venerdì, Novembre 22, 2019
Christmas2019_banner
banner_cer
UNIPACE_OK
gazebi_txt_3600
banner_grande_veritas

POLITICA – Al teatro dell’assurdo Falcomatà recita cose mai fatte, fuori è già Halloween: assessore Latella minaccia “vi mangiu ‘u cori”

di Cesare Minniti

Grande caratteristica dei teatri, quella di possedere la cosiddetta fossa d’orchestra: più che mai utile quando serve una trincea tra Falcomatà, i consiglieri e giunta, da un lato, sul palco, a relazionare cinque anni di (pochi) progetti non ancora realizzati (o parafrasando “in fase di progetto esecutivo”) e dall’altra operatori AVR e cittadini incazzati neri, che aspettano risposte  non evasive su questioni esiziali, come gli stipendi.

Un incontro istituzionale che, tradizionalmente, avrebbe dovuto svolgersi all’interno dell’aula consiliare, ma che il sindaco ha voluto aprire (pur blindato da Digos Polizia e chi più ne ha aggiunga) alla cittadinanza.

A voler essere scientifici, allo show falcomatiano partecipano circa venti persone per politico: molti volti, appaiono teletrasportati da recondite, contestatissime epoche pre-svoltiste, aggiungendo solo una patina di vecchiaia al consueto applauso di circostanza.
Ed eccoci al punto di partenza: un’ amministrazione sta per sparire dietro il sipario e quale luogo più indicato per far finta che ciò non stia avvenendo, che il teatro? Una messa in scena degna di Beckett, cucita dal filo irrazionale tra apologia ed esaltazione di se stessi in virtù di qualcosa che è quasi pronto, sta per essere fatto, si voleva fare, non si sa come, ma un giorno si farà; il tutto inframezzato da schizofrenie di fischi ed applausi.
Così viene proiettata sul maxischermo, dinanzi al pubblico incredibilmente resistente agli attacchi di sonno (merito dell’animazione offerta gratuitamente dai contestatori)  una successione di slide sulle (non) opere di Falcomatà, collegate alla realtà da una traccia effimera, più che altro dalla buona fede.
Slide con diagrammi ad albero di cui ogni ramo è nella pratica tronco, ma virtualmente quasi germogliato in quei campi della Primavera reggina che ci piace pensare.
Nel concreto: qui una villetta, a ricordare le fontanelle di papà Falcomatà, là un interramento di reperti a Piazza Garibaldi,  altrove tir al porto incombenti, a nord un aeroporto svenduto a Sacal di cui si avrebbero voluto comprare le azioni, a sud una palestra, qualche manutenzione, infiniti e forse relativmaente sinceri “abbiamo fatto il possibile“.
Un cumulo di nulla sotto le sudate carte, poche, ma già troppe per il labile sistema di raccolta differenziata.
IL TRISTE EPILOGO FUORI DAL CILEA
A dispetto di una serata in cui, tuttonsommato, rimane ammirevole il contegno e garbo zen mantenuto dal sindaco Falcomatà, composto ed in piedi nella bufera del suo nulla cosmico, fuori ci si imbatte in discussioni molto meno eleganti tra politici e cittadini. Una brutta caduta di stile persino rispetto allo show precedente, rispetto al quale viene a mancare il freno di civiltà imposto dai riflettori.
Impossibile non sentire a decine di metri le urla dell’assessore Giovanni Latella, già assessore con delega alla “promozione dell’immagine della città” . Ci avviciniamo e cogliamo tra lo sconcerto ed il panico generale la dimostrazione di sublime retorica con cui l’assessore apostrofa un operatore AVR: “Non vi dovete permettere di dire queste cose di quest’amministrazione – dice in vernacolo Latella con cadenza mariuola da esperto intimidatore – perchè vi mangio il cuore.  L’amministrazione vi ha dato la vita.” 
Non è d’accordo il cittadino, che replica, soprassedendo sulle minacce cruente: ” Ce l’avete tolta la vita, altroché”. 
Non contento, Latella furibondo si dirige contro il sottoscritto, colpevole secondo lui di aver ripreso un “privato”. Inutile precisare che Latella è un pubblicissimo assessore ripreso per giunta durante una scenata pubblica con tanto di minaccia rivolta pubblicamente ad un privato cittadino.
Alla scoperta di aver a che fare con un giornale, Latella però modifica volto e parere due o tre volte, passando in pochi secondi dall’omertà alla libertà di informazione e dal rosso luciferino al rosa virginale. Poi scatta anche un complimento.
E questa signori, questa, a parer nostro è la sintesi migliore della peggiore classe politica che avremmo mai potuto chiamare a governarci.