sabato 30 Maggio 2020
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La distanza sociale

L’Antropologo Mehrabian ha stabilito che solo il 7% di tutte le informazioni che ci arrivano da una interazione passa attraverso le parole; il restante che è comunicazione non verbale si divide in 38 % che ci perviene dal tono di voce e un 55 % che arriva dal corpo, quindi comprendere il significato dei gesti inviati anche involontariamente da esso diviene un vantaggio a livello interpersonale per capire chi si ha difronte e come comportarsi.

Edward Hall anch’egli Antropologo, per fare riferimento allo spazio e alla distanza attorno a noi ha coniato il termine prossemica, ovvero «lo studio di come l’uomo struttura inconsciamente i microspazi – le distanze tra gli uomini mentre conducono le transazioni quotidiane -, l’organizzazione dello spazio nella propria casa e negli altri edifici ed infine la struttura delle sue città». (Edward Hall, 1963).

La distanza, in base a come l’individuo regola i suoi rapporti interpersonali, possiamo secondo Hall rappresentarla come una bolla che ci avvolge. Ogni violazione della stessa, se non acconsentita, in una condizione di vita normale, crea dunque uno stato di tensione.

Ma vediamo quali sono effettivamente le distanze prossemiche:

–          Distanza intima: da 0 cm a 45 cm;

–          Distanza personale: da 45 cm a 70 cm (- 1 metro);

–          Distanza sociale: da 120 cm a 2 m;

–          Distanza pubblica: attorno ai 3 m.

Cosa scaturisce quindi la norma del Governo in questa fase di emergenza sanitaria? Il Governo ha imposto di rispettare la distanza di un metro e oltre, dunque rientriamo nella distanza sociale adottata nei rapporti formali che poco o nulla ha a che fare con i baci e gli abbracci. Ci dà il modo di anteporre uno spazio tra noi e gli altri nell’avere un quasi contatto e allo stesso tempo di mantenerne le distanze.

Ma con quali ripercussioni? Stare dentro una bolla (rappresentata dalle mura domestiche) passando ad un’esperienza mai provata prima, dalla frenetica routine al rallentamento quotidiano, senza toccarsi con l’altro da noi, senza mai un minimo contatto esterno, se non quello oculare, non trasformerà tutto questo in pandemia psichica?

Da sempre l’uomo necessita del bisogno dell’altro per accrescere il proprio benessere e produrre il rilascio di ossitocina, un ormone che riduce l’attività dell’amigdala, ovvero quella parte del cervello che è responsabile delle risposte di paura che si attivano durante le situazioni di pericolo.  Situazioni, queste ultie, che a loro volta generano la produzione di cortisolo, definito l’ormone dello stress. Stress che in questo momento con il prolungarsi dei tempi della quarantena causa forte disagio emotivo.

Tuttavia l’ansia , la paura, l’insonnia, l’angoscia, la tristezza e l’incertezza, hanno effetti ben più lunghi della durata di un virus nei soggetti più fragili e nessuno sa di certo cosa accadrà dopo e quanto lentamente riprenderemo la normalità. Ad ogni modo, oggi stiamo imparando un nuovo modo di comunicare e di mantenere le relazioni sociali che per quanto possa essere riduttivo (perché nulla può sostituire il contatto epidermico), riesce a lenire la lontananza e la solitudine.

Riferimenti: Marco Pacori (2010), I segreti del linguaggio del corpo, Sperling & kupfer Editori S.P.A. Foto di Alessandro Bertoldi.

 

Psicologa, Dott.ssa Paola Alessandra Repaci