REGGIO – Amministrative su e giù dai palchi: un occhio ai candidati

Manca poco alle urne, ed i candidati chiudono esprimendo il massimo della verve nei teatri di Piazza Castello (Minicuci), Piazza Duomo (Falcomatà, Angela Marcianò e Tortorella con Patto Civico), Piazza Camagna (Fabio Foti per M5S) e Piazza De Nava (Klaus Davi).

Iniziamo dal primo cittadino. Trema la terra sotto le poltrone e l’adrenalina scatena acume e inventiva: dopo anni di chiacchiere,  per Falcomatà è tempo di rimboccarsi le maniche e passare dalle parole alle parole.

Il tema dei temi è quello dei rifiuti. In mancanza di un tappeto idoneo, il sindaco meno gradito d’Italia posiziona, per il momento, cinque anni di polvere (e spazzatura, e tanto, tanto degrado urbano) sotto un post-it: “aumentare il misto rispetto alla differenziata ed attivare la discarica a Melicuccà “. Ma per l’amministratore uscente, la colpa comunque è della Regione, che boicotterebbe il Comune per impedire alla altrimenti perfetta macchina della pulizia (vedi vicende AVR e mancati stipendi) di annientare la carica batterica  ereditata dalle amministrazioni precedenti. Piccolo escursus: ai tempi di Oliverio, la colpa per Falcomatà, era di Oliverio. Ma anche Oliverio rimproverava Falcomatà di avere gestito male l’aspetto rifiuti. Complotto?

Il baratro del bilancio. Sul fronte del disavanzo il primo cittadino individua, nascosti in un angolino, 6800 evasori: la soluzione potrebbe essere impiegare in servizi di pubblica utilità chi non può pagare? La proposta pare buttata lì a cavolo per scherzare, ma Falcomatà è serio. Certo si potrebbe metterli ad amministrare, colmando il vuoto del Comune.
Comunque l’inquilino di Palazzo San Giorgio rassicura l’elettorato: nessun aumento del debito da parte sua. Lo afferma anche Roberto Gualtieri, casomai fosse meglio credibile. In previsione, inoltre, ci sarebbero 200mln da parte del Governo.
Dopo la conquista del il piano di riequilibrio sarebbe, secondo questa tesi, anche”cancellato il debito”. Di diverso avviso, non solo Antonino Minicuci, che auspica, ma non crede molto nell’arrivo di quei soldi, che comunque non cancellerebbero gli oltre 470mln di disavanzo del comune, ma dal fronte politico opposto lo stesso Saverio Pazzano (La Strada) che commenta così il discorso del sindaco: “un artificio di parole ingiusto e menzognero ai danni dei reggini. “ .

Ma Falcomatà insiste: nessuna bugia è stata detta all’elettorato. Non si verifica l’antinomia del mentitore.

Alla fine di tutto il comizio dello già “svoltista” e “primaverista” un tempo distante dai campanilismi, pare ridursi a mera tifoseria da stadio tra nord e sud. Ammantarsi di una bandiera amaranto (ma non è una novità: chi ricorda la presunta trattativa con Moratti?) per sventolarla contro il barbaro venuto dal nord, nella fattispecie rappresentato dal melitese Minicuci. Il quale gli risponde da Piazza Castello con motto tipicamente celtico: passa pa’ casa.
Antonino Minicuci, non è, difatti, un mostro di retorica, nemmeno di mimica facciale. E neanche di filosofia platonica. Ma i conti se li sa fare, e quando si mette alla scrivania pochi gli tengono testa. Ci pensa la coalizione a coprire di elogi questo attempato, umile, capocciuto, e pragmatico burocrate capace di commuoversi. Al centro del suo programma “Servizi alla normalità, poi rilanciare la città”
Con quali risorse? “Fondi europei, deleghe per la città, importanti per turismo, agricoltura, formazione: così porteremo lavoro; difenderemo questa città da chiunque la attaccherà” “Non accetteremo più una riduzione di risorse inferiori a quelle che ci spettano in relazione alla popolazione, e faremo una battaglia per quanto riguarda la spesa storica: non accetteremmo più riduzione di somme per questo territorio, farò un coordinamento con tutte le città meridionali e se c’è necessita faremo un’azione forte all’interno dell’Ance e fuori, col Governo”.
Osserva Wanda Ferro (FDI) “Reggio deve essere amministrata e Minicuci è in grado di amministrare”. Nel suo pepato intervento, Francesco Cannizzaro (FI) dopo la sterminata invettiva contro i “sinistroidi” e l’elenco delle occasioni in cui l’opposizione ha dovuto colmare la carenza d’iniziativa della maggioranza (sull’Aeroporto per esempio) chiarisce che “Minicuci non è nordista, ma un calabrese che ha portato alta la bandiera dei calabresi e di Reggio ovunque è andato, realizzando in tempi record opere colossali”.
Il debito, lo ribadisce, è stato creato e non ereditato. Ma il dato sconcertante è che mentre chi lo ha preceduto aveva sgarrato  esagerando con le spese, non si capisce da dove provenga questo disavanzo.
Anche Angela Marcianò, sostenuta, oltre che dal nume Orfeo, anche da numerose bandiere MSI, taglia corto sul gruppo di Falcomatà : “compari e parassiti”, dice per esperienza vissuta l’ex-assessore che trascinò nel “caso Miramare” l’intera amministrazione. Quel processo (in cui tra l’altro la Marcianò è stata condannata) lo si ricorda, sta procedendo per via ordinaria. Nonostante Falcomatà faccia cenno ad un passato di illegalità rappresentato da Scopelliti.
Tanto gentile e tanto onesta pare. Bianca come una vestale, la splendida Angela Marcianò, sul palco, certamente ispira: Nino Cutrupi le dedica dei versi con un’idea di fondo: anche chi non la vota spera che vinca. Fuori da ogni ipocrisia: per un attimo, tutti, guardandola, hanno aderito al partito.
Tranne forse Klaus Davi, che in questi anni tanto clamore ha suscitato per gli spericolati attacchi ai boss della ‘ndrangheta. Il coraggioso funambolo della legalità, la dice in faccia anche alle “guardie”, rimproverando l’abbandono dello Stato ai commercianti, che devono essere aiutati se si vuole che qualcosa cambi. L’economia è in stallo per le continue richieste di pizzo. Oltre a ciò, secondo il noto massmediologo, la questione nettezza urbana, bisogna che venga portata sui tavoli nazionali.
Cesare Minniti
Contenuti video:
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