POLITICA – Scontri sotteranei

Il coronavirus ha monopolizzato tutta l’informazione, apparentemente spegnendo i riflettori sulle scaramucce del governo. In realtà i partiti non hanno abbassato la guardia e anzi, seppure in modalità underground, lo scontro rimane vivace.

Appena ieri Matteo Salvini si premurava di ribadire che «questo governo non è adatto a gestire la normalità, figuriamoci l’emergenza. Noi vogliamo che l’Italia riparta, ma con Conte non riparte. La Lega c’è per accompagnare il Paese fuori dal pantano, per accompagnare il Paese al voto». Una banale domanda su un eventuale governo di unità nazionale ha scatenato il leader leghista che, con quell’animosità che lo contraddistingue, non ha perso l’occasione per denigrare il suo ex partner.

Certo di amori falliti se ne vedono in giro ormai a bizzeffe, ma quello tra Salvini e Conte è fra i più infelici che la Storia abbia mai partorito. Sta di fatto che oggi Matteo Salvini è salito al Quirinale. Il pungolo epidemico ha fatto scattare il desiderio di redimere vieppiù questo Paese che, secondo lo sguardo leghista, rischia di rimanere impantanato. A quanto pare il mondo produttivo è il cruccio di Salvini, che riteneva necessario esplicitare un atto di responsabilità: urge far ripartire l’Italia dopo il coronavirus.

Dall’altro capo non si sono fatti attendere, e abbastanza piccati e con le solite litanie, Conte & Co. hanno sollevato un coro unanime di cui una delle voci avanzava persino l’idea ironica di un esecutivo Renzi-Salvini, ribattezzato subito “il governo dell’amuchina”.

In calce al dibattito, ma non per questo meno importante e anzi, con una proposta più radicale, Giorgia Meloni. La signora della destra italiana, nel parapiglia istituzionale, potrebbe anche apparire la più concreta con la sua mozione di sfiducia al governo. Del resto la leader di Fratelli d’Italia sa bene che, andare ad elezioni eventualmente, alla casa dei conservatori farebbe solo bene. Fratelli d’Italia infatti, in questo momento, è l’unico partito in forte crescita: ormai supera il 10% di apprezzamento a livello nazionale. Vorrà dire qualcosa? O sono solo suggestioni di una primavera anticipata?

Detto ciò, di cose da fare in questa Italia sempre più claudicante ce ne sarebbero, e sebbene tutti i problemi siano stati offuscati dal terrore della peste manzoniana, i problemi di fatto restano. Prima questione Arcelor Mittal e il siderurgico di Taranto. L’accordo di un prestito ponte grazie a Tesoreria e Intesa San Paolo c’è, e la questione sarà siglata da una firma a breve: i soci italiani entrerebbe al 49% per gestire gli stabilimenti in fase di transizione verso un nuovo piano industriale.

Ma non tutti i nodi sono giunti al pettine, intanto perché tutta l’impalcatura forse vedrà la luce da novembre prossimo e poi gli esuberi, che sono ancora un nervo scoperto con una stima pari a 4.700. Seguono le vicende Alitalia. Secondo il ministro Patuanelli ci sarebbero diversi soggetti in queste ore interessati alla compagnia di bandiera. E Air Italy? Il rischio di mandare a casa altri lavoratori è elevatissimo, più del contagio da coronavirus. Non è proprio un momento felice questo per i trasporti se pensiamo che molti voli da e per l’Italia sono stati bloccati; cosicché in questi giorni Alitalia ha richiesto la cassa integrazione per 4000 lavoratori.

E che dire delle altre vertenze sindacali lasciate in sospeso? I lavoratori della Conad, quelli di Berloni, di MercatoneUno, Safilo, Alpitel nel settore delle telecomunicazioni, gli operai della Bosch, della Ferrosud a Matera, quelli della Dema, poi l’Ex Alcova sarda e la più datata crisi della Blutec; infine quelli del settore del credito come la Banca di Bari e l’Unicredit. In tutto 149 crisi aziendali. L’Italia è davvero un malato grave, ma non di covid- 19. 

JeCa