbia.

Nebbia fino a Rosarno, fin dentro l'Istituto Scientifico Piria, dove Salvini ha tenuto, lo scorso sabato sera, la sua prima conferenza da senatore calabrese. O anche no, visto che tra i seggi non proprio antisismici agli scossoni post-elettorali del Rosatellum, più d'uno annovera anche il suo. Non si sa nemmeno se il leader del Carroccio si alleerà, né con chi e soprattutto, non si sa se si andrà a nuove elezioni (di cui questa potrebbe essere una prima lungimirante tappa).

Tuttavia, anche nell'incertezza totale sul nuovo governo, ed anche se non tutti i presenti ammettono di essere leghisti votanti (molti più che a S.Valentino, con le percentuali elettorali che sappiamo) la simpatia per Matteo è unanime. Di più: c'è fiducia, conquistata in imprecisati trascorsi politici. Si fa fatica ad entrare, compressi al limite della sincope. "C'è una calca da discoteca" osservo. "Si, ma senza pilu" puntualizza qualcuno.

A preparare il terreno al buon viso di Salvini ed al suo dolce parlar al cuore, un tigrato Spirlì che in via precauzionale inizia a prendere virtualmente a calci in culo tutti i cronisti presenti, estraendo dalla sua borsetta - formato bara della nonna - una serie di appellativi non proprio lusinghieri, travestiti (anch'essi) da raccomandazione. Giornalisti definiti (oltre che colleghi) gentaglia senza coscienza, disonesti, responsabili di infamia nei confronti del Sud ed altri capi di imputazione schiaccianti, come non bastasse il pienone della sala, quella del Liceo, decisamente attillata. 

"Vedo che ci sono tanti colleghi, giornalisti, gente che scrive. Guardate in faccia quelli che ci sono: evitate di scrivere stronzate, quando ci siamo noi c'è gente onesta""i mafiosi andateli a cercare in quel 60% che di volta in volta stabiliscono chi deve governare la Calabria" "io una mano sulla coscienza me la metto, non legate la mafia alla brava gente, ma alla masso-(?)-mafia " "smettetela di offendere i calabresi, voi per primi" " i mafiosi andateli a cercare nei palazzi, nei contratti che stanno firmando comune per comune""imparate  a scrivere"

La serata facendo ben comprendere quanto il Sud possa essere, oltre che padano all'occorrenza - se a chiedercelo è un amico cui non si può dire no (chi ha pensato Scopelliti?) - anche tollerante e non omofobo. "botte uterine" - si scusa  Spirlì, non con i cronisti, ma con Salvini. Lui che l'utero, tanto, non ce l'ha. 

 Sempre sulla scia degli sfoghi, delle vendette e del trionfalismo come se non ci fosse un domani, procede il neo parlamentare Furgiuele, già segretario coordinatore regionale della Lega, forte dei suoi 2614 voti, sui 52.676 elettori ottenuti in tutta la Calabria. Un'enormità, calcolando che nel 2013 lo aveva votato lo zero virgola qualcosa. 

 A diseccitare le telecamere, qualora servisse, tra le hostess figura una Tilde Minasi più grigia della nebbia, ma applaudente. 

"Non c'è niente di strano -poi, chiarisce la dirigente Maria Russo, rispetto all'aver ospitato Salvini all'interno di una scuola - questo è l'unico auditorium in tutta Rosarno. Ospitiamo con piacere un parlamentare del nostro Paese, e sbaglia chi tenta di strumentalizzare".  

Salvini, grossomodo, dice un sacco di cose sensate, praticamente ovvie, le stesse di sempre (cioè da quando la Lega non è più Nord): abolire la Legge Fornero, creare un ministero dei diversamente abili. E poi accellelare i tempi della giustizia, difendere i prodotti della nostra terra (l'olio, gli agrumi di Rosarno per esempio: pena dazi all'Europa); gli italiani al primo posto, meno tasse, tutelare la famiglia, le radici cristiane, promuovere i prodotti nazionali, la legalità. Accogliere "gli immigrati rispettosi" ma "se vieni qui e non ti piace il Natale, il crocefisso, Gesù, stai a casa tua e fa' ciò che vuoi".

Salvini non canta l'inno nazionale padano, ma nemmeno quello di Mameli. Parecchio imbarazzato, per i primi due minuti cerca oggetti inesistenti nelle tasche e fa gesti e sorrisoni indicando il pubblico, stringe i pugni e prende appuntamenti al telefono, tanto per non cantare una sola parola: ok citare quei terronazzi d Corrado Alvaro e Rino Gaetano per fraternizzare con gli indigeni, ma tutto ha un limite: pensa alla faccia che farebbe papà Bossi accendendo la TV. 

