PRATO – 11.06.2020 – SFRUTTAMENTO DEL LAVORO E FRODI NELLE PUBBLICHE FORNITURE DI MASCHERINE CHIRURGICHE

Dalla mattinata odierna, il Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Prato sta dando esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal competente GIP presso il locale Tribunale, che dispone la custodia cautelare in carcere di un imprenditore cinese titolare di fatto di una ditta di confezioni.

Contemporaneamente, 250 Finanzieri – molti dei quali messi a disposizione per l’occorrenza dai Reparti del Corpo delle altre province toscane – procedono alle perquisizioni, disposte dalla Procura della Repubblica di Prato, di 28 imprese individuali del distretto del tessile, gestite da soggetti di etnia cinese, nonché di tre società maggiormente strutturate e dei domicili di alcuni rappresentanti legali e di dipendenti.

L’operazione di polizia giudiziaria, eseguita unitamente al personale del Dipartimento della Prevenzione dell’ASL Toscana Centro di Prato, scaturisce da precedenti indagini delegate dall’Autorità Giudiziaria nei confronti dell’imprenditore cinese il quale, titolare di fatto di una ditta dove era formalmente inquadrato come dipendente, è accusato di gravi reati connessi allo sfruttamento del lavoro ai danni di 23 suoi connazionali, operai impiegati a «nero», 15 dei quali anche in stato di clandestinità.

Moltissime le irregolarità rilevate: turni di lavoro, in media, di 13/16 ore giornaliere in condizioni degradanti e di pericolo, in spazi ridotti per la presenza di numerosi macchinari, con vie di fuga ostacolate dal deposito di materiale lavorato ed in produzione ovvero residui tessili, con l’uscita di emergenza bloccata dall’interno e non rapidamente raggiungibile. I lavoratori sfruttati non potevano fruire di riposi festivi ed interrompevano il loro operato con brevi pause di circa 10/15 minuti in coincidenza con la consumazione dei pasti, in assoluta promiscuità nel medesimo locale produttivo, con polveri e residui di scarti industriali. I laboratori fungevano anche da dormitori, con posti letto ubicati in locali privi dei requisiti di abitabilità, carenti nei rapporti areo-illuminanti e di dimensioni inferiori alla norma essendo ricavati mediante tramezzature in materiale misto ovvero collocati all’interno di ambienti destinati ad uso diverso (la camera da letto di un operaio era realizzata in un servizio igienico).

Nelle ultime settimane le indagini hanno subito un importante sviluppo: in fase di aggiornamento del quadro accusatorio, è stato appurato che l’imprenditore occulto – tramite due nuove ditte nel frattempo subentrate alla precedente, gestite con le medesime modalità ed anch’esse intestate a prestanome – aveva riconvertito la propria attività manifatturiera verso la produzione di mascherine facciali, per conto di una società di Prato riconducibile a due fratelli di origine cinese ben radicati nel territorio.

Quest’ultima azienda, normalmente operante nel settore dell’abbigliamento e temporaneamente dedita alla produzione di dispositivi medici, è risultata rifornire – in rilevanti quantitativi – la Regione Toscana (tramite ESTAR), il Dipartimento della Protezione Civile nonché importanti catene private della grande distribuzione ed altre imprese.

Le indagini sono state quindi estese ai contratti stipulati con i due Enti pubblici – alcuni ancora in corso di esecuzione – che prevedono la fornitura di 93 milioni di mascherine alla Protezione Civile e di 6.700.000 ad ESTAR, a fronte di corrispettivi, al netto dell’IVA, pari a circa 41.800.000 e 3.200.000 Euro.

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Per la produzione dei predetti dispositivi medici, la società pratese si è avvalsa – quali contoterzisti, subappaltatori occulti – di 28 ditte individuali di confezioni del comprensorio, riconducibili a soggetti di etnia cinese, tra le quali quelle in precedenza investigate. Tutte sospettate – a fattor comune – di analoghe criticità circa il modo di operare, quanto meno in termini di impiego di mano d’opera “a nero” e violazioni delle norme che regolano la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Tuttavia, la predetta società avrebbe falsamente dichiarato ad ESTAR – nel Documento Gara Unico Europeo (D.G.U.E.) acquisito dagli investigatori – l’assenza di sub-appaltatori, in quanto consapevole presumibilmente del fatto che le ditte cinesi incaricate non erano in possesso dei requisiti fissati dal Codice degli Appalti.

Falsa sarebbe anche la dichiarazione circa l’inesistenza di pendenze con il Fisco, conditio sine qua non per poter contrattare con la Pubblica Amministrazione.

Oltre a ciò, è stato rilevato che l’Istituto Superiore di Sanità – precedentemente interpellato a norma di legge dalla società pratese nella prima fase emergenziale – aveva espresso, in ragione della mancata rispondenza ai requisiti previsti, parere non favorevole alla produzione e commercializzazione di mascherine che, ciò malgrado, sarebbero state poi comunque cedute alla stessa ESTAR.

Sono in corso ulteriori accertamenti in ordine alle commesse ricevute dalla Protezione Civile. Tuttavia, al momento è già emerso che, a causa dell’impossibilità di far altrimenti fronte alle serrate scadenze di consegna, parte delle mascherine fornite non sarebbero conformi a quanto pattuito ed ai requisiti previsti per i dispositivi medici.

Le indagini, che proseguono a ritmo serrato, riguardano anche la posizione di due ulteriori società con sede nella provincia di Firenze, gestite da soggetti italiani ed in stretti legami di collaborazione con l’azienda pratese, destinatarie anch’esse di commesse da parte dei due citati Enti pubblici, nel cui contesto si sospettano analoghe criticità.

I reati complessivamente ipotizzati sono quelli di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina, violazioni alla sicurezza sui luoghi di lavoro, violazioni al codice degli appalti, frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato.

La Protezione Civile ed ESTAR (per conto della Regione Toscana), parti lese, stanno pienamente collaborando con l’Autorità Giudiziaria inquirente.

L’operazione di polizia giudiziaria è tuttora in corso.

I Finanzieri stanno procedendo al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, dei conti correnti e dei beni riconducibili all’azienda indagata ed ai suoi rappresentanti, fino alla concorrenza di 3.200.000 Euro circa, pari ai corrispettivi ricevuti da ESTAR nonché al sequestro dei macchinari in uso alle 28 ditte individuali subappaltatrici.

Inoltre, durante le perquisizioni sono stati finora complessivamente individuati, all’interno della quasi totalità delle ditte perquisite, ben 90 cittadini cinesi risultati clandestinamente presenti sul territorio dello Stato.

Sono stati sottoposti ad arresto anche 13 individui di nazionalità cinese, titolari di fatto o di diritto di imprese individuali, colti – perquisizione durante – nella flagranza del reato di impiego di manodopera clandestina, avendo ciascuno di essi alle proprie dipendenze più di tre lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno.

I Finanzieri si sono avvalsi della preziosa collaborazione fornita dalla Questura di Prato per la gestione ed il trattamento dei numerosi clandestini scoperti oltre che dell’ausilio del Comando Provinciale dei Carabinieri di Prato.

Nel corso delle operazioni odierne è stato inoltre eseguito il sequestro di milioni di mascherine, la cui consegna alla Protezione Civile era in programma nella giornata di domani. Sequestrati inoltre numerosi macchinari non a norma ed oltre 75.000 Euro in contanti.