Attualità: pirateria ed affari di Stato

Il silenzio assordante ed il letargo istituzionale calato sulla vicenda dei pescatori siciliani catturati in Libia, ed il misterioso abbandono da parte di una nostra unità navale dei pescherecci italiani già abbordati dai libici, fa emergere un nesso inquietante con altri episodi simili accaduti in quell’impero della filibusta che ormai sono diventate le coste del Corno d’Africa, con la sola differenza di una pronta e decisa reazione da parte di nostre navi militari che per liberare petroliere e portacontainer stranieri hanno sparacchiato per fugare i bucanieri; cosa che certamente, se fosse stata fatta durante l’arrembaggio dei pescherecci siciliani avrebbe certamente dato un’esito meno penoso in termini del necessario rigore diplomatico che il tenore dei rapporti con Haftar ormai certamente richiede: chiudono il cerchio le leggi europee sulla pesca che hanno mutilato un settore basale oltre che per l’economia di stato anche per le migliaia di famiglie che ne vivevano, la cessione della più pescosa parte del mare di Sardegna alla Francia, che per giunta si è annessa il Monte Bianco nell’inerzia del governo che è rimasto impassibile anche  davanti alla fagocitazione del gruppo FIAT da parte di PSA, senza contare la guerra per procura che Parigi finanzia da anni contro i nostri interessi energetici in Libia.

Francesco Perri