Un Salvini quasi italiano, che non si arrabbia più. Ai suoi piedi, fototipi tutt'altro che ariani, folgorati dall'apparizione dell'esploratore bianco, l'uomo della profezia, il Cristoforo Colombo che ci darà oro in cambio dei bergamotti: si crede al suo buon senso ed alla conversione della Lega ex Nord, che adesso "vuole unire"anche se Salvini, ci tiene a ribadirlo che rimane per il "federalismo e l'autonomia" "e chi sbaglia paga".

Tutto condivisibile, tutto plausibile ed applaudibile, ma alla rovescia. Sin dall'inizio. Lo stesso buon senso, calato in certe scenografie, è perfettamente surreale. Come prendere Shakespeare e  farlo recitare ai Muppet. 

Surreale anche l'unica desolata contestatrice, una ragazzina con la maschera di Salvini, cui va il plauso di aver sottolineato che non ce ne erano altri, di contestatori: tenerezza. Molto più inferociti alcuni giornalisti di estrema sinistra, che ce l'hanno più che altro col fatto che Salvini metta prima gli italiani, quando invece dovrebbe annunciare un mondo senza frontiere e come prima lingua Esperanto. 

Surreale anche il fatto che, in mezzo a tanti "fascisti", neoleghisti e con Spirlì incazzato, nessuno le abbia mancato di rispetto. Surreale la contestazione ed il buon senso, la partecipazione e la nebbia, un terrone omosessuale accanto ad un polentone padano, una manifestazione leghista a Rosarno. La magia della politica, tutto può accadere e ciò è inquietante. Manca un pelo che la pipa non sia più pipa e piovano ometti vestiti in nero.

 

Servizio: Cesare Minniti                   Interviste: Luigi Palamara

 

Published in Grillo Parlante

Mostrarsi ciechi e sordi dinanzi agli appelli che giungono dalla popolazione calabrese, sofferente sulla propria pelle, per il degrado della sanità, è il metodo di lavoro adottato dalla politica sanitaria. <<Occorrerebbe l’associazione “Emergency” di Gino Strana, che offre cure mediche alle vittime di guerra delle mine anti uomo, per “soccorere” l’Ospedale di Locri, distrutto dalle bombe di una politica sanitaria cieca alle necessità della popolazione, e sorda alle voci delle Istituzioni , tra cui i Sindaci della Locride, costretti ad una grande mobilitazione di protesta che avverrà il 14 novembre al cospetto della sede del Governo, il Palazzo Chigi di Roma, a difesa dell'Ospedale di Locri, avendo richiesto un incontro al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al fine di porre, tempestivamente, una soluzione per l'Ospedale di Locri>>, dichiara il Dott. Bernardo Misaggi, primario di chirurgia vertebrale all'istituto ortopedico Gaetano Pini di Milano, che vorrebbe esprimere la sua vicinanza ai primi cittadini della Locride che lottano per le problematiche legate alla sanità calabrese. <<I Sindaci non possono e non sono più disposti ad assistere da spettatori passivi a questa condizione di sofferenza a cui è stata ridotta la loro gente, nel comprensorio della Locride il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana, viene tragicamente negato ai loro cittadiniLe scene a cui si assiste quotidianamente, all’interno della struttura ospedaliera, assumono un carattere surreale, trattandosi di pazienti costretti a stazionare nel Pronto Soccorso giornate intere, senza poter ricevere adeguata assistenza medica, e, di reparti che, a fasi alterne, vengono chiusi e riaperti per l’impossibilità di dare copertura ad ogni turnazione di lavoro. Situazione ancor più grave, è la chiusura completa o addirittura il grave ridimensionamento di reparti, come l'Ortopedia, la Medicina,  la Geriatria e il Centro Trasfusionale, per cui si sono ravvisati possibili reati penali, con l'apertura di un’inchiesta da parte della Magistratura.>>. La situazione, ben delineata, dal Dott. Misaggi crea un reale filo logico delle cause che hanno portato all’appello dei Sindaci al Presidente Gentiloni, scrivendo: “ogni rappresentante del popolo italiano, dalle cariche più alte dello Stato alle deputazioni parlamentari – e in modo particolare quella calabrese -, non può non prendere coscienza del fatto che se quella descritta continuasse a rappresentare una delle tante e ataviche questioni irrisolte, significherebbe decretare, in questa terra, l’abdicazione definitiva della Repubblica Italiana”. Misaggi, con spirito oggettivo, spiega, che questa vicenda rappresenta la punta dell'iceberg della sanità calabrese, martoriata da un lungo e inefficace commissariamento, che con la sola logica economica, al fine di pianificare il rientro dal grave deficit di bilancio, ha effettuato tagli assurdi e irrazionali senza considerare i bisogni della popolazione, pur avendo dato incarico, lautamente pagato e sempre prorogato, ad una nota società esterna che non ha, ancora ad oggi, reso noto il deficit di bilancio. il Presidente Oliverio, dal momento in cui si è insediato, ha ingaggiato un lungo braccio di ferro, da prima con il Governo Renzi, e dopo con il Governo Gentiloni, per sostituire il commissario della sanità Scura, portando ad una situazione di “un commissario che sostituisce un altro commissario”, e non di formare un’efficace task-force, per risolvere i gravosi problemi della sanità; attuando la nomina di un Assessore della Sanità ed una Direzione del Dipartimento Sanità, con cui proporre delle reali soluzioni ai numerosi e gravosi problemi sanitari, al fine di risolvere l’inqualificabile gestione del disservizio, causa di disagi per i pazienti che hanno dovuto subire trasferimenti ad altre sedi ospedaliere e per i familiari sottoposti a conseguenti sacrifici logistici ed economici. Incatenarsi dinanzi a Palazzo Chigi, sede del Governo, per ottenere la nomina a commissario della sanità, occupata da Scura, è un gesto a dir poco spettacolare, quanto inutile, fatto dal Presidente Oliverio, ormai sconfitto dai suoi governi romani. Sarebbe opportuno e utile, far partecipare a un tavolo comune, il commissario Scura e Brancati, Direttore Generale dell'Asp di Reggio Calabria per porre fine a questa penosa e patetica polemica sulle “proprie responsabilità” sulla gravissima situazione che si è creata all’Ospedale di Locri, smettendo di giocare allo scarica barile dando la colpa l’uno all’altro e viceversa. Il dott. Misaggi conclude esprimendo la propria solidarietà ai Sindaci della Locride, nella speranza che possano essere ricevuti, e ascoltati dal Presidente Gentiloni, per porre fine a questa sofferenza della vasta comunità della Locride.

