Amministrative, Minicuci: “I have a dream”, con Angela verso Palazzo San Giorgio

Orario da messa domenicale per la conferenza del centro destra granitico attorno al candidato Minicuci, e si suonano già le campane a festa per la vittoria profetizzata.  All’indomani dello spoglio che ha rilanciato il verdetto al ballottaggio, l’ex direttore generale della provincia reggina ostenta sicurezza ed una rinnovata disponibilità al confronto, anche col sindaco uscente Giuseppe Falcomatà, con cui il dibattito pubblico era stato evitato solo perché “deve essere fatto davanti a testate che non siano vicine né a me né a lui”.

Ben prima della, forse utopica, forse pretestuosa, ricerca di una nicchia politicamente equidistante in campo mediatico, Minicuci ha un paio di passi da compiere. Primo, quello di trovare quel paio di punti percentuali in grado di far calare il piatto della bilancia dalla propria parte.

Se non nei cieli dell’ infotainment che Falcomatà domina incontrastato, è proprio sul terreno delle capacità/competenze e dell’esperienza che Minicuci acquista competitività, CV alla mano.
Dice infatti di sé rivolto all’avversario: “Sono più meridionale di uno cresciuto bambagia“. E poi: “Io invasore? è lui unico unno, che ha distrutto questa città”.
Poi una sviolinata in direzione di quel 13% Angela Marcianò, con la quale, virtualmente, già ascende al podio di Palazzo San Giorgio
Spero di poter camminare con te“, conclude il canuto corteggiatore con una rosa in bocca.
“Io ho un sogno” diceva appunto in premessa Minicuci ed il sogno è quello di mandare a casa la delegazione di centro-sinistra proprio con l’aiuto dell’ex assessore, che di Falcomatà “ha descritto il favoritismo impudente che non ha precedenti” prima di essere “estromessa giunta solo per la ricerca di cambiamento e ripristino legalità“.
In merito al caso Miramare, però, lamenta la coalizione (che tuttavia ribadisce la propria posizione garantista) non si leggono molti titoli giornale.

Ed una strizzata d’occhio va anche a Fabio Foti di M5S,  cui conferisce titolo onorifico autoctono di “cristianuni”: un signore, che ha denunciato cose gravissime contro l’amministrazione uscente. In ogni caso, argomenta il burocrate, anche Saverio Pazzano ha già chiuso ad alleanze con l’amministrazione uscente.

Le risorse umane del burocrate, si diceva, sono decantate ovunque lungo lo Stivale, tra l’altro, da un recente video diffuso trai social in cui Bucci, il sindaco di Genova (da sottolineare: non leghista) che ne descrive abilità ed ingegno amministrativo fuori dal comune.
Di contrasto, Tilde Minasi rievoca perdite di finanziamenti per “incapacità manifesta” dell’amministrazione uscente. Trai vari disastri, enumerati, “quello del Lido comunale che per la prima volta nella storia di Reggio non ha aperto”. Per risorgere la città ha bisogno di competenza. Minicuci è il condottiero.
La partita, chiarisce il consigliere regionale Domenico Giannetta (FI) non è tra lega e Reggio Calabria, “sono storielle che Falcomatà racconta ma a cui non crede più nessuno, ma il gioco è tra lui e Minicuci.”
A tal proposito Giuseppe Neri (FDI) auspica “Spero che i cittadini non saranno così stupidi da consegnare la città in mano a chi l’ha distrutta.” E come gli alberi di un proverbio turco, “che i reggini non votino per l’ascia.”
È la volta di Francesco Cannizzaro(FI), che rilegge in chiave comica l’elenco dei successi che la controparte politica si attribuisce di fronte all’elettorato.  Tra gli altri punti, esilaranti suonano le conquiste della differenziata, l’acqua potabile, il salvataggio dell’aeroporto, la nomina del capo dei vigili urbani, giunta dopo cinque anni, e persino il Miramare che da titolo ad alla già citata indagine in corso che vede coinvolta quasi per intero l’amministrazione. Uno dei fiori all’occhiello del centro-sinistra sarebbe appunto, manco a dirlo, il rispetto della legalità.

