DISABILITÀ E SPORT, L’A.I.D.A. : LOCKDOWN DISASTROSO MA SI RIPARTE

 

Lo sport: una panacea per la mente e per il corpo, da sempre una palestra di vita e di inclusione sociale, di rispetto per le regole e per l’altro. Permette di approfondire la conoscenza del proprio corpo e delle sue risorse, delle potenzialità e dei limiti oltre che sviluppare efficacemente una capacità di orientamento nello spazio. Il binomio sport e disabilità, che per lungo tempo è stato poco diffuso, oggi diventa possibile. Sia in Italia che nel resto del mondo le persone con disabilità possono svolgere sport sia a livello amatoriale che agonistico. Un supporto fondamentale deriva dalle nuove opportunità create dalla tecnologia, attraverso l’innovazione dei materiali, che permettono all’atleta molti più vantaggi.

Aumentano le attività di promozione sul territorio, nelle scuole, soprattutto con lo scopo primario di diffonderne l’inclusione.

Attività che purtroppo hanno subito un brusco stop  a causa del Covid-19.  Questo ha fatto sì che aumentasse la condizione di isolamento e la perdita di relazioni sociali ed anche uno stop dell’assistenza domiciliare con enormi ripercussioni psicologiche non solo per i disabili ma per i familiari stessi.

Abbiamo approfondito l’argomento con Reno Insardà Presidente dell’Associazione A.I.D.A Onlus ( Associazione Italiana Diversamente Abili).

 

  • Quali sono state le misure che avete adottato appena appreso il fermo?

 

Sicuramente il covid -19 ha sconvolto le nostre attività. Ci siamo preoccupati di tenere al sicuro i nostri atleti e tutti i volontari, bloccando le tantissime attività ormai programmate in tutta Italia.

 

  • Come hanno vissuto gli atleti il lockdown?

 

Non benissimo in quanto hanno rischiato di perdere il lavoro svolto durante i duri allenamenti a cui si erano sottoposti nei lunghi mesi passati. Per ognuno di loro in base alle discipline sportive praticate abbiamo, con i nostri tecnici , preparato dei programmi di allenamenti da fare a casa per mantenere alta la forma fisica e la concentrazione.

 

  • Quanto è stato penalizzato il mondo della disabilità in generale non solo quello sportivo con l’interruzione di tutti i servizi di assistenza?

 

Purtroppo le ripercussioni sono state a dir poco devastanti. Interruzione della terapia fisica, sanitaria e non solo, l’assenza dei rapporti con il mondo esterno, con gli amici e volontari che da sempre si sono presi cura dei nostri “Amici Speciali”. A livello psicologico è stata dura ma con l’aiuto della tecnologia e dei social non abbiamo interrotto i rapporti umani e siamo riusciti addirittura ad inserirli in un contesto tecnologico avanzato.

 

  • Quanto sarà complicato con le nuove norme far riprendere l’attività non solo agonistica ma anche amatoriale?

 

Già gli atleti di interesse nazionale hanno avuto l’OK da parte delle varie federazioni a riprendere gli allenamenti, naturalmente con tutte le cautele del caso già da qualche settimana. Da poco abbiamo iniziato con gli altri ragazzi, facendo turni massacranti per attenerci alle normative vigenti ed evitare gli assembramenti.  A breve partiremo con delle gare sperimentali per poter fare riprendere agli atleti i giusti ritmi di gara e l’adeguata concentrazione.

 

  • Tu ti occupi spesso di promozione sul territorio e soprattutto nelle scuole per la sensibilizzazione a favore di tutte le persone diversamente abili affinchè non vivano più ai margini della società, con le nuove norme, in che modo cambierà il modo di fare promozione?

 

Con l’ AIDA onlus, associazione che presiedo ci siamo aggiudicati un bando promosso da Fondazione Vodafone e Fondazione con il Sud. Siamo riusciti a realizzarlo a metà ed a fine febbraio ci siamo dovuti fermare dopo aver incontrato migliaia di ragazzi nelle varie scuole calabresi e riusciti ad avviare alla pratica dello sport paralimpico tanti di loro. Ci stiamo riorganizzando per portare a termine questa bellissima esperienza speriamo entro la fine del 2020

 

  • Quanto ancora c’è da lavorare nello sport e per lo sport Paralimpico?

 

C’è sempre da lavorare, da faticare, è un mondo in continua evoluzione. Negli ultimi anni siamo riusciti a coinvolgere tanti ragazzi diversamente abili alla pratica delle discipline sportive paralimpiche. Tante barriere, soprattutto mentali, le stiamo abbattendo e speriamo di allargare il movimento a quanti più ragazzi possibile, con la speranza di riscoprire nuovi campioni di alto livello nazionale così come è successo  con Enza Petrilli e Francesco Comandè giusto per citarne qualcuno.

 

GRAZIE RENO PER IL PREZIOSO CONTRIBUTO

 

PSICOLOGA