REGGIO – Laboratorio territoriale permanente di San Lorenzo e Condofuri

Il tentativo di eludere la Valutazione di incidenza ambientale ( VINCA) costituisce una aperta violazione della direttiva europea Habitat e delle disposizioni nazionali derivate , e se non si è trattato di scelta consapevole la legge non ammette ignoranza, a maggior ragione da parte di chi deve conoscere le caratteristiche del territorio che amministra. I più recenti sviluppi istituzionali dell’annosa vicenda relativa al lungomare di San Lorenzo hanno dimostrato che erano pienamente fondate le istanze della società civile, mossa dalla volontà di scongiurare le pesanti conseguenze ambientali e paesaggistiche del progetto fuorilegge concepito dalla locale amministrazione comunale. È importante ricordare l’ampiezza e la qualità della mobilitazione, e soprattutto la sua connessione con un processo epocale ormai di lungo periodo,  con quell’enorme laboratorio dell’innovazione che in tutto il mondo ha richiesto e preparato i mutamenti in corso delle istituzioni, dei sistemi politici e delle normative in materia ambientale.  La consapevolezza di abitare un pianeta sull’orlo della catastrofe e di appartenere a un’umanità entrata in una spirale autodistruttiva ha reclamato l’adozione di rotte e prospettive nuove per alimentare la speranza di un futuro vivibile.  Il caso specifico di San Lorenzo,  sul cui fragilissimo ecosistema  costiero incombeva una minaccia segnalata e contrastata da urbanisti, intellettuali di varia estrazione, artisti, associazioni ambientaliste e culturali (vedi https://www.corrieredellacalabria.it/regione/reggio-calabria/item/187585-sulla-sua-cattiva-strada-lappello-per-salvare-il-paesaggio-di-san-lorenzo/), si è  configurato come episodio di resistenza nei confronti del tentativo di svuotare  la carica innovativa  prodotta  dalla società e dalla politica sul grande tema della difesa e del recupero di ecosistemi e paesaggi. I contraccolpi degli scempi dei decenni passati hanno portato alla normativa vigente ( vedi il Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004 e il QTRP Calabria  del 2016), orientata a salvare il salvabile e a restaurare il restaurabile, avvertita come ostacolo da aggirare dall’ amministrazione comunale di San Lorenzo non più  in carica da pochi giorni. Certamente, purtroppo, non è questa la prima manifestazione  di ritardo culturale da parte del ceto politico, e non è neanche la prima occasione in cui il processo di cambiamento mostra il suo volto tormentato e tutt’altro che lineare, esposto com’è alle continue imboscate delle spinte involutive e delle risposte autoritarie. Se chi è chiamato ad amministrare un ente territoriale non raggiunge un’identificazione profonda col funzionamento delle istituzioni democratiche si muoverà,  come è accaduto in questo caso,  guidato dalla convinzione, magari inconsapevole, che non ci siano regole a cui ci si debba attenere e percorsi basati sulla partecipazione da promuovere e preferire. Altre esperienze in Calabria,  come quella che ha condotto alla salvaguardia delle dune di Giovino ( Cz), hanno fatto emergere la disponibilità diffusa a occuparsi di questo pianeta in modo intelligente, critico e creativo e l ‘efficacia delle “ minoranze attive” mosse da passione, slancio etico e consapevolezza della grave crisi ecologica da affrontare. Si è visto che nuovi parametri vanno applicati alle nuove e sempre più difficili circostanze, e l’effetto di risonanza di quello che è accaduto in un singolo punto può produrre risultati imprevedibili stimolando e confortando altrove l’ attivazione di energie  e forze sociali dello stesso segno. La costa di San  Lorenzo non verrà ulteriormente massacrata da un ettaro di asfalto impermeabile  e non diventerà una antiestetica  isola di calore di stampo autostradale: così dispone il Nucleo di valutazione espresso dal Dipartimento Ambiente della Regione Calabria,  che ha ridimensionato e stravolto con una serie di prescrizioni il progetto di lungomare del comune senza però poter mettere una pezza ai difetti genetici della procedura, avvitatasi ora al contrario in ulteriori contorsioni senza uscita, che impongono di ripartire da zero. Si attende anche l’esito del ricorso al Capo dello Stato, redatto dall’avvocato Angelo Calzone per conto di Italia Nostra. Ci sono insomma le condizioni per creare un luogo ameno, ricco di vegetazione pertinente, evitando di favorire l’erosione costiera: una relazione dell’ ISPRA,  alla quale rimandiamo  i lettori desiderosi di approfondimenti ( vedi “ La dinamica costiera a San Lorenzo “ qui : https://www.facebook.com/GruppoArcheologicoValleDellAmendolea ) raccomanda di non irrigidire ulteriormente un ecosistema già aggredito e di non ingombrare gli spazi da destinare al ripristino della fascia dunale per mantenere nel tempo la profondità e la bellezza della spiaggia, aumentando così l’attrattività turistica dell’area.

Laboratorio territoriale permanente di San Lorenzo e Condofuri

SERAC (Salvataggio e recupero animali Calabria)

Comitato  Salviamo la Scarpina – Soverato

Gruppo Archeologico Paolo Orsi – Soverato

Giovanni Miliè , presidente associazione Dune di Giovino (Catanzaro)