Orario di messa domenicale per la conferenza del centro-destra granitico attorno al candidato Minicuci, e si suonano già le campane a festa per la vittoria profetizzata.  All’indomani dello spoglio che ha rilanciato il verdetto al ballottaggio, l’ex presidente della provincia reggina ostenta sicurezza ed una rinnovata disponibilità al confronto, anche col sindaco uscente Falcomatà, con cui il dibattito pubblico era stato evitato solo perché “deve essere fatto davanti a testate che non siano vicine né a me né a lui”. Ben prima della, forse utopica, forse pretestuosa, ricerca di una nicchia politicamente equidistante in campo mediatico, Minicuci ha un paio di passi da compiere. Primo, quello di trovare quel paio di punti percentuali in grado di far calare il piatto della bilancia dalla propria parte.

Se non nei cieli dell’ infoteinement che Falcomatà domina incontrastato, è proprio sul terreno delle capacità/competenze e dell’esperienza che  Minicuci acquista competitività, CV alla mano.
Dice infatti di sé rivolto all’avversario: “sono più meridionale di uno cresciuto bambagia“. E poi: “Io invasore? è lui unico unno”. Poi una sviolinata in direzione di quel 13% Angela Marcianò, con la quale, virtualmente, già ascende al podio di Palazzo San Giorgio. Con lei che di Falcomatà “ha descritto il favoritismo impudente che non ha precedenti” prima di essere “estromessa giunta solo per la ricerca di cambiamento e ripristino legalità“. “Spero di poter camminare con te“, conclude il canuto corteggiatore con una rosa in bocca.
I merito al caso Miramare, però, lamenta la coalizione (che tuttavia ribadisce la propria posizione garantista) non si leggono molti titoli giornale.

Ed una strizzata d’occhio va anche a Fabio Foti di M5S,  cui conferisce titolo onorifico autoctono di “cristianuni”: un signore, che ha denunciato cose gravissime contro l’amministrazione uscente. In ogni caso, argomenta il burocrate, sia Pazzano che hanno già chiuso ad alleanze con l’amministrazione uscente.

Se non nei cieli dell’ infoteinement che Falcomatà domina incontrastato, è proprio sul terreno delle capacità/competenze e dell’esperienza che  Minicuci acquista competitività, CV alla mano.
Le risorse umane del burocrate sono decantate ovunque lungo lo stivale, tra l’altro, da un recente video diffuso trai social in cui Bucci, il sindaco di Genova, da sottolineare non leghista, che ne descrive abilità ed ingegno amministrativo fuori dal comune.
Di contrasto, Tilde Minasi rievoca perdite di finanziamenti per “incapacità manifesta” dell’amministrazione uscente. Trai vari disastri, enumerati, “quello del Lido comunale che per la prima volta nella storia di Reggio non ha aperto”. Per risorgere la città ha bisogno di competenza. Minicuci è il condottiero.
La partita, chiarisce il consigliere regionale Domenico Giannetta (FI) non è tra lega e Reggio Calabria, “sono storielle che Falcomatà racconta ma a cui non crede più nessuno, ma il gioco è tra lui e Minicuci.”
A tal proposito Giuseppe Neri (FDI) auspica “Spero che i cittadini non saranno così stupidi da consegnare la città in mano a chi l’ha distrutta.” E come gli alberi di un proverbio turco, “che i reggini non votino per l’ascia.”
È la volta di Francesco Cannizzaro(FI), che rilegge in chiave comica l’elenco dei successi che la controparte politica si attribuisce di fronte all’elettorato.  Tra gli altri punti, esilaranti suonano le conquiste della differenziata, l’acqua potabile, il salvataggio dell’aeroporto, la nomina del capo dei vigili urbani, giunta dopo cinque anni, e persino il Miramare che da titolo ad alla già citata indagine in corso che vede coinvolta quasi per intero l’amministrazione. Uno dei fiori all’occhiello del centro-sinistra sarebbe appunto, manco a dirlo, il rispetto della legalità.
Cesare Minniti