Trunca, tra le case d’amianto che ancora uccidono

Trunca, fraz. di Reggio Calabria, 3 luglio 2020

 

Una vittima per famiglia. E’ il bilancio, destinato ad aumentare, di quelle maledette case costruite interamente in amianto: pareti perimetrali, soffitto, pareti divisorie: erano gli anni del dopoguerra e la fibra d’amianto rappresentava il top dell’evoluzione ingegneristica.

I pannelli, economici ma dalle proprietà termiche e meccaniche eccezionali, potevano essere lavorati ed assemblati in maniera estremamente veloce, con un una tecnica simile al cartongesso. La scelta ideale, dato che una parte della popolazione di Trunca era stata travolta dalle alluvioni del ’53, rimanendo senza un tetto sopra la testa.

Fu così che dodici famiglie furono sistemate nei nuovi alloggi. Nessuno poteva allora sospettare quale trappola silenziosa si nascondesse tra quelle pareti. Ad una ad una, tutte le famiglie iniziarono ad essere colpite da casi di tumore, fino a quando non fu chiara la causa delle malattie e dalla sera alla mattina le abitazioni rimasero deserte. Un’atmosfera spettrale, si respira oggi visitando i tre volumi abbandonati di fretta con ancora mobilio e suppellettili presenti. Ma l’atmosfera è soprattutto insalubre, oggi più di prima. Le pareti, nel frattempo si sono sgretolate, i soffitti sono crollati e le superfici deteriorate rilasciano nell’aria gli agenti cancerogeni. Che si depositano a pochi metri, tutt’attorno, nelle residenze che circondano questa specie di cimitero d’amianto. Intere famiglie inalano notte e giorno le polveri. La preoccupazione, dunque, è comprensibile. Le testimonianze della gente che negli anni hanno assistito alla morte dei loro dirimpettai lasciano sgomenti, tanto più che nessuno è ancora intervenuto a bonificare l’area. La gente ha diritto alla salute, questo le istituzioni locali lo ripetono nelle loro visite, crescenti “specie in periodo di elezioni”, come commenta amaramente una ragazza del posto, lasciando però immutato il quadro desolante. Un anziano abitante di questi vicoli contaminati, non risparmiato, ma sopravvissuto al male, commenta l’ennesimo dei suoi problemi con un volto quasi sorridente. Una serenità incomprensibile, per quanti sono coscienti di avere un diritto alla salute e non accetterebbero con tanta filosofia di essere stati, di fatto, abbandonati ad un destino di sofferenza a causa della trappola, tutta statale, di questi alloggi popolari.

 

Cesare Minniti