PANDEMENZA

1) Muoiono per lo più ottantenni con almeno tre patologie gravi, ma una specie di pandemenzialità diffusa impedisce di introdurre restrizioni per fasce d’età e rischio; piuttosto che offendere la sensibilità di chi, ottantenne, si sentirebbe discriminato a rimanere dentro un paio di settimane, si preferisce uccidere la nazione intera. Paralizzando il lavoro, la sanità, tutto.
2) Molti virologi osservano che il virus è maggiormente aggressivo tra i 5 ed i 10°C e bassa umidità. Perché non tenere conto del fattore climatico, chiudendo la Calabria quando ancora si può andare al mare?
3) Chi si occupa di stabilire la gravità dei casi covid-19 in ospedale e smistare i casi per emergenza? Se recentemente è stato dichiarato che le terapie intensive sono sature per mancanza di posti letto ordinari, non è altrettanto probabile che molti ospedalizzati possano essere curati a casa? E’ sulla base di questi numeri che i nostri “esperti” al Governo, introducono le zone rosse: Perché non istituire un organo ispettivo d’emergenza ad hoc?
4) La vera emergenza, infatti, è il riversarsi di gente in ospedale. Il 95% dei malati è asintomatico. Una parte consistente dei malati reali, di chi cioè presenta sintomi, può curarsi a casa, anziché intasare gli ospedali provocando morti collaterali (tra l’altro non censite: oncologici, infartuati, quanti rimangono senza cure per l’ipocondria collettiva indotta?). Basta un saturimetro da 10€ per assicurarsi che non ci siano complicazioni polmonari, unica eventualità che giustifica il ricovero del paziente comune.
5) Perché, a distanza di mesi, la classe politica non riesce a elaborare quello che il signor Rossi capisce benissimo?
6) Non la chiamiamo pandemia. E’ la malattia dei ricchi che riescono a campare fino ad una certa età e malgrado molti acciacchi, diventando vulnerabili a rischi non calcolati. Ci sono nazioni dove l’aspettativa di vita non raggiunge i 50 anni. Finora il Coronavirus ha mietuto circa un milione di vittime (vere e presunte). I morti di HIV ogni anno sono cinquanta milioni. 50.000.000. E non se ne parla praticamente più.
Io un’idea di tutto questo, me la sono fatta. Anno dopo anno abbiamo assistito alla proliferazione del vero virus del nostro tempo, una classe politica di attori improbabili, incapaci di essere guide. Corrotti, analfabeti e smidollati. La vera emergenza è quella che io chiamo “pandemenza”, l’invasione di idioti chiamati a dirigere la nazione. La pandemia è un bene se può aiutarci a capire che uno NON vale uno, che il politico va pagato non la metà ma il doppio, a patto che sia una guida credibile. Viviamo in una nazione che è soggetta a rischi di ogni tipo.
Penso al terrorismo, al pericolo di guerre batteriologiche (non è escluso che anche questa lo sia) allo scontro mondiale tra colossi economici asiatici ed occidentali che va acuendosi e necessita di strategie, alla crisi di valori dettata tra interessi di multinazionali che influenzano la morale pubblica a suon di manifesti “per la difesa dei diritti”. A Zan e Scalfarotto che vogliono rendere fuorilegge Gesù Cristo e la Bibbia, ai loro sodali che aprono la strada ai terroristi. Al successore di Trump che proseguirà le stragi in medio oriente reintroducendo il concetto di guerra umanitaria.
Penso, guardando più vicino, al rischio sismico, idrogeologico, al commissariamento della sanità e dei comuni che peggiora anziché migliorare le situazioni. All’assenza di collegamenti veloci delle città con la nazione, ai fatti che stanno realmente decimando la popolazione. La vera emergenza calabrese è nella quotidianità di quello che succede, che non viene fatto, ed è ignorato.
Basta ministri dell’istruzione con la licenza elementare, ministri degli esteri che non capiscono nulla di geopolitica, gente senza arte né parte, comitati tecnici senza tecnici e (penso a Reggio) assessori intercambiabili. Per amministrare ci vuole competenza, non semplici titoli, ma molto di più: competenza, dimostrata sul campo. Serve virtù politica; la virtù include l’onestà ma soprattutto competenza. Basta imbecilli.
Cesare Minniti