lunedì, Ottobre 14, 2019
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REGGIO – AVR: Clima di paura, operai vanno avanti senza stipendio. Previsti scioperi per fine mese.

di Cesare Minniti
La maggior parte degli intervistati rifiuta di parlare, qui in sede AVR. E il silenzio ha un motivo: la paura di incorrere in sanzioni da parte dell’azienda. “E’ già successo.” sussurrano a telecamere spente, riuniti per manifestare di fronte alla sede dell’azienda “è bastato un commento sui social una volta per farci recapitare una lettera di licenziamento, poi fortunantamente ritirata”.
In pochi intervengono, per darci il resoconto che sappiamo, sempre lo stesso. “Siamo costretti a  lavorare senza stipendio. Qui si lamentano della percentuale di personale in malattia, ma non si rendono conto che per arrivare in AVR c’è da prendere l’auto e mettere la benzina. E molti non hanno più i soldi per farlo”.
Non sono bastate le proteste reiterate, né l’intervento massiccio della stampa per sbloccare la situazione degli stipendi. Dopo una serie di rimpalli tra l’Amministrazione e l’azienda, il risultato è  che solo il mese di Luglio è stato saldato, per altro (tanto dichiarano alcuni dei presenti) non a tutti. La situazione è diventa sempre più insostenibile ed i lavoratori annunciano un ulteriore sciopero per fine mese.
Facile comprendere come questi disagi si traducano nel moltiplicarsi delle discariche abusive per le vie della città metropolitana (complice l’inciviltà di molti, fattore certo concomitante) con un quadro tristemente noto; spazzatura furtivamente collocata ovunque, per strada o in contenitori di fortuna.
IL CIMITERO DEI CAMION CRESCE
C’è poi una cospicua percentuale dei mezzi AVR ridotti anch’essi a spazzatura. Abbandonati nel parcheggio, compongono un cimitero fatto di decine di camion guasti e mai riparati, uno scenario da autodemolizione.
Si tratta di beni costosi, che dovrebbero e potrebbero funzionare e giacciono intaccati dalla ruggine, con i cassoni pieni di immondizia in decomposizione da mesi. Soldi lasciati al macero del tempo. Anche soldi pubblici.
” Il 60% dei mezzi fermi, e il comune paga 2,2 milioni al mese per il mantenimento del servizio – spiega il consigliere comunale Massimo Ripepi –  L’Amministrazione dovrebbe essere qui a controllare dove vanno a finire questi soldi. Sono venuto a parlare con i dirigenti ma mi hanno risposto che devo prendere appuntamento, nonostante la situazione sia emergenziale, con tante famiglie ridotte ai minimi termini per i mutui e le bollette che non riescono a pagare. Cosa sta facendo Falcomatà in tutto questo? Questa gente è distrutta, piena di debiti e nessuno si fa vivo a dare risposte.”
 
Qualcuno parla addirittura di camion che hanno preso fuoco durante il servizio, con rischi facilmente immaginabili, non solo per i conducenti.
CASSONETTI MAI PULITI, E LA DIFFERENZIATA E’ UN PRO-FORMA
Manca poi un impianto per la pulizia dei mezzi, idoneo a smaltire le acque del lavaggio.  Gli stessi cassonetti di compattazione dei camion raccolgono tutti i materiali, dall’organico alla plastica, e non sono mai stati puliti; in queste condizioni, i vari materiali raccolti, di fatto si inquinano a vicenda ed è impossibile riciclarli correttamente.