Published in Reggio Metropolitana
Inizia il Progetto Giovani Calabria.
L’ambizioso e rivoluzionario progetto tecnico e formativo legato al basket giovanile, riservato ad atleti nati nel 2005 inizia da Lamezia Terme.
Il Referente Tecnico Territoriale Simona Pronestì, ha programmato un raduno che interesserà le seguenti società: New Team Crotone, Scuola Basket Crotone, Jonica Basket, Basketball Lamezia, Nuovo Basket Soverato,Mater Domini, Basket Joy, Us Catanzaro Centro Basket, Polisportiva San Miichele, Enjoy Basketball Lamezia, Joy Lamezia e Virtus Catanzaro.
Appuntamento per domenica 22 ottobre 2017 presso la Palestra Savutano di Lamezia Terme in compagnia dei Coach Umberto Di Martino, Antonio Giglio e Fausto Scerbo, del preparatore Valerio Tolomeo e del dirigente del Comitato Fip Danilo CIrelli.
Le società sopra citate potranno segnalare gli atleti da far partecipare al primo step del nuovo progetto.
Published in Calabria

A dodici anni dalla sua prematura scomparsa oggi si ricorda uno tra i più alti rappresentanti della nostra regione :  Franco Fortugno .

L’on. Fortugno è stato da sempre impegnato in politica e nella grande sfida che voleva quella che oggi è la città Metropolitana di Reggio Calabria protagonista.

Un delitto che si è consumato come un colpo alla democrazia rappresentativa ma che nei fatti non ha prodotto gli effetti sperati grazie ad una mobilitazione vera, spontanea e giovane da parte di chi, fuori da tutti gli schemi e dai partiti tradizionali ha rigettato con forza l’immagine di una Calabria diversa da quella che immaginava Franco.

L’esempio di Franco Fortugno si trasforma oggi nella sfida che riguarda l’intera regione e le nuove generazioni in particolare sulla riaffermazione della buona politica.

Il suo esempio e il suo rigore, i suoi valori e le sue idee li facciamo nostri nella consapevolezza che la sua morte non rimarrà vana se veramente si riuscirà a risollevare la nostra amata Calabria; queste le dichiarazioni di Antonino Castorina Capogruppo del Pd a Palazzo San Giorgio e Consigliere Metropolitano delegato al Bilancio ed alle Politiche Comunitarie